L’accorato appello di mago Merlino

L’assessore al bilancio Mariano D’amore ha lanciato un appello definito accorato:”Approvare subito il rendiconto 2024 con la più ampia convergenza di forze politiche”.

L’assessore che, per un’operazione ordinaria da lui portata a termine poco tempo fa, una stampa amica lo omaggiò definendolo “mago Merlino”, invita tutti a votare un documento che non si è ancora esaminato, discusso e dibattuto in assemblea. Una mossa da illusionista, da vero “mago”, più che da amministratore: applausi! Finalmente un bilancio consuntivo in stile “mistero della fede”: lo approvi in anteprima, poi forse lo comprendi. Per carità, naturale e commendevole l’invito del mago, che però sembra nascondere l’esigenza di chi vuole mettere le mani davanti. Il bilancio non è un atto di fede, un dogma, né, allo stato, può essere considerato come un contratto in bianco, poi da leggere insieme a puntate, come un romanzo d’appendice o una favoletta più da mago Zurlì che da mago Merlino.

Già è censurabile il fatto che giunge all’approvazione dopo che sono stati ampiamente e colpevolmente sforati i tempi di presentazione e solo dopo che è arrivata la diffida del Prefetto. Alla faccia della pubblicizzata amministrazione altamente “tecnica”, trasparente ed efficiente. Ma del resto, cosa aspettarsi da una maggioranza che vola così basso, anzi rasoterra e da una giunta sulla quale è calato il silenzio più ermetico, visto che a tutt’oggi non si conosce la sua sorte? Addirittura – questa è la notizia “fresca” che fa accapponare la pelle -, per accontentare tutti, si ipotizza di “motivare” e “coinvolgere” (cosa nascondono questi verbi?) tutti i consiglieri di maggioranza – soprattutto quelli rimasti a bocca asciutta –  affidandogli un qualche settore, un qualche incarico da gestire o promettendo “qualcosa” da elargire in tempi brevi: todos caballeros, così si  evita la sanguinosa  corrida tra di essi per accaparrarsi le “spoglie” di qualcosa. Insomma, questi politici che dicono di fare colazione a “pane e volpe” sono sicuri che, dopo che ognuno avrà la sua fetta di torta, nessuno più si lamenterà e si eviterà anche – come è accaduto con la votazione di sfiducia a Diana e con il palazzetto dello sport- di smentirsi l’un l’altro o di votare gli uni contro gli altri. Che blindatura, che quadro di “alta e disinteressata politica”, di trasparenza e di efficienza, nel quale, però, manca il rosso fuoco della vergogna, sentimento sconosciuto ai più.

In questo teatrino tragicomico e preoccupante spicca la figura del sindaco, o meglio: la sua assenza rumorosa. Immobile come una statua di sale, resta a guardare inebetito ma sorridente, mentre attorno a lui i gruppi di maggioranza si accapigliano come galletti nel pollaio: tutti contro tutti, ma nessuno contro l’inefficienza e l’immobilismo. Una giunta paralizzata dalle sue stesse beghe, incapace di trovare una direzione comune perfino per spalancare la porta di uscita a Olga Diana. E mentre le tensioni si moltiplicano nei corridoi del potere come funghi dopo la pioggia, l’unica cosa che si approva è il silenzio. E magari un bilancio “a scatola chiusa”, tanto per far finta che tutto va bene, “madama la marchesa”. Il messaggio è chiaro: non importa cosa c’è scritto, non bisogna attendere cosa si dirà, contesterà, proporrà o condividerà, l’importante è obbedire e andare avanti seduti sulla gratificante poltrona. La trasparenza? La Politica? La coerenza? La dignità? Possono attendere: la sopravvivenza, caspita, innanzitutto!

Se questo è il governo locale, allora il bilancio più onesto sarebbe quello di fine mandato. Ma attenzione: quello vero, stavolta. Con i numeri, con le scelte, con le responsabilità. Non con slogan, appelli generici e teatrini improvvisati.

Aversa, con questa maggioranza si trova al cospetto di un capolavoro di irresponsabilità e inconsistenza politica. Una coalizione che non riesce nemmeno a mettere d’accordo sé stessa pretende di amministrare una città come la nostra. Il tutto sotto lo sguardo impassibile di un sindaco che sembra aver confuso il ruolo istituzionale con quello di beato spettatore non pagante.