Aversani giardinieri,

Aversani giardinieri, amministratori fantasmi: potature civiche, amministrazione recisa. Città curata dai cittadini, abbandonata da chi governa. Che vergogna !

 Nei giorni scorsi, i social ci hanno informato che gruppetti di volenterosi, con zappette, guanti e pazienza infinita, hanno lavorato per potare, ripulire da erbacce e rifiuti, piazze, aiuole e il parco Pozzi.  C’è qualcosa di tenero, quasi commovente, nel vedere cittadini armati di cesoie e buona volontà trasformarsi in giardinieri improvvisati. Scendono in strada, puliscono, falciano, tagliano rami, raccolgono ciò che l’incuria ha lasciato marcire. Un gesto nobile, certo. C’è solo da esprimergli gratitudine e da ringraziarli.

Ma non confondiamo il senso civico con la normalizzazione dell’assenza istituzionale. Perché qui non siamo solo davanti a un esempio virtuoso. Siamo, soprattutto,  davanti alla certificazione pubblica dell’inadeguatezza amministrativa. Sotto questa cartolina edificante si nasconde una verità indecorosa: siamo in presenza di un atto di supplenza. E quando i cittadini devono supplire, significa che qualcun altro ha smesso di fare il proprio lavoro, o non ha la capacità di farlo. Se i cittadini sono costretti a sostituirsi all’amministrazione, in realtà siamo davanti a una resa: una resa silenziosa, mascherata da partecipazione. È il trionfo del “fate voi”, elevato a modello amministrativo. E allora sorgono spontanee alcune domande. Il sindaco Mata-cene dov’è? Perennemente assente perché impegnato a celebrare i quotidiani riti cerimoniali? L’assessore al verde dov’è? Sta forse studiando botanica per corrispondenza? E il consigliere ausiliario “delegato”, figura quasi mitologica di cui si ignora l’origine e la legittimità, a cosa sarebbe stato delegato esattamente? A fornire le forbici ai volontari o a osservare mentre altri lavorano e a inviare selfie?

E allora, ringraziamo i cittadini, certo. Ci mancherebbe altro. Ma non si può tollerare un sistema in cui l’ordinario diventa straordinario e la manutenzione pubblica si trasforma in hobby domenicale. Perché una città che sopravvive grazie ad un volontariato del genere non è una città virtuosa. È una città abbandonata e amministrata male, dove chi governa ha trasformato l’incapacità in metodo e l’assenza in prassi.

E allora, ancora grazie ai volenterosi. Però il conto, prima o poi, ma più prima che poi, va presentato a chi avrebbe dovuto evitare tutto questo e ha scelto, invece e ancora una volta, di non esserci.