Se questa doveva essere la svolta, somiglia più a una gag riuscita male. Il sindaco Franco Mata-cene, dopo due anni di silenziosa contemplazione del caos urbano e dopo la recente operazione di “pulizia primaverile” in Piazza V. Emanuele da parte delle forze dell’ordine, annuncia con piglio marziale che “scenderà ogni giorno nelle piazze e nelle strade” per ristabilire e tutelare ordine, sicurezza e legalità. Una rivelazione tardiva, ma almeno energica. Il problema non è se la dichiarazione del sindaco sia “forte”: è che è tardiva, contraddetta dai fatti e, soprattutto, involontariamente comica.Annunciare quello che ha annunciato dopo due anni di mandato ha lo stesso effetto di uno che, a partita finita, promette di iniziare finalmente a correre: l’energia c’è, peccato per il tempismo. La politica non è un reality dove si recupera terreno con una buona puntata finale. Qui il pubblico – cioè i cittadini – ha già visto troppe repliche dello stesso episodio: proclami roboanti, seguiti da una realtà che li smentisce con una puntualità quasi scientifica. E infatti la città, con una certa ironia crudele, nei tre giorni dopo il proclama mataceniano, ha registrato furti, rapine, una “spaccata” in una gioielleria e una movida sempre più fuori controllo. È come se il territorio avesse deciso di rispondere con una smentita così rapida da sembrare organizzata. Se fosse una sceneggiatura, sarebbe giudicata poco credibile per eccesso di coincidenze.La questione movida, in particolare, rasenta il teatro dell’assurdo. Da una parte si promette “tolleranza zero”, dall’altra si tollera tutto: occupazioni abusive, musica fino all’alba, residenti trasformati in comparse insonni. Le zone più volte segnalate con precisione da questo sito e anche da altri – ben note a sindaco e agli amministratori comunali -, dove impazza una movida intollerabile, restano intoccabili come riserve naturali… solo che invece della fauna protetta abbiamo decibel e gestori protetti. Chi dovrebbe intervenire esercita una forma raffinata di presenza: l’assenza. E qui, poi, si passa dal grottesco al geniale (in senso involontario). L’assessore al verde Iolanda dello Margio, assistita dal consigliere comunale Raffaele Oliva e dallo stesso Mata-cene, hanno fatto pubblicare su una paginata di un giornale quotidiano che hanno “diffidato” l’Acer (Agenzia campana edilizia residenziale) a ripulire le aree di sua proprietà. Una mossa che, in un contesto normale, sarebbe persino legittima, se non fosse che la città, fuori da quelle aree, è una scenografia post-apocalittica tra erbacce, rifiuti e vegetazione incolta. La diffida, quindi, ha un che di geniale, nel senso più tragicomico del termine. La domanda non è se se ne rendano conto: è se abbiano considerato l’effetto boomerang di una comunicazione così perfettamente scollegata dalla realtà visibile a chiunque esca di casa. Ma poi c’è anche la loro frase capolavoro: “è seria intenzione di questa amministrazione risolvere l’indifferenza e l’inefficacia di enti che non adempiono al loro dovere”. Seria, ci tengono a precisare letteralmente. Il che apre un interrogativo: ma prima era un hobby, un passatempo, un’attività ricreativa tra una conferenza stampa e un comunicato? Perché se questa è la versione “seria”, viene spontaneo chiedersi come definire ciò che l’ha preceduta: una fiction? una pagliacciata?Il paradosso finale è quello dei cittadini che, di fronte all’incuria e allo spettacolo indecoroso del verde comunale, armati di cesoie, rastrelli e guanti, sono stati costretti a fare manutenzione al posto dell’amministrazione. Un gesto ammirevole, certo, ma anche il segnale più chiaro del fallimento: quando la gestione pubblica è vergognosamente assente, subentra il volontariato. Solo che qui non si tratta di iniziative simboliche, ma di supplire a funzioni essenziali.In sintesi e come al solito: dichiarazioni enfatiche, realtà che le smentisce e un pubblico che ride nervosamente, per smaltire una rabbia diventata feroce.La battuta finale, amarissima, è che mentre sul palco si recita l’impegno a ristabilire ordine, sicurezza e legalità, dietro le quinte la città continua a scivolare nel disordine più ordinato che si sia mai visto: quello che si ripete ogni giorno, indisturbato, specie in alcune zone della movida tanto care a qualche amministratore.