Operazione museruola: ovvero come zittire la stampa … assumendola
In un panorama politico in cui la trasparenza è spesso promessa e raramente praticata, il sindaco Francesco Matacena ha finalmente trovato un metodo infallibile per gestire le critiche nei suoi confronti e verso la sua amministrazione. Sembra che voglia accogliere tra le proprie fila chi quelle critiche, finora, gliele muoveva con costanza. Un gesto di furbizia amministrativa, quasi poetico nella sua disarmante semplicità.
C’è chi, di fronte a un giornale critico, sceglie la via nobile del confronto.
Chi tenta la via ardua del miglioramento. E poi c’è chi — impavido, autentico innovatore del controllo dell’informazione — preferisce la strada più rapida: perché non prendere “il proprietario” del giornale e nominarlo portavoce del Comune?Una mossa così raffinata (?)da meritare un posto nei manuali di strategia.
Fino al penultimo numero,quel giornale sembrava posseduto da un’inquietante ossessione per la verità: indagini, inchieste, editoriali di fuoco traboccanti di critiche . Il proprietario sembrava avere fatto dell’indipendenza e della vivibilità della città la sua bandiera.O almeno così sembrava, prima che al sindaco Matacena venisse in mente di offrirgli una poltrona. Perché si sa: nessun ideale è così saldo da resistere all’abbraccio caloroso del potere. Caloroso come un boa constrictor. E così, se i fatti confermeranno le indiscrezioni, Il “proprietario”del giornale — si, proprio lo stesso che, fino al penultimo numero firmava articoli indignati e denunciava opacità, invocava rigore e chiedeva spiegazioni — sembra sia stato illuminato da una nuova vocazione: diventare il portavoce del Comune. Finalmente ! Finalmente, chi doveva capire ha capito e ora, sotto il fuoco delle critiche giornalistiche, alza bandiera bianca e si prepara ad accontentarlo. Questo,però, è il commento dei soliti maligni che sta inondando il marciapiede politico.Certo, bisogna riconoscerlo :una metamorfosi degna dei grandi classici: da instancabile (strumentale?) cane da guardia della democrazia normanna a custode della parola istituzionale.
C’è chi ipotizza che si tratterebbe di un salto di lato; altri sono pronti a definirlo salto della fede.O, con più realismo, salto della scrivania. O, ancora, per i
più ruvidi, salto della quaglia . Naturalmente, è stato premurosamente assicurato che la eventuale nomina non ha alcuna relazione con le critiche pungenti pubblicate finora dal giornale. Una coincidenza, certo.Una di quelle coincidenze miracolose che fanno credere che la vita pubblica abbia ancora la capacità di sorprenderci.
Se tutto andrà come sembra che stia andando , il giornale perderebbe il suo storico timoniere, il sindaco guadagna un portavoce entusiasta e il dibattito pubblico, improvvisamente, si trova privo di una voce scomoda.
Qualcuno potrebbe definirla una vittoria politica.Ma, da buonisti, è bello pensare che, in fondo, questo nuovo incarico potrà portare finalmente armonia là dove regnavano frizioni e contrasti. La Perché nulla favorisce il dialogo come mettere la penna critica direttamente al servizio di chi ne era bersaglio.E così, dopo mesi di articoli taglienti, domande incalzanti e richieste di trasparenza, cala finalmente una pace dolce, vellutata. Una pace che sa di silenzio e di stipendio.
Nel frattempo, nella redazione del giornale, l’atmosfera dev’essere un misto di stupore e imbarazzo .Molti sono gli interrogativi che si pongono proprio quei collaboratori che nei loro articoli fanno continuamente riferimento a principi morali, deontologici, di correttezza di coerenza, di immagine. Il timone del giornale passa di mano? Il suo proprietario passa dall’altra parte del banco: dalla critica dei comunicati alla loro redazione? E il dibattito pubblico? Evidentemente , si ritrova improvvisamente più quieto, più ordinato, più… gestibile. E l”informazione democratica? Boh!
C’è chi applaudirà la mossa come prova di apertura.
C’è chi la definirà, con meno entusiasmo, una strategia di contenimento del dissenso.
Quel che è certo è che la città assiste ora a una piccola rivoluzione: la convivenza pacifica fra potere e informazione.
Una pace così perfetta, così priva di attriti, che qualcuno potrebbe persino dimenticare che la stampa dovrebbe graffiare, non accarezzare.
E mentre tutto si ricompone in un quadro armonioso, resta una domanda — sottile, ma inevitabile — sospesa nell’aria:Chi controllerà il potere, adesso che il controllore potrà diventare una voce del potere e da cane da guardia della democrazia aversana verrà trasformato in araldo istituzionale ?