Per festeggiare l’ultimo Consiglio comunale sono volati tavoli, sedie e suppellettili accompagnati da epiteti da caserma

L’ultimo Consiglio comunale ha alzato il sipario sullo sconcio retrobottega della eterogenea  maggioranza che con la sua Giunta (s)governa Aversa. Sinora il sindaco Matacena, nella sua strumentale e poco credibile visione ecumenica e conciliante, aveva tratteggiato le eccellenti qualità della maggioranza e della Giunta che aveva nominato e che, esaltandone anche le competenze tecniche e politiche, aveva definito di “alto profilo”! E’ assai probabile, se non sicuro, che da ieri abbia cambiato idea e abbia rinnegato il suo complessivo giudizio elogiativo (nel quale, probabilmente, anche per le imposizioni ricevute, non credeva neanche lui).

Questa la sintesi dell’accaduto. Nella fase finale del Consiglio comunale di ieri viene messa in discussione una variazione di bilancio, già approvata all’unanimità in Giunta, relativa ad un progetto di quasi tre milioni di euro per la ristrutturazione di scuole, strade e verde. In quel momento il presidente del consiglio Giovanni Innocenti comunica all’aula che risulta presentato un emendamento firmato da – addirittura – nove consiglieri della maggioranza. All’annuncio, Matacena, che era stato messo all’oscuro dell’emendamento, ripone il suo sorriso di ordinanza, si rabbuia in viso e, intuendo che quell’emendamento rappresenta una vera e propria dichiarazione di sfiducia nei suo confronti, chiede una sospensione di cinque minuti. Nella stanza adiacente all’aula si ritrovano tutti: sindaco, presidente del consiglio e maggioranza e qualche componente della giunta. Le urla, gli improperi, le accuse e gli epiteti da caserma trafiggono le pareti, che iniziano perfino a tremare quando incominciano a volare tavoli, sedie e suppellettili varie. La componente femminile è quella che maggiormente si fronteggia e si accapiglia. Di fronte ad uno spettacolo degno di un ring di wresteling, il povero e ignaro Matacena è costretto ad alzare la voce e a minacciare le dimissioni; anzi a preannunciarle per la conferenza stampa che avrebbe convocato l’indomani. Tra urla, spintoni e minacce di vario taglio e consistenza, i nove ribelli, verosimilmente capeggiati dal silente Innocenti, che aveva taciuto la presentazione dell’emendamento, , nel solo ipotetico timore di dimissioni del sindaco (del tutto inverosimili), e quindi del loro ritorno a casa, ritirano l’emendamento che aveva scatenato quella guerra guerreggiata. La quale, con il suo momentaneo armistizio, vede ora (politicamente parlando) sfiduciati, incazzati, feriti piangenti, morti e morenti.  Quale sarà l’esito di questa vicenda? Questo il commento espresso in Consiglio da Adele Ferrara, combattiva consigliera della maggioranza: signori,  siamo alla frutta!

Il significato, politico e no, della vicenda è molto chiaro: alleanza, stipulata all’insaputa e contro il sindaco, tra zanniniani , appartenenti alla truppa saglioccana e qualche cane sciolto  per vedersi assegnati maggiori fondi da gestire. Il tutto orchestrato da Innocenti, che ormai si propone come vero sindaco o sindaco-ombra, in sostituzione e/o in competizione con Matacena. Quest’ultimo, al momento sembra aver preso una certa distanza dal gruppo zanniniano in cui si era imbrancato per essere eletto.  Infatti, ora  nutre il timore di essere troppo accomunato alla figura del consigliere regionale Giovanni Zannini, visto che il mondragonese da mesi è coinvolto in vicende giudiziarie tuttora in corso e con sviluppi che non escludono alcuna conclusione finale.

Va comunque sottolineato che, pur di vedersi assegnati maggiori fondi, il gruppo dei nove  cospiratori  si è disinteressato del fatto che il loro emendamento avrebbe messo in pericolo l’assegnazione alla città di quei tre milioni. Insomma, il loro, è stato uno spregiudicato  gioco d’azzardo per tentare di gestire più soldi e potere, disinteressandosi delle sorti della città.

Naturalmente, nella conferenza stampa di oggi non è comparsa nemmeno l’ombra delle preannunciate dimissioni. Tutto al momento si è risolto a tarallucci e vino.  E’ convinzione comune che Matacena   potrebbe scollarsi dalla poltrona (forse) solo con l’intervento dei carabinieri a cavallo supportati dalla guardia di finanza attrezzata con mezzi cingolati e con una potente gru di sollevamento. Inoltre, il sindaco è più che mai convinto che l’arma della sola minaccia di dimissioni rappresenti per lui una vera assicurazione, anzi un colpo in canna che potrà garantirgli la poltrona,  perché la sua maggioranza ha il sacrosanto terrore di tornare a casa, specie in previsione delle imminenti elezioni regionali nelle quali spera di giocarsi (mercanteggiare ?) il proprio ruolo.

Comunque, resta da segnalare come l’intera vicenda testimonia ancora una volta che il consenso della coalizione che sostiene Francesco Matacena è inversamente proporzionato ai suoi appetiti e che gli interessi di gruppi e gruppetti sono costantemente preminenti su quelli generali della città. 

 Ultima notazione. Per non svilire ulteriormente l’Istituzione e per non indurre nei cittadini una ancora maggiore sfiducia nella politica, ma anche per un certo pudore, si ritiene di non pubblicizzare gli irripetibili epiteti che sono volati in quella stanza.