PIERS, Aversa non può perdere anche questa occasione per colpa dell’amministrazione Matacena

PIERS, Aversa non può perdere anche questa occasione per colpa dell’amministrazione Matacena

Ad Aversa l’amministrazione Matacena pratica ormai da tempo un curioso sport amministrativo: prendere un finanziamento, complicarlo, discuterlo, rinviarlo e poi magari scoprire che il finanziamento non c’è più.  Il rischio, questa volta, è che anche il progetto PIERS finisca nella ricca collezione delle occasioni perdute e dei flop dell’amministrazione Matacena.Il progetto PIERS per la rigenerazione urbana dell’area Nord di Aversa, con l’intervento di edilizia residenziale pubblica affidato ad ACER Campania, è un investimento complessivo di oltre 9 milioni di euro.Sta di fatto che la Commissione consiliare permanente Patrimonio, sulla proposta di convenzione tra Comune e ACER, ha sollevato serie e corpose osservazioni critiche. I consiglieri, in sostanza, hanno sentenziato che, così come è stata presentata,  la convenzione non può essere approvata e hanno chiesto chiarezza su tutto: 2 milioni di euro da chiarire, opere a scomputo senza tutti gli atti allegati, manutenzioni da definire, varianti urbanistiche da delimitare, economie da tutelare; e, soprattutto, un diritto di superficie di 99 anni da concedere all’Acer, con oneri a carico della città, che non può essere accompagnato dalla filosofia o con la “tecnica “del “poi vediamo”.Qui dovrebbe entrare in gioco la politica; ma qui, naturalmente, sorge il solito problema circa la sua reale esistenza e la sua efficacia.  Il sindaco Franco Matacena, invece di contemplarsi nei video e nei selfie andando in giro per la città a seguire la rimozioni di auto in sosta, le macchine che riasfaltano strade dissestate da due anni o operai impegnati nella disinfestazione, faccia il giro turistico tra commissioni, uffici e corridoi: corra da ACER, cancelli l’eterno sorrisetto, provi a fare la faccia seria e, almeno per una sola volta, trovi una soluzione.Se il testo non va bene, si corregga; se mancano garanzie, si inseriscano; se ci sono finanziamenti da salvaguardare, si salvaguardino; se ci sono documenti da allegare si alleghino. Insomma, si riscriva la convenzione dove necessario, si tuteli il Comune, si porti il progetto in Consiglio comunale nelle condizioni migliori possibili e si salvi il finanziamento. Bisogna evitare che nove milioni di euro diventino l’ennesimo monumento all’incapacità amministrativa di questa amministrazione.E c’è poi un altro tema, che non può essere liquidato con una scrollata di spalle: quello della trasparenza.In città circolano indiscrezioni, “si dice” e voci su possibili interessi riconducibili a note famiglie, direttamente o indirettamente collegate agli ambienti dell’amministrazione. Ovviamente, non è detto che siano vere o anche  vagamente attendibili, ma, proprio perché sono voci, devono essere smentite o chiarite con fatti, documenti e trasparenza. Però…però bisogna anche tenere conto del detto di saggezza popolare: voce ‘e popolo, voce ‘e Dio! Del resto, se non c’è nulla da nascondere, rendere tutto limpido dovrebbe essere la cosa più semplice e onesta del mondo. Perché il problema non è soltanto ciò che accade, ma anche ciò che i cittadini possono pensare quando “le carte” non sono chiare. E sarebbe davvero paradossale che, mentre si parla di rigenerazione urbana, l’unica cosa a rigenerarsi fossero i sospetti o i dubbi. Dunque, nessun processo alle intenzioni e nessuna caccia alle famiglie, ma massima trasparenza: chiunque abbia interessi, rapporti o possibili conflitti deve essere messo nelle condizioni di essere conosciuto e valutato pubblicamente, nel rispetto delle regole. Questa città, dopo tutto quello che da qualche giorno sta emergendo, non ha certo bisogno anche di misteri, né di sussurri nei corridoi, né di commenti nei soliti bar o ritrovi. Ha solo la necessità che un progetto da oltre 9 milioni di euro sia correttamente impostato, istruito per bene e vada avanti; che le condizioni siano vantaggiose per il Comune e che nessuno possa domani chiedere: “Ma perché quella clausola era così? E perché proprio quella o quelle famiglie?” La soluzione è semplice: tutte le carte sul tavolo, convenzione chiara, interessi dichiarati, studio  e lavoro affidato a competenti. Perché i finanziamenti, quando arrivano, non vanno contemplati, vanno studiati e vanno utilizzati, prima che diventino l’ennesima occasione persa e l’ennesimo alibi per dire che, purtroppo, “non c’erano più i tempi”.