ll “Maggio dei Monumenti” nella città delle erbacce, del degrado e della vergogna

ll “Maggio dei Monumenti” nella città delle erbacce, del degrado e della vergogna

La sala “Caianiello”, battezzata “Casa della cultura”, oggi somiglia più al set post-atomico di un film a basso costo che a un presidio civile di incontri e di conoscenza. Già ferita un mese fa, in questa settimana, nonostante i molteplici allarmi di cittadini e politici, è stata definitivamente massacrata da una raffica di raid vandalici che l’hanno trasformata in un rudere con le luci accese. E questa non è soltanto la cronaca di un edificio devastato: è la radiografia perfetta di una città in stato vegetativo, dove persino l’idea stessa di cultura giace abbandonata come il solito materasso che siamo abituati ad “ammirare” ai margini di molte strade. Perché una città che non riesce a proteggere i propri beni pubblici, che non garantisce sicurezza, pulizia, ordine e neppure i servizi essenziali, non dovrebbe nemmeno pronunciare la parola “cultura” senza arrossire. Qui manca tutto: igiene, manutenzione, controllo, decoro, autorevolezza. Ma in compenso abbonda la propaganda falsa e spocchiosa. Quella sì, cresce rigogliosa come le erbacce attorno ai monumenti cittadini e l’immondizia  nelle strade e nei vicoli. E infatti, mentre la città cola a picco tra degrado e abbandono, qualcuno continua a fantasticare sulla candidatura a “capitale della cultura”. Un po’ come candidare una barca bucata alle Olimpiadi della vela. Per dare l’impressione di essere operativi, ecco allora il mirabolante “Maggio dei Monumenti” inventato dal sindaco Franco Mata-cene e dall’assessore alla cultura e annunciato con i soliti squilli di tromba: nome altisonante, risultato tascabile, reazioni grottesche. Perché, a quanto pare, consisterebbe in una visita guidata di un solo giorno. Dunque più che “Maggio dei Monumenti”, sarebbe corretto chiamarlo “Il Sabato dei Monumenti”, o magari “l’oretta scarsa del patrimonio”.Sarà interessante vedere il percorso turistico civico. Magari con tappa serale al monumento a “Cimarosa”, possibilmente all’imbrunire, quando ai piedi della statua compare puntualmente il giaciglio notturno del clochard di turno, perfettamente integrato nella giungla ornamentale di sterpaglie e vegetazione spontanea. Un’esperienza immersiva, potremmo dire: il visitatore non guarda il degrado, lo vive.Poi  forse si passerà alla villa comunale, dove la cassa armonica corrosa dalla ruggine, ricca di scritte e disegni colorati e con il parquet divelto sembra reduce da un bombardamento navale, mentre il vicino monumento a Pietro Rosano, sporco e illustrato fino al volto da scarabocchi osceni, offrono un prezioso esempio di “street art involontaria”. E perché non includere anche la non lontana casa di “Cimarosa”, ridotta ormai a metafora architettonica dell’abbandono amministrativo? Un luogo dove persino i fantasmi, probabilmente, hanno cambiato residenza. Infine il gran tour nel centro storico: slalom tra buche, cumuli di rifiuti e relativi olezzi, automobili parcheggiate sui marciapiedi con l’arroganza di chi sa benissimo che nessuno controllerà mai nulla. Più che una passeggiata culturale, un corso avanzato di sopravvivenza urbana con obbligo di scarpe antinfortunistiche. E qui conviene fermarsi, perché continuare ad elencare significherebbe trasformare questo articolo in un atroce bollettino di guerra civile.Sindaco Mata-cene e assessore alla cultura davvero ritenete che questo scenario possa sostenere la candidatura della città a capitale della cultura? Davvero pensate che basti inventarsi uno slogan, una locandina, annunciare contatti con misteriosi impiegati ministeriali, fare il solito comunicato di immaginifiche velleità e organizzare una passeggiata domenicale per nascondere due anni di incuria, degrado, improvvisazione e incapacità amministrativa?La cultura non è una fascia tricolore da esibire nelle conferenze stampa o nelle manifestazioni o da indossare sul pigiama quando si va a letto per confermare a se stesso di averla conquistata. È tutela, decoro, identità, rispetto dei luoghi e delle persone. E quando una città lascia marcire i propri simboli, smette automaticamente di potersi definire civile.Provate a girare a piedi  per le strade e a sentire i commenti feroci dei cittadini che stanno anch’essi “marcendo” per responsabilità di questa amministrazione che a detta di tutti è la peggiore dal dopoguerra.

Perciò, con il massimo rispetto istituzionale possibile davanti a questo spettacolo: ma fatemi il piacere! Vergognatevi!