C’è modo e modo di chiudere un consiglio comunale. E poi c’è quel modo…

C’è modo e modo di chiudere un consiglio comunale. E poi c’è quel modo…

Ieri sera, mentre le lancette dell’orologio stavano per toccare la mezzanotte – quell’ora magica in cui anche i regolamenti comunali iniziano a sbadigliare -, l’aula consiliare sembrava ormai pronta alla resa: fogli sparsi, microfoni stanchi, consiglieri con lo sguardo perso tra l’ultimo emendamento e il primo sogno.

Ma proprio quando tutto lasciava presagire una chiusura ordinaria accompagnata dal solito  “buonanotte a tutti” pronunciato con voce spenta… ecco il colpo di scena.

Prende la parola lei. La consigliera Federica Turco, la prezzemolina, consigliora e pupilla del sindaco Mata-cene. L’atmosfera cambia. Qualcuno drizza la schiena. Qualcun altro smette di sbadigliare, qualcun altro ancora finisce di pulirsi dalla cenere che si era cosparsa in testa per chiedere perdono e qualche residuo di pubblico percepisce che sta per succedere qualcosa. E infatti succede e, subito, con circospezione, si accendono immediatamente i telefonini per ritrarre la scena e trasmetterla in diretta.

Con un tempismo degno dei migliori palcoscenici, scocca la mezzanotte. E lì, tra delibere, mozioni e verbali, nasce un momento che nessun ordine del giorno avrebbe mai potuto prevedere. La consigliera Turco, con grazia teatrale e un pizzico di audacia, trasforma l’aula in un set d’altri tempi. E come novella Marilyn Monroe – copyright  del sito “Aversa selvaggia”- intona i suoi vibranti auguri di compleanno a Franco.

Non un semplice “tanti auguri”. No. Sarebbe stato troppo facile. Qui siamo nell’arte performativa amministrativa. Una dichiarazione che galleggia tra il pubblico e il privato, tra il protocollo e il siparietto, tra il serio e il decisamente meno serio.

Mata-cene? Colto alla – ben recitata –  sprovvista, per un attimo il suo volto, dietro il sorriso di ordinanza, tradisce un’espressione che oscilla tra il finto imbarazzo istituzionale e il vero divertimento umano. Un equilibrio difficile e delicato, degno di chi deve (dovrebbe) governare una città, ma anche sopravvivere a una serenata a mezzanotte in diretta consiliare e in diretta cittadina.

I consiglieri? Divisi come sempre, ma per una volta non su un voto: c’è chi trattiene a stento una risata, chi si esprime con risatine significative, chi applaude, chi finge di controllare carte inesistenti pur di non incrociare sguardi complici. Gli assessori? Compiaciuti, ma qualcuno  con una punta di “invidia” e la segreta “speranzella” di fare breccia anche lui nel cuore del sindaco. Comunque, appariva prevalente la felicità di tutti di avere anche questa volta saltato il fosso e di avere scongiurato il ritorno a casa. Innocenti ? Malgrado il rospo ingoiato che gli stava devastando lo stomaco, metteva in mostra il solito sorriso.

E così, tra un sorriso sincero, finto o forzato o di convenienza, e un colpo di scena, il consiglio comunale si chiude. Non con una votazione, non con una polemica, ma con un momento destinato a entrare negli annali non ufficiali della politica locale: quelli raccontati il giorno dopo al bar, con il caffè in mano e la frase “tu non c’eri, ma sapessi…ieri notte…”

Perché alla fine, tra bilanci, mozioni e discussioni infinite, anche la politica – ogni tanto –  si concede un fuori programma. E quando succede, beh… vale decisamente la pena restare fino a mezzanotte con il telefono acceso e godersi i filmini.

Caro Francolino, da parte nostra, molto volentieri ti facciamo i nostri sinceri auguri di buon compleanno  e, naturalmente,  non con un Happy Birthday, ma con un  provinciale  ma verace e beneaugurante  “ Francù, ‘u rieste ‘e cienti”!

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