Una benemerenza elargita a maggioranza dei presenti 

 di Raffaele Silvestri

L’ultimo consiglio comunale tenutosi ieri 30 dicembre ha conferito la cittadinanza benemerita al pediatra Salvatore Vendemmia, nonostante l’opposizione avesse richiesto una prudente e opportuna pausa di riflessione o, in mancanza, come dispone il regolamento, di votare separatamente la proposta di cittadinanza benemerita e quella onoraria. Mancava, infatti e in particolare, una sostanziale unità del civico consesso sulla concessione della benemerenza.  La proposta era giunta in aula con il voto favorevole di soli tre dei cinque componenti della competente commissione e nella precedente seduta il presidente del consiglio era stato costretto a rinviare la discussione per l’allontanamento dall’aula in segno di protesta della opposizione e anche di parte della maggioranza. L’avvenuto e sorprendente conferimento della cittadinanza benemerita al dr. Vendemmia ha provocato in città una forte reazione negativa, sulla considerazione che l’onorificenza avrebbe dovuto trovare non solo un sostanziale consenso tra gli aversani ma soprattutto in una pressoché concorde volontà del Consiglio comunale. Non è ammissibile riconoscere una cittadinanza benemerita da parte della sola maggioranza, con la  forza esclusiva dei suoi numeri e stante il chiaro dissenso dell’opposizione, costretta ad abbandonare l’aula per protesta. Non può in alcun modo giustificarsi una benemerenza concessa con siffatte modalità che, di fatto, è o appare come una semi-benemerenza, una benemerenza con lo sconto di fine anno o una benemerenza con riserva o in dissenso, e che per di più non trova nemmeno il generale consenso della città. Una conclusione del genere svilisce lo stesso riconoscimento e sminuisce, se non umilia, soprattutto lo stesso insignito. A proposito del quale, è bene chiarire che qui non si discute della persona, ma del metodo seguito, o, meglio, imposto, che, in definitiva e nella realtà, appare ispirato ad una protervia di una maggioranza finalizzata a soddisfare esigenze elettoralistiche e amicali (o, per dirla tutta, a manifestare gratificazione per l’assistenza “pediatrica” ricevuta dalla non occulta proponente del conferimento), indipendentemente dai meriti veri o presunti del destinatario dell’onorificenza. La decisione di questa maggioranza, che sicuramente sarà scritta nella pagina più nera del libro già nero di questa amministrazione e della stessa città di Aversa, dimostra ancora una volta la forte sproporzione e disarmonia tra società civile, ricca di molteplici espressioni ed eccellenze, e la classe politica che ci sta governando. La quale, per quanto sinora ha fatto, ma maggiormente per quello che fino ad ora non ha fatto ma che avrebbe dovuto fare, appare molto simile ad una cupola di affiliati a carrozzoni guidati da spregiudicati personaggi interessati solo alla gestione dei propri interessi e perennemente esposti alla tentazione di Giuda. Si obietterà: ma questo è il bello della democrazia, questa è la sua legge. No, questo è il brutto, il peggiore aspetto della democrazia, tanto è vero che, proprio per evitare derive analoghe a quella consumatasi in questa occasione, in tutto il mondo si discute su innovative articolazioni e dinamiche dell’attuale sistema democratico. Si vuole, tra l’altro, proprio evitare che, così come spesso applicato e praticato, legittimi formalmente anche la politica un po’ volgare, un po’ comica o mossa solo da interessi personali e lobbistici, che è proprio quella che questa maggioranza ha messo in vetrina con la sua discussa e discutibile decisione. Una decisione, peraltro, che, nel significativo abbandono dell’aula da parte dell’opposizione, è stata pittorescamente definita dal presidente del consiglio comunale Giovanni Innocenti approvata “all’unanimità dei presenti”. Ne è seguito, purtroppo, nel deprecabile deserto di una auspicabile democrazia partecipata, anche uno scrosciante applauso della maggioranza a sé stessa, invece del dignitoso silenzio dell’imbarazzo e dell’intima vergogna.