Nella calibrata intervista video rilasciata ieri al social “Italia News”, Giovanni Innocenti, il Presidente del Consiglio comunale di Aversa,ricorrendo ad un linguaggio burocratese, si è consegnato a un’oscillante equilibrismo verbale, offrendo agli aversani una dimostrazione di come si possa parlare molto dicendo quasi nulla. E, più precisamente, dicendo anche ciò che non corrisponde ai fatti, ma con tono rassicurante e sintassi da deliberazione protocollata e timbrata.
Dopo aver dichiarato, con la fermezza tipica di chi sa che nessuno gli crede, che “non aspira a fare il sindaco” — frase che ha fatto sorridere persino le sedie della sala consiliare —, Innocenti ha rivendicato la sua unica e attuale ambizione: diventare consigliere provinciale. Una scelta che trasuda una esibita umiltà tattica, ovvero quella particolare forma di finta modestia che si manifesta solo quando si ritiene che ci sono i numeri per il salto più grande e il piede è già a mezz’aria.
Particolarmente “divertente”, tanto da provocare sorrisetti di incredulità e finta meraviglia a bocca semispalancata e lingua penzolante, la sua ricostruzione dei rapporti col sindaco Franco Matacene. Secondo Innocenti, la sinergia istituzionale sarebbe intatta, solida, quasi idilliaca. Una rappresentazione degna del miglior teatro dell’assurdo, considerato che la tensione e la “concorrenza” tra i due sono visibili anche a occhio nudo da un drone in quota e che la comunicazione tra le parti avviene ormai solo per necessità di sopravvivenza politica (leggi : evitare figuracce e crolli in Consiglio comunale) e con sguardi laterali durante le cerimonie ufficiali. I due hanno una sola cosa che li accomuna : il sorriso perenne. Inespressivo e pretesco quello di Matacene, dissimulatorio e da palcoscenico bene illuminato quello di Innocenti.
Ma il punto più interessante dell’intervista — e qui la luce è quella fioca del neon delle chiuse stanze dove si gioca la “politica” vera — è stato quando Innocenti ha ribadito, con orgoglio non richiesto ma ostentato, la sua stretta appartenenza politica al consigliere regionale Giovanni Zannini, figura, a dir poco, discussa e divisiva e il cui nome evoca una certa e diffusa inquietudine. Una fedeltà che non vacilla neppure davanti alle perplessità etiche, alle ambiguità tattiche e alle alchimie da laboratorio spartitorio tanto care al manuale Cencelli 2.0. L’appartenenza, del resto, è l’ultima trincea dei trasformisti stanchi: se non si ha una direzione ideale o ideologica, si ha almeno un riferimento stabile, possibilmente con pacchetto di voti incluso.
In sintesi, l’intervista è stata un tentativo di cosmesi istituzionale e anche di soccorso emergenziale con lancio di salvagente in favore del consigliere Antonio Mottola, saltato, prima nottetempo e poi alla luce del sole, dall’opposizione alla maggioranza,con il previsto atterraggio tra le accoglienti e promettenti braccia di Innocenti: un altro suo scalpo da appendere all’esterno della tenda politica che ha impiantato ad Aversa e da mostrare a Zannini, prontamente accorso in città per congratularsi con il nuovo imbrancati.
Insomma, con quella intervista si è truccata la verità con cipria da comunicato, rossetto da propaganda, linguaggio felpato e sorriso da passerella, cercando di vendere come “coerenza” ciò che a molti appare più come astuzia per la sopravvivenza dell’amministrazione comunale (almeno fino a subito dopo le elezioni regionali) e come “dialogo” quello che ormai è un silenzio imbarazzato a puntate.
Ma si sa: ad Aversa, tutto va bene, madama la Marchesa. Almeno , finché il sipario resta chiuso e non svela la scena reale.