Deleghe immaginarie e sorrisi istituzionali

Deleghe immaginarie e sorrisi istituzionali: il nuovo modello di governo cittadino

Nel nostro Comune pare sia nato un nuovo, rivoluzionario modello amministrativo: quello delle deleghe per auto-proclamazione o, in alternativa, per tolleranza silenziosa. Nessun atto scritto, nessuna firma del sindaco Franco Matacena, nessuna dichiarazione ufficiale, nessuna delibera. Basta svegliarsi una mattina, sorridere alle telecamere giuste, rilasciare un comunicato stampa  e dichiararsi, con disarmante naturalezza, “referenti e gestori del problema”.

Così il presidente del Consiglio comunale Giovanni Innocenti e il consigliere Raffaele De Gaetano, tra interviste, articoli e rassicuranti sorrisi smaltati e lucidati di fresco – veri testimonial di dentifrici istituzionali – comunicano con regolarità che sono loro a occuparsi dell’emergenza rifiuti e della riorganizzazione dell’igiene urbana. Parlano da delegati del sindaco Franco Matacena e lo fanno con tale convinzione da indurre chiunque a credere che un atto di nomina esista davvero. Ma quell’atto nessuno lo ha mai visto, né se ne hanno notizie. Non sarà mica stato scritto con inchiostro simpatico? O forse custodito in qualche cassetto segreto, insieme al manuale “Come amministrare senza assumersi responsabilità”? Loro, intanto, si presentano come delegati del sindaco, anche se – è bene ribadirlo – del provvedimento non esiste traccia né scritta né orale. Sarà forse finito nel sacco dell’indifferenziata?

La domanda, allora, è semplice, quasi banale: chi li ha incaricati, ufficialmente o ufficiosamente? Il sindaco? Con quale atto, quando, perché? C’è stata una delega orale, un ammiccamento complice, un’intesa “aumm-aumm”? Matacena non chiarisce e lascia che ognuno interpreti il ruolo che preferisce. Siamo dunque davanti a una occupazione spontanea di competenze altrui, nel silenzio generale, nella violazione di ogni regola e nell’opaca indifferenza e nello sconcertante silenzio di chi, invece, una delega assessoriale regolare ce l’avrebbe davvero e avrebbe il dovere di parlare e di chiarire. Oppure la sua funzione è puramente simbolica: una carica smerciata da “qualcuno” per attendersi “riconoscenza” e per dire che formalmente il ruolo è coperto? Ma allora, visto l’esproprio delle competenze dell’assessore, non sarebbe corretto sottrargli parte dell’indennità mensile e versarla a coloro che  quel ramo lo gestiscono davvero? O, per caso, questo già avviene? Sta di fatto che, l’assessore di fresca nomina è talmente silenzioso che è già evaporato e qualcuno dubita sia mai entrato in carica o, più semplicemente, che sappia di esserlo.

A questo punto sorge un sospetto: nel nostro Comune non esistono più deleghe, ma solo argomenti appetibili. Chi li intercetta per primo se ne appropria. Non importa se c’è già un assessore, un ufficio, una competenza definita. La parola d’ordine è una sola: visibilità. Ma allora la domanda non è più solo politica: è clinica. Chi governa davvero questo Comune? Se basta una dichiarazione alla stampa per diventare responsabile di un settore strategico, tanto vale abolire giunta, assessori e statuto. Risparmieremmo carta, soldi e parecchia dignità.

Nell’amministrazione Matacena, questo, infatti, non è un caso isolato. C’è anche quello del consigliere Raffaele Oliva, sedicente – ma non “certificato”-  delegato alla movida e al commercio, operatore proprio di questo settore e, come più volte se ne è discusso, in un costante conflitto di interessi tuttora inspiegabilmente e ingiustificatamente tollerato da chi ha il dovere di intervenire e di porvi fine.

In tema di scuole, poi, troneggia il caso del noto consigliere Pietro Giglio che, auto-nominatosi esperto termico, ha assunto il portafoglio – rigorosamente immaginario – del riscaldamento scolastico. Cappottini, plaid, caldaie, dispersioni termiche sono le sue specialità. L’uomo è ovunque, anche se non risolve mai. Manca solo che inizi a saldare i termosifoni in diretta Facebook, magari assistito da Matacena che, come si ricava da una sua “storica” fotografia scattata e diffusa mentre   assisteva a operazioni idrauliche, è un  esperto della  chiave inglese. L’assessore al ramo, Francesco Giuseppe Sagliocco, però, malgrado la sua ben nota vivacità si è chiuso in un amletico silenzio: non parla, non interviene, non disturba.

 Gli interrogativi sono molti, imbarazzanti e gravi. Viene così il dubbio – neanche troppo sottile – che quello di Mata-cene non sia più un Comune amministrato, ma una terra di conquista, dove chi arriva prima si prende il tema più spendibile mediaticamente, mentre ruoli, competenze, normativa e responsabilità diventano dettagli trascurabili. In questo scenario, Matacena, che dovrebbe essere il regista dell’azione amministrativa, resta sullo sfondo, silenzioso e sorridente. Consenziente? Distratto? Frastornato? Imbrigliato? O semplicemente superato dagli eventi e dai protagonisti interni che ottengono ciò che “pretendono” perché gli garantiscono la permanenza sulla poltrona?

Una cosa, però, è certa: quando tutti fanno tutto, nessuno risponde di nulla. E quando le deleghe non esistono, anche le responsabilità diventano fantasmi. Eppure la dott.ssa De Chiara, ex segretaria comunale – costretta ad andarsene perchè esasperata da alcune “strane” situazioni amministrative – con una dettagliata nota inviata al sindaco e al Prefetto aveva segnalato, tra le altre cose, anche la grave anomalia (a prescindere dalla rilevanza politica) delle deleghe fai-da-te, auto-assegnate o di fatto concesse o tollerate. Altro che emergenza rifiuti. Qui l’emergenza è istituzionale. L’evaporazione delle regole e il caos, quelli sì, sono ben organizzati. Assistiamo a un Comune dove: le deleghe non si assegnano, si intuiscono; gli assessori non governano, arredano; i consiglieri non controllano, amministrano; le responsabilità, come i rifiuti, vengono continuamente spostate da un angolo all’altro. E allora la domanda torna, inevitabile e sempre più clinica: chi governa davvero questo Comune?

Questo, in sintesi, è di fatto lo stato dell’amministrazione Mata-cene: i consiglieri amministrano; il presidente del Consiglio governa; gli assessori arredano; il sindaco sorride e medita; i cittadini pagano; le deleghe non si assegnano, si occupano; le competenze non si rispettano, si calpestano; le responsabilità non si assumono, si dissolvono. Questo non è più caos. È anarchia istituzionale: un capolavoro di improvvisazione amministrativa, dove le regole sono facoltative e le deleghe immaginarie. Intanto, nel panorama di una umiliante invivibilità, i rifiuti marciscono, le responsabilità sono labili o insistenti, le scuole tremano dal freddo e il Comune si scalda solo di una sorridente e sciocca vanità. Ma Aversa può ancora tollerare tutto questo ?

Raffele Silvestri