Tutti in classe con i “cappottini”.

Tutti in classe con i “cappottini”.

Ci risiamo. Alla scuola, media “Cimarosa”, ormai da settimane, il riscaldamento non funziona e le incessanti richieste di intervento al sindaco Franco Mata-cene sono rimaste senza risposta: cestinate. Quando l’indifferenza diventa la norma ! Non c’è niente di più surreale che  entrare in una scuola media e vedere ragazzi, insegnanti e personale costretti a indossare giacconi e cappotti per sopravvivere alle temperature gelide di un istituto senza riscaldamento. Questo non è il set di un film ambientato in un’epoca passata, ma la drammatica realtà che ogni giorno stanno vivendo gli studenti, i docenti e gli operatori della “Cimarosa”. La scuola si è trasformata in un vero e proprio polo nord, con i ragazzi che, armati di maglie di lana e abbigliamento pesante, sono costretti a fare lezione senza il minimo confort. La situazione sarebbe paradossale se non fosse profondamente vergognosa. Come è possibile che ormai nel 2026 si debba ancora ricorrere a interventi di emergenza che sembrano quasi ridicoli, come l’invito a indossare cappotti in aula, una pratica che ricordiamo fin troppo bene dalle scuole degli anni ’60? Eppure, da settimane le richieste di intervento sono rimaste senza risposta e senza nessun intervento  da parte dell’amministrazione. Cosa ci si deve aspettare ancora? Un’altra stagione invernale trascorsa con i ragazzi a “sforzarsi” di imparare mentre sono costretti a lottare contro il freddo? È davvero questa la scuola che vogliamo per le nuove generazioni? È evidente che, in un città come la nostra che con questa amministrazione spesso si diletta a sbandierare il valore della formazione, dell’educazione e della cultura, la realtà delle scuole pubbliche racconta una storia diversa. Non è solo una questione di riscaldamento rotto, ma di una visione completamente distorta della scuola come istituzione fondamentale. Se il Comune non è in grado di garantire le condizioni minime di dignità per chi studia e lavora all’interno di un edificio pubblico, allora qualcosa in questa amministrazione che ci governa è profondamente malato. A fronte di tutto ciò, sembra che l’indifferenza regni sovrana. Ogni promessa di intervento si scontra con la dura realtà dell’inerzia amministrativa, che non riesce a risolvere neppure i problemi più elementari. Intanto, i ragazzi continuano a fare i compiti con le mani ghiacciate e gli insegnanti si vedono costretti a insegnare in un ambiente che, più che educativo, sembra una prigione fredda e desolata. Non è una questione di soldi, è una questione di priorità. Il diritto all’istruzione, che dovrebbe essere al centro delle politiche pubbliche, sembra essere continuamente messo in secondo piano, sacrificato sull’altare della burocrazia e dell’indifferenza. Cosa possiamo fare, allora, se non alzare la voce, come si è fatto per la mensa scolastica ? Scrivere lettere, organizzare proteste, portare la questione all’attenzione dei media? Non possiamo permettere che una situazione del genere venga ignorata ancora una volta.  Oppure dobbiamo, purtroppo, seguire i suggerimenti di un noto consigliere comunale (entrati di diritto nell’aneddotica su questa amministrazione) che, quando si discuteva del riscaldamento non funzionante in alcune scuole, dai banchi del consiglio comunale ammonì: “E che problema è ? Ai ragazzi, in classe, facciamo indossare  i cappottini !”. Il futuro di queste generazioni dipende anche da come investiamo nel loro benessere quotidiano, e questo non può limitarsi a parole, o con inviti che offendono la coscienza civile. Serve azione.

Aversa città della cultura ? Ma non fateci ridere : Aversa città dei “cappottini in classe”.!