““il sindaco Francesco Mata-cene ha rilasciato dichiarazioni che, più di ogni evento o di un suo comportamento, meglio descrivono, con la loro spudorata contraddittorietà e vacua ed evanescente consequenzialità, l’uomo e il politico: “I cittadini mi hanno affidato la guida della città perché credono nel nostro progetto, non perché io debba gestire spartizioni o mediazioni basate su interessi personali”. Ed ancora: La mia amministrazione è nata con l’obiettivo di cambiare metodo, di rompere con vecchie pratiche e logiche clientelari che hanno danneggiato Aversa per troppo tempo”.
Ma caro il mio Matacena, preoccupati solo delle cerimonie e delle cene in cui ti esibisci come cantante e non fare ridere i polli o piangere le galline con queste tue dichiarazioni, avrebbe detto la mia povera e santa nonna. Ma di quale “progetto” stai parlando? Forse del progetto tuo, quello della tua personale vanagloria? O, per caso, di quel “progetto” che appena qualche giorno fa tu stesso hai bollato come miseramente fallito perché non supportato da una “compagine” – si, ti riferivi proprio alla compagine tua – dimostratasi, come tu stesso hai affermato, inadeguata, incapace e inconcludente, tanto da preannunciare che l’avresti subito mandata a casa con un calcio nel sedere? Cosa, naturalmente, che ti sei guardato bene dal fare o che, comunque, ti hanno ordinato di non fare. Dici anche che vuoi cambiare metodo e vuoi rompere con il passato che tanti danni ha arrecato alla città. Ma di quale metodo e passato blateri? Il metodo e il passato ai quali ti riferisci combaciano perfettamente con il presente, quello tuo, perché gli uomini del passato, che accusi di vecchie pratiche e logiche clientelari, sono – come sai troppo bene – proprio gli stessi che in questo momento ti stanno vicino e ti supportano e che ora insieme a te amministrano la città nello stesso modo di come l’hanno amministrata in quel passato che tu dici di ripudiare e condannare, ma che poi, di fatto, in realtà ti guardi bene dal ripudiare e dal condannare. Alla faccia della serietà, della coerenza e della dignità! Le tue affermazioni sono solo degli spot pubblicitari e, perciò, come al solito, non ti comporti e non provvedi di conseguenza, perché non hai la forza, la capacità, il coraggio e la convenienza personale a farlo. E sai anche perché? Perché tu, proprio tu – come ben sai e come è risaputo – sei il parto naturale proprio di quegli indicibili accordi di potere, di spartizioni a tavolino e di schemi di gestione politica e clientelare e di equilibri che, per di più, altri hanno costruito e manovrato a tuo favore quando tu, pur di sederti sulla tua sognata poltrona, ti sei prostrato ai tuoi discutibili protettori ai quali ti sei consegnato e continui a consegnarti mani e piedi. Perciò, lascia stare queste tue demagogiche e contraddittorie dichiarazioni giornalistiche e non parlare più di un “progetto”, termine ormai simile a un passe-partout per una escursione nel nulla e utile solo a coprire ritardi, inefficienza, incapacità. Sai molto bene, facendone parte e essendone stato un interessato spettatore (non ricorro all’espressione “utile idiota” di leniniana memoria solo per viscerale idiosincrasia verso tutto ciò che può ricordare il regime comunista), che il tuo è solo uno strumentale cartello elettorale, una compagnia di ventura – di cui fai parte – organizzata da coloro che hanno inteso e intendono mettere le mani sulla città per gestirla secondo i loro personali interessi, che, ovviamente, non sono quelli degli aversani. La logica della composizione della giunta, la quasi totalità dei suoi componenti, il forte degrado della citta, le liti furibonde che scoppiano ogni giorno al suo interno, qualche illuminata fuga da essa ne sono la prova più evidente.
La città è delusa, esasperata, in ginocchio e ha preso amara coscienza di chi purtroppo la guida. Resta solo da sperare che, essendo oramai consapevoli dei propri errori, gli aversani smettano di battersi il petto e finalmente reagiscano con determinazione per porre fine all’improvvisazione, all’incapacità e alla disastrosa gestione della cosa pubblica.””
Isidoro Orabona