C’era una volta la vivibilità. Ad Aversa, oggi, è un reperto archeologico che forse giace sotto una buca stradale, soffocata dai miasmi dei rifiuti non raccolti, oppure bloccata nel traffico perenne che paralizza la città a ogni ora del giorno. Respirarla è diventato un lusso:l’aria è irrespirabile, ma tranquilli, nessuno sembra accorgersene. O forse sì, ma conviene far finta di niente. Le strade? Un percorso a ostacoli degno di un rally africano. Le scuole? Fredde, letteralmente e metaforicamente: non riscaldate, come se il diritto allo studio potesse andare in letargo o essere esercitato solo con l’aiuto di una coperta o di un “bel cappottino”, come suggerito dal consigliere Giglio, il delegato ai termosifoni. Al quale ci permettiamo di dare una dritta. Anni fa furono acquistati dal presidente Giovanni Innocenti, allora assessore all’istruzione, ben 300 (trecento) condizionatori per una spesa di 90.000 euro. Quei condizionatori – come sa bene Giglio, noto esperto del ramo, emettono anche aria calda – che fine hanno fatto ? Furono impiantati? Dove si trovano ? Sono stati manutenuti ? Funzionano? E se funzionano perché non vengono usati per evitare bronchiti e geloni ai nostri studenti in attesa della mitica riattivazione dei termosifoni?
Tornando alla vivibilità, l’emergenza rifiuti è ormai una consuetudine, una tradizione locale più stabile di qualsiasi piano di raccolta. I cumuli di immondizia fanno parte del paesaggio, sono il nostro skyline, inteso come profilo urbano. E mentre la città affonda, la movida selvaggia imperversa, senza controlli, senza regole, senza rispetto, malgrado l’opera del consigliere Raffaele Oliva, sedicente delegato al settore, di cui è anche un apprezzato operatore. Insomma, un far-west urbano dove l’assenza delle istituzioni è più rumorosa di qualsiasi schiamazzo notturno.
Ma non finisce qui. Perché Aversa non è solo vittima del degrado materiale, bensì di quello politico. Conflitti di interessi che si incrociano come in un gioco di specchi; deleghe informali distribuite con generosità non per merito ma per quieto vivere; consiglieri “rabboniti” come clienti scontenti; neoassessori di cui si ignora la presenza e l’opera ; cambi di casacca diventati una disciplina olimpica, e solo sui quali si regge l’amministrazione; gestione politica del Comune saldamente nelle mani di figure estranee al territorio e lontane anni luce dai problemi reali dei cittadini. Le promesse elettorali? Tutte rigorosamente disattese. Un catalogo di illusioni vendute a caro prezzo e ritirate subito dopo il voto.
In questo panorama, è mai possibile che nessuno avverta la dignitosa esigenza di tornarsene a casa?