Il grande bluff

Il grande bluff: azzerare tutto per non decidere nulla. Licenziati per finta, reintegrati sul serio. Il sindaco Mata-cene azzera la giunta e poi spiega che non cambierà nulla: niente profili alti, solo equilibri bassi e un piccolo rimescolamento con qualche fuoriuscita imposta o suggerita.

Dopo giorni di attesa e di retorici proclami sul cambiamento, la verità è arrivata limpida e sconfortante: nessuna giunta di alto profilo, solo un rimescolamento ,con qualche uscita imposta o suggerita. Il resto…resta dov’è. Esattamente come prima. Domanda: ma se la giunta andava bene, perché azzerarla? E se non andava bene, perché riproporla? In entrambi i casi, l’operazione appare per quello che è: un rumore di fondo spacciato per svolta, un cambio di scena senza cambio di trama, ma solo per sostituire, per inconfessabili imposizioni, qualche comparsa e fare entrare in scena qualche caratterista.

L’azzeramento della giunta doveva essere il momento della verità, il segnale di una svolta, magari persino di un sussulto di coraggio politico. Invece è stato solo il trailer di un film già visto. Il sindaco Franco Mata-cene, disarmante e sconcertante come al solito,ha chiarito che non ci sarà alcuna giunta di alto profilo: la solita risibile smentita di se stesso.

 Il suo non è un errore di percorso, è una scelta consapevole. Ma rinunciare al doveroso cambiamento certifica un limite sconcertante. Quando si ha l’occasione di cambiare quello che non va – e che lui stesso ha riconosciuto che non va – e invece si sceglie di non farlo, è solo per preservare il proprio potere.

L’azzeramento doveva segnare una svolta :porre fine ad un governo che ha messo in ginocchio la città.Invece si è rivelato una manifestazione di ignavia, o, ad essere buonisti, di paura. E una città governata dalla paura non va da nessuna parte. E quando il cambiamento viene evocato solo per essere subito smentito, il problema non è solo la giunta: è la mancanza di coraggio e di forza di chi la guida.

L’azzeramento della giunta è durato il tempo di un annuncio. Mata-cene ha tolto la spina per poi riattaccarla subito. Tradotto dal politichese: niente cambiamento, solo leggera e utile manutenzione dell’esistente. L’idea di alzare il livello è stata liquidata come un intralcio, un capriccio. Meglio una giunta che non disturba, che non pensa, che non decide. La città può aspettare: prima vengono i conti interni e quelli personali.

In effetti, si è messa in scena una crisi per evitare di affrontarne una vera. Una giunta sfiduciata a parole viene riabilitata nei fatti, con il solito rito di qualche testa che deve cadere per salvare il resto. Non una scelta politico-amministrativa, dunque, ma solo un regolamento di conti interni e l’esigenza di salvaguardare se stessi.

 Il sindaco ha licenziato la giunta come si fa con un elettrodomestico difettoso, salvo poi rimetterlo in funzione spiegando che, in fondo, andava bene così. Stessi nomi, stessi equilibri, stessa penosa mediocrità riverniciata. Cambiano le sedie, non chi le scalda. Meglio un rimpasto che non disturbi nessuno, meglio un finto scossone che tenga in piedi i soliti assetti. La città può aspettare: le priorità sono altre.

 Quello che resta è quindi un’operazione di puro trasformismo, un azzeramento senza azzeramento, una crisi senza conseguenze, una decisione che non decide nulla, un esercizio di potere autoreferenziale che parla ai corridoi del palazzo, a qualche invadente presenza “straniera” e che lascia fuori tutto il resto. Si è tentato di far passare per scelta politica quella che è, nei fatti, una manovra di sopravvivenza. L’azzeramento non è nato – come Mata-cene ha fatto credere – da una valutazione negativa sull’attività della giunta, ma dall’urgenza di rimettere in ordine i rapporti interni, sacrificando qualcuno per salvare l’impianto. Non una correzione di rotta, ma solo una spregiudicata manutenzione del potere. Ma, a forza di azzerare tutto senza cambiare nulla, resta una certezza: il problema non è solo la giunta e il vuoto politico che la circonda e la giustifica: è chi la rifà uguale.

Intanto, il messaggio che così viene trasmesso alla città è brutale e devastante nella sua chiarezza: non si cambia perché non si vuole cambiare e questo è il massimo che l’amministrazione riesce a produrre: competenza vicino allo zero e responsabilità rinviata a data da destinarsi. Meglio l’usato sicuro dell’immobilismo, meglio non disturbare equilibri già fragili, meglio salvaguardare aspettative da gestire.

E cosi resta una città ferma, mortificata e una politica che non gira o gira a vuoto. L’azzeramento doveva essere uno scossone, ma è stato solo un colpo a salve… o, per essere più precisi, un pernacchio alla città.

Quando il cambiamento viene evocato solo per essere smentito, il problema non è solo la giunta, ma, soprattutto, l’inadeguatezza chi la guida.