Che Aversa aspiri a diventare “Città della Cultura” è senza dubbio un’idea suggestiva.Che l’assessore Alfonso Oliva, rispolverando il lancio pubblicitario del sindaco Matacene, abbia annunciato, come prossimo traguardo, la candidatura di Aversa a “Città della Cultura” è un evento che dovrebbe farci sorridere. Se non fosse tragico.
Perché candidare Aversa, oggi o domani o dopodomani o l’altro ancora, senza un progetto, senza aver organizzato nemmeno una singola manifestazione culturale degna di nota e senza conoscere nemmeno le condizioni o i criteri minimi richiesti per la candidatura, non è solo ridicolo, è offensivo per l’intelligenza degli aversani.
Oliva, con l’aria entusiasta di chi ha appena scoperto l’acqua calda, da bravo dilettante allo sbaraglio (tanto per ricordare il suo mantra preferito nel quale si è perfettamente immedesimato) si lancia in questa iniziativa ignorando completamente che ci sono bandi da leggere, scadenze da rispettare, progetti da costruire, reti culturali da coinvolgere, e soprattutto – cosa che pare del tutto sconosciuta alla sua agenda – contenuti da offrire.
Cultura non è una parola da lanciare a caso nei post social o sulla stampa per mascherare il nulla cosmico dell’attività amministrativa. Cultura è conoscenza, lavoro, visione, pianificazione. “Cose” evidentemente a lui ancora sconosciute e che forse non sono nemmeno alla sua portata. Ma non finisce qui. Oliva ignora – o finge di ignorare – che altre città, con decenni di eccellenti progettualità culturali alle spalle, si stanno già muovendo con dossier articolati, alleanze strategiche, investimenti milionari, oltre a una reputazione costruita negli anni. Aversa, invece, si presenta con… cosa? Qualche foto di più che modesti eventi di piazza da dimenticare e il solito entusiasmo da bar dello sport? Siamo alla farsa. Una candidatura così campata in aria, priva di contenuti e di credibilità, non è ambizione: è autolesionismo istituzionale. È come iscrivere un asino al Gran Premio di Formula 1, e poi offendersi quando lo squalificano alla partenza.
Ma a ben vedere, l’annuncio ripetuto stamani è perfettamente coerente con la linea politica del sindaco e dello stesso assessore Oliva: tanta e solo apparenza, zero sostanza. Aversa è diventata un palcoscenico di proclami vuoti, dove si gioca alla grande amministrazione mentre la città affonda nell’improvvisazione, nel pressapochismo e nell’abbandono. Ma forse è questo il nuovo concetto di cultura secondo Matacene e l’assessore Oliva: una scatola vuota da sbandierare, purché faccia rumore.
Infine, a volere essere puntigliosi e anche per sollecitare il suo acculturamento sulla non facile questione, sa l’assessore Oliva che le procedure per le candidature dell’anno 2027 sono da tempo scadute e che già è stata scelta la città di Pordenone ? Sa Oliva che per il 2028 la manifestazione di interesse per la candidatura da comunicare al ministero della cultura andava presentata entro il 3 luglio 2025 e che l’invio del relativo dossier andrà inviato entro il 25 settembre 2025? Sa, ancora, l’assessore Oliva che il bando del ministero prevede abitualmente, tra l’altro, un cofinanziamento pubblico/privato, una elevata qualità della struttura organizzativa comunale incaricata e, addirittura, un allineamento con gli obiettivi dell’Agenda 2030 ONU.
E’ più che legittimo dubitare che queste “cose” Matacene e Oliva le conoscano. E allora, per dirla con Totò, prima di lanciare vuoti proclami, si informino!