Dopo la teatrale sfuriata di pochi giorni fa del sindaco Franco Mata-cene, che aveva annunciato che non intendeva tacere e che non era più disposto a subire ricatti, una calma piatta e opaca accompagnata da un silenzio sospetto sovrasta la palude della nostra amministrazione: non un fiato, non una iniziativa, non una dichiarazione. Mata-cene e i suoi, evidentemente, hanno abbracciato la “filosofia” dell’assessore al bilancio Mariano D’amore e ne sono diventati discepoli e seguaci.
Qualche settimana fa, nella sua intervista a Tele club Italia in ordine alla grave crisi politica aversana, D’Amore aveva letteralmente concluso e proclamato che era meglio “una non politica” che una cattiva politica.
La frase, messa insieme, suona come un trionfo del dire senza dire, un’ode all’ambiguità che ricorda le famose domande alla Gigi Marzullo, quelle che sfioravano il non-sense. In un momento in cui servirebbero coraggio, azione e responsabilità tocca assistere al trionfo della “non-politica”: l’arte sottile ma ignava che consiste nel non fare nulla. L’assessore, quindi, non vuole combattere la cattiva politica per fare buona politica, ma opta per la terza via: quella del nulla, decorata con parole–non parole che suonano tanto sagge quanto vuote e che nella sostanza vogliono barattare o “vendere” l’inerzia per saggezza. Non c’è che dire: un vero maestro dell’inazione strategica.
La “non-politica” dell’assessore D’amore -noto come mago Melino, trasformatosi per l’occasione in monaco tibetano zen del vuoto amministrativo- altro non è che quella “cosa” che non ripara strade, non cura i servizi, non interviene, non ascolta nessuno e, soprattutto, non disturba mai il manovratore apparente e/o reale.
La “non-politica” non è neutra e non può essere consentita a chi si mimetizza e si trincera dietro la veste di assessore tecnico. È la politica dei fantasmi, dell’inerzia, della afasia, dell’amministrazione immobile che non risolve nulla e di coloro che, al massimo, si illudono di consolarsi con la falsa convinzione di non avere peggiorato le cose. In effetti è una forma di cattiva politica, solo più furba, più codarda, più anestetizzata.
L’assessore-mago-monaco tibetano zen, che parla in un modo più che vago e pensa “profondo”, questa volta ci ha regalato una perla di non saggezza: il nulla travestito da salvifica (per lui) prudenza.
Caro assessore, più che espedienti magici o tonaca da monaco tibetano, qui serve presenza attiva. Servono impegno, scelta e responsabilità. Questa sua politica cosi “elevata” che promette zero azioni e, soprattutto, zero responsabilità non può in alcun modo avere diritto di cittadinanza. Se quindi si sente e preferisce restare apolide o se vuole rifugiarsi in una strumentale e redditizia contemplazione, rompa la sua inerzia, interrompa il suo ozio e trovi almeno il coraggio di togliere il disturbo.