Caro blog, le mie felicitazione per l’instancabile ed efficace sostegno che stai offrendo a tutti coloro che, come me, combattono contro il degrado di questa città, succube di una amministrazione inqualificabile che bada solo a gestire e conservare il potere e la poltrona.
Sono un fervente devoto della Madonna dell’Arco e da sempre ne seguo i festeggiamenti, augurandomi che qualcuno che rispetti e tuteli le nostre tradizioni e la nostra cultura religiosa finalmente riesca a coordinare le innumerevoli manifestazioni in Suo onore per trasformarle in una sola e generale festa territoriale capace di assurgere ad evento nazionale.
Ti scrivo per raccontarti quello che è accaduto ieri al Borgo di Aversa, dove mi reco ogni anno per assistere alle manifestazioni che si svolgono in onore della Santissima Madonna dell’Arco. Anche quest’anno, presso il circolo che porta il Suo Santo nome, c’era una gran folla. Io, in disparte, quale perenne fujente in pectore, stavo pregustando l’inizio dei festeggiamenti quando, all’improvviso, la folla è iniziata ad ondeggiare in maniera disordinata, continue grida si sono levate al cielo e si sono accese discussioni e scontri in cui, tra spintoni e frasi minacciose, sono volate parole e frasi irriferibili. Insomma, una bolgia infernale nella quale tre o quattro persone sono state prese di mira e poste al centro della contesa. Poi ho visto un uomo che improvvisamente si è girato su stesso tre o quattro volte velocissimamente come una trottola, perché raggiunto da un robusto, omerico schiaffone. La confusione, le grida, i tira e molla, gli spintoni, frasi volgari e blasfeme si sono protratte per non poco tempo e solo dopo che sono intervenuti i pacieri e gli animi si sono un po’ calmati, gli organizzatori hanno deciso di sospendere i festeggiamenti e di rinviarli ad altra data.
Incuriosito, non mi sono trattenuto e ho chiesto ad un locale, anch’egli fervente devoto, le ragioni di quella bolgia. Tutto si sarebbe verificato perché quel circolo della Madonna dell’Arco sarebbe “territorio politico” della famiglia di Olga Diana, attuale assessore e aspirante candidata alle elezioni regionali, la quale da tempo si sarebbe impegnata anche pagare il fitto dei locali. In tale veste di sponsor le sarebbe spettato, e lei lo pretendeva per ragioni di visibilità e per riaffermare predominio e “tutela” sul rione, di condurre, quale unica protagonista, i festeggiamenti dal palco. Senonché, gli organizzatori le avevano negato di gestire la festa in quanto ai Diana non veniva più riconosciuta la pretesa “posizione di comando”, anche perché, a sentire gli astanti, non avrebbero corrisposto quanto promesso e dovuto. A tale rifiuto degli organizzatori, erano quindi seguiti la discussione, le liti, il subbuglio accompagnato dall’omerico sganassone al capofamiglia dei Diana, trasformato così in trottola rotante.
Caro Blog, questa è la situazione, questi sono gli attori, questi i comprimari, questi gli accordi e questo è il clima creatosi con l’attuale amministrazione Matacena, di cui Olga Diana, ex Lega, già allieva del consigliere regionale Zannini, è autorevole assessore, in predicato di schierarsi questa volta con Forza Italia.
Possibile che sinora, malgrado quanto da tempo trapela in continuazione, non si è ancora fatta piena luce su tutto quello che si sarebbe consumato durante la campagna elettorale in alcune zone di Aversa, di cui questo episodio sembra essere uno dei capitoli del dramma politico aversano? C’è speranza che ci saranno idonee e serie iniziative per portare finalmente un po’ di luce e diradare ombre inquietanti? Speriamo.
Caro blog, permettimi di chiudere questa mio resoconto in maniera simpatica, per attenuare i sentimenti di tristezza e di scoramento che sono comuni e dominanti tra gli aversani.
Chissà perché, ma alla vista di quello spettacolo, mi è subito venuta in mente la famosa ballata che racconta gli scontri, per ragioni amorose, dei pesci del mare di Napoli: la canzone de “Lo Guarracino”, della quale ricordo a memoria i versi adatti all’occasione. Se ne avessi avuto il coraggio e la capacità, giuro che con una chitarra avrei accompagnato gli scontri, purtroppo non per motivi amorosi ma bassamente clientelari e “politici”, proprio con questi versi che mi piace proporti in italiano, per consentirne la immediata percezione : “Capitoni, sauri e anguille, pesci grossi o piccini, d’ogni ceto e nazione, di tutte le taglie. Quante botte mammamia, che si davano alla cieca! A centinaia le barrate, a milioni le pietrate, morsi e pizzichi a bilioni, a diluvio i secuzzoni, non vi dico che vivo fuoco si faceva per ogni luogo!”
Vi esorto a leggerla per intero, la ballata, e credo che chiudendo gli occhi vivrete con una certa allegria l’avvilente episodio che vi ho raccontato.
Tanti cari saluti da un Fujente in pectore sempre pronto a battersi per la nostra amata Aversa.