Riceviamo e pubblichiamo

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Nerone col microfono:  Il Sindaco Matacena canta, la città brucia.

Nel corso di una manifestazione natalizia di questi giorni, il sindaco Franco Matacena, tutt’altro che a generale richiesta e malgrado molti avessero provato ad impedirglielo, è tornato ad esibirsi. No, non come politico, ma come cantante. O forse come politico-cantante o cantante-politico. Insomma,  c’è ricascato, finendo, come al solito, in un precipizio comico/grottesco. C’è chi governa e chi governa la tonalità. Il nostro sindaco, evidentemente, ha scelto la seconda opzione. Ancora una volta, senza che nessuno – ma proprio nessuno – glielo avesse chiesto, si è proposto e esibito come cantante. Microfono in mano, ego a volume massimo, senso del ridicolo abbondantemente sotto zero. Alle sue spalle, come è documentato dal video diventato virale, i cantanti veri – quelli che cantano per mestiere e non per compensazione psicologica – sghignazzavano educatamente, dopo avergli ceduto il microfono come si cede il posto sull’autobus a chi sembra bisognoso di tutela e di assistenza. In prima fila, la claque ufficiale, pietosamente selezionata dai dirigenti della Caritas (che ha tra le sue finalità quella di assistere i deboli), applaudiva con l’entusiasmo tipico di chi spera in un favore futuro: una pacca sulla spalla, una pratica sbloccata, un piccolo miracolo amministrativo. La domanda che si è posto il 99,9999 per cento degli aversani è stata la seguente: possibile che con una città in frantumi il sindaco Franco non capisca che forse, dico forse, è meglio non cantare? Buche, degrado, immondizia imperante sulle strade, servizi che arrancano, problemi che gridano. La città in frantumi e lui risponde… intonando in si bemolle. È infantilismo? È il sogno represso del palcoscenico che finalmente trova sfogo dopo anni di noiosa amministrazione? È il trauma di non essere stato scelto per Sanremo Giovani? O è semplicemente l’idea che governare e cantare siano attività intercambiabili, purché ci sia un pubblico plaudente, anche se per finta? Il parallelo, ahimè, è fin troppo facile: mentre la città crolla, lui canta. Nerone almeno aveva la scusa dell’Impero e della lira. Qui siamo alla base musicale da sagra della fresella, con l’incendio che però è reale e riguarda strade, quartieri, vivibilità e cittadini. Ma attenzione, perché il sogno non si ferma al karaoke istituzionale. Il sindaco, infatti, starebbe lavorando al grande salto: la partecipazione a “The Voice Senior”. Un’idea che ha fatto tremare i lampadari della Rai e ha reso Antonella Clerici comprensibilmente titubante. Non per l’età, sia chiaro, ma per la voce. Risulta pure che la conduttrice avrebbe chiesto alla produzione se esistano limiti anche per l’autostima. Però, determinato come solo chi confonde il risultato elettorale con l’applauso,  Franco Matacena, il nostro eroe metacanoro, per partecipare alla gara televisiva ha seguito l’iter corretto: permesso politico di Giovanni Innocenti; benedizione del consigliere regionale Giovanni Zannini; raccomandazione. “La voce non è pronta”, avrebbe detto, “ma le conoscenze e le giuste spinte, quelle non mancano”. In fondo, quella di Matacena, è una parabola tipica del nostro tempo: la città chiede interventi efficaci e soluzioni, il sindaco offre la sua voce. I problemi incalzano, lui cerca, stonando, il ritornello giusto. L’amministrazione arranca, ma l’ego va a tempo. Tutto crolla e il sindaco canta, male. Applausi, ma solo perché la canzone, prima o poi, finisce.

Buon anno ai lettori da Raf Silvestri