Dal Vaffa-day alla poltrona: il grande salto dell’ipocrisia.Antonio Mottola, traditore del mandato elettorale: da 5 Stelle a stampella di Franco Matacene

C’è chi entra in politica per servire i cittadini. E poi c’è chi ci entra per servire se stesso ,per sistemarsi.
Il consigliere comunale Antonio MOTTOLA, eletto con i 5 Stelle e che oggi si scopre improvvisamente “moderato” e trasmigra alla corte del consigliere regionale Giovanni Zannini, incarna perfettamente la figura del trasformista senza vergogna.
Un tempo l’ormai ex 5 stelle urlava contro il sistema, contro le “porte girevoli”, contro i giochi di palazzo. Oggi si infila proprio in quella porta, strisciando silenziosamente dall’opposizione alla maggioranza, rinnegando ogni singola parola detta in campagna elettorale.
Un vero e vergognoso tradimento politico, un calcio in faccia agli elettori che lo avevano scelto come opposizione, come argine al potere, non come nuova stampella del sistema Zannini-Matacene.  Mottola ha vergognosamente tradito la fiducia di chi ha votato per una voce fuori dal coro e si ritrova oggi con un rappresentante che canta nel coro… di chi comanda.
Ma non c’è da stupirsi. Quando entra in gioco l’orbita di Zannini – regista e artefice fi molte “cose “, ma anche di transumanze politiche – la coerenza e la dignità si sciolgono come neve al sole, e anche il più acceso “grillino” si scopre improvvisamente centrista, moderato, “istituzionale”, ma anch’egli sacerdote della “pagnotta” pronta o di quella che gli hanno promesso che uscirà dal forno del clientelismo.
Un miracolo degno di Lourdes, ma con molto più interesse personale e meno fede.
E allora diciamolo chiaro: chi cambia casacca così, senza nemmeno passare dalla dignità di dimissioni e nuove elezioni, non è un politico. È uno spregiudicato opportunista.
Chi si fa eleggere con una bandiera per poi sventolarne un’altra alla prima occasione utile per lui non merita rispetto, ma disistima, spregio e scherno.
Il tradimento di Mottola non è altro che l’ennesima manovra per rafforzare un potere che si alimenta non con il consenso vero, ma con la cooptazione e le promesse della peggiore prima Repubblica.
Questo scivolamento silenzioso dell’amministrazione Matacene verso il più bieco trasformismo va denunciato con forza. Gli aversani hanno il diritto di sapere chi li rappresenta davvero… e chi li ha traditi. Gli aversani non possono e non devono dimenticare e al prossimo appuntamento elettorale – perché prima o poi si vota – presenteranno il conto.