Il Sindaco Cetto La Qualunque

Il sindaco Cetto La Qualunque

 

La designazione del consigliere comunale Francesco Di Virgilio a rappresentare Aversa nel Consiglio generale dell’“Area di sviluppo industriale” è, se ve ne fosse ancora bisogno, la ennesima conferma della caratura politica (?) del sindaco-personaggio Franco Mata-cene. Dopo avere affermato la rigorosa primazia della meritocrazia, è ricorso ad un’altra ”matascenata“. Ha predisposto (per finta, pur essendo una nomina fiduciaria) un avviso pubblico per scegliere il rappresentante “idoneo” all’interno dell’A.S.I. e poi, come ampiamente previsto da tutti, ha prescelto il consigliere comunale Francesco Di Virgilio: colui che, in cambio, con la sua presenza e il suo voto in Consiglio comunale dovrà assicurare al sindaco la stabilità della   maggioranza che lo mantiene in carica.

Ma, proprio a proposito dell’avviso pubblico, c’è da registrare che qualche gola profonda avrebbe rivelato che molte richieste giunte in Comune non sarebbero state riportate nell’elenco degli aspiranti alla carica. Ad ogni modo, non si può negare, senza, naturalmente, togliere meriti e capacità a nessuno, che, data la materia da affrontare all’interno dell’Asi, sarà stato molto difficile, almeno sulla carta, escludere un tecnico come il commercialista Raffaele De Gaetano, anch’egli pronto a ricoprire quella carica. Evidentemente, Mata-cene ha preferito “battere i tacchi” e assecondare la richiesta di un militare di carriera come il maresciallo Di Virgilio.  

Mata-cene, dunque, ora si regge sulla poltrona solo grazie a due “salti della quaglia”: quello di Antonio Mottola, volato via dai 5 stelle e quello dei Francesco Di Virgilio, alzatosi anch’egli in volo dal nido dello schieramento di “Forza Azzurra”, attualmente all’opposizione perché privato di un suo rappresentante in giunta. Ambedue i “pennuti” sono infatti atterrati sulle braccia allungate da Mata-cene.

 Il sindaco, così, ha ancora una volta risolto le sue difficoltà come avrebbe fatto Cetto La Qualunque, il suo modello e ispiratore. La straordinaria somiglianza fisica con Cetto La Qualunque – il famoso personaggio politico interpretato dall’attore Antonio Albanese – non è più una battuta o solo una questione di identici lineamenti di quest’ultimo con Franco Mata-cene: è una diagnosi politica riscontrata da un atteggiamento dell’anima, da una postura morale da equilibrismo permanente  e da una stessa mimica, stesso lessico, stessa filosofia di fondo: restare seduti sulla poltrona  a qualunque costo, costi quel che costi.

La bussola politica di Mata-cene, al pari di quella di Cetto La Qualunque, non indica il Nord, ma la poltrona. Ogni decisione nasce da un unico, nobile principio: “basta che non mi sfiducino”. Così oggi è fermamente favorevole, domani convintamente contrario e dopodomani stupito di essere mai stato interpellato su un certo argomento e di essersi espresso. Se qualcuno gli fa notare l’incoerenza, lui annuisce   rispondendo: “È proprio quello che stavo per dire anch’io, ma in modo diverso”. Concede tutto con generosità francescana: a ciascuno la sua promessa, personalizzata, non cumulabile con quelle fatte agli altri. Promette tutto, il contrario di tutto e, per sicurezza, anche una terza versione che smentisce le prime due. Ai cittadini parla da riformatore integerrimo, ai consiglieri da mediatore comprensivo e fintamente paterno, agli oppositori da alleato potenziale in attesa di tempi migliori. I cambi di casacca, un tempo – quello della campagna elettorale – suo anatema morale, oggi vengono da lui accolti con braccia sollecitatorie, sorrisi larghi e spiegazioni nobili: “conta il bene della città”, che per una curiosa combinazione coincide sempre e comunque con la sopravvivenza sua e della sua maggioranza provvisoria.

È un sindaco multitasking: riesce a sostenere tre tesi incompatibili nello stesso discorso, senza mai perdere il sorriso né il filo, perché il filo, semplicemente, non c’è. In fondo non governa, galleggia. Più che governare, amministra promesse e le distribuisce a pioggia, senza drenaggi e senza memoria, convinto che la città prima o poi si abituerà all’allagamento. E lo fa – gli va riconosciuto – con  l’abilità di chi sa aggrapparsi e mantenersi a qualsiasi salvagente, a chiunque questo appartenga. Mentre la città cerca una direzione, lui resta miracolosamente fermo: seduto, saldo, e pronto a promettere ancora, pur di restare lì. Proprio come Cetto La Qualunque, il suo illustre predecessore cinematografico, pronto a tutto pur di non tornare a casa, a concedere tutto pur di non cadere e, se necessario, a giurare di non aver mai promesso nulla.