Sinfonia dell’abbandono in do maggiore: andante triste, molto triste

A nessuno sarà sfuggita la foto pubblicata l’altro giorno da “Il Mattino”, la quale ritrae un clochard -poverino!- che, ai piedi della statua di Cimarosa (piazza Mazzini-Ferrovia), si prepara il giaciglio per la notte tra erbacce lasciate crescere con più cura di qualunque spazio pubblico. Una protezione completa: il Maestro per lo spirito, la vegetazione per il corpo e l’assenza totale delle istituzioni a fare da cornice.

Ah, la poesia urbana: il nostro Domenico Cimarosa trasformato in custode notturno di fortuna, tra sinfonie immortali ed erbacce lussureggianti lasciate al libero arbitrio della botanica selvaggia. Altro che “Matrimonio segreto”: qui siamo alla tragicommedia municipale, dove il sipario non cala mai perché nessuno si prende la briga di tirarlo giù, mentre pupi, marionette, maschere e comparse si agitano smarriti sul palco del potere: parlano ma non sanno nemmeno in quale scena si trovano.

E mentre il clochard si sistema con più dignità di quanta ne dimostri l’arredo urbano, a poco più di un kilometro resistono eroicamente i reperti archeologici che giacciono all’angolo di via Seggio, di fronte al palazzo Sagliano.

Una mostra permanente del degrado: detriti edilizi, plastica vintage e una piantina defunta che meriterebbe una targa commemorativa. Sono ormai diventati l’emblema d’abbandono della città. Hanno compiuto un anno di permanenza fissa. Ne abbiamo qualche giorno fa festeggiato il compleanno, insieme a quello del sindaco Mata-cene: più che incuria, qui siamo davanti a una residenza stabile riconosciuta d’ufficio.

Poi, oggi, arrivano il sindaco Mata-cene e l’assessore al verde Iolanda dello Margio, cantori istituzionali e narratori cinguettanti di una città che esiste solo nei loro comunicati: “città partecipata, vivibile, solidale”. Parole che, a forza di essere ripetute, hanno perso qualsiasi significato: slogan pubblicitari di un prodotto che nessuno ha mai visto sugli scaffali. Più che partecipata, sembra una città abbandonata al fai-da-te; più che vivibile, resistente per inerzia. Più che solidale, incazzatissima. Quando si continua a descrivere come eccellente ciò che è palesemente trascurato, non si sfiora il ridicolo…lo si abita stabilmente, come quei rifiuti all’angolo di via Seggio.

E l’idea geniale dell’adozione delle aiuole e dei parchi che, sempre oggi, hanno lanciato Dello Margio e Mata-cene? Un capolavoro di ribaltamento: il cittadino che paga, segnala, sopporta… e ora dovrebbe pure sostituirsi a chi è stato eletto per occuparsene. A questo punto, vista l’assenza forzata dell’ex consigliere regionale Giovanni Zannini, già tanto caro ai suoi ex devoti sindaco e compagnia amministrante, manca solo il sorteggio per assegnare anche le poltrone in giunta.

No, davvero: più che adottare le aiuole, qui bisogna chiedere l’urgente adozione degli amministratori. Magari da parte di qualcuno che insegni loro l’abissale differenza tra amministrare e declamare, fra spettacolo e realtà, tra bisogni e slogan.