Il sindaco, il fallimento e l’esilarante giro delle deleghe

 Nel regno incantato della politica comunale, il sindaco Mata-cene, appena un mese fa, dopo essersi svegliato da un turno di letargo, in un lampo di lucidità e in un nanosecondo di sincerità. aveva proclamato solennemente: “Cari aversani, la giunta che ho nominato è un fallimento!” Con queste parole, sembrava avesse annunciato la fine dell’impero… pardon, della giunta. Alla sua, peraltro, si erano aggiunte voci della sua stessa maggioranza, le quali con forza insistevano per una nuova giunta di “alto profilo”, proprio quella che Mata-cene aveva promesso e garantito fino alla noia in campagna elettorale.Gli aversani, quindi, fiduciosi, si aspettavano il ritiro di tutte le deleghe assessoriali, come è doveroso fare per le carte di un mazzo truccato; e, prima di tutte, di quelle irresponsabilmente affidate a Olga Diana, l’assessore più sfiduciata della storia politica aversana.Ma ecco il colpo di genio! Dopo aver gridato al disastro, il Sindaco non licenzia tutti, e in primis la Diana, ma si barcamena, temporeggia, si immerge nei suoi soliti equivoci, come se nulla fosse accaduto, nulla avesse detto e nulla stesse succedendo. Anzi, fulgido esempio di incoerenza, conferma per intero la sua giunta “fallimentare”.Solo qualche giorno fa , dopo una crisi che si esacerba giorno dopo giorno, toglie – ma solo a parole – le deleghe a tutti gli assessori e, con un tronfio cesarismo degno  di una sperduta borgata, proclama di assumere “i pieni poteri” e tenta di ridistribuire le deleghe. A chi ?  Elementare, my dear aversani, avrebbe detto Sherlock Holmes. Ma agli stessi assessori di prima, compresa la Diana! Una strategia davvero innovativa del novello Machiavelli aversano! Come se un pasticciere servisse una torta avariata, ammettesse che ha avvelenato una intera città e poi, per rimediare, decidesse di rimpastarla, scaldarla e rimetterla nel piatto. Stessi ingredienti, stesso gusto, stessa puzza. Solo arricchita con un rametto di ipocrisia, una spolverata di faccia tosta, un pizzico di spregiudicatezza. Il tutto guarnito con abbondante spudoratezza di primaria marca, per conservare la torta e i posti a tavola.Ma ora c’è un problema: gli assessori, proprio quegli stessi che prima avevano accettato tutto senza battere ciglio, adesso rifiutano! Si sentono come giocattoli di un bambino capriccioso che vuole smontarli tutti per poi rimetterne insieme i pezzi… a testa di…caso! E così Mata-cene, che, nella giornata di ieri, è rimasto con le sue deleghe in mano come un illusionista a cui il pubblico ha strappato il cappello truccato, ora, – sperano gli aversani – può scoprire che il vero fallimento non era solo la giunta, ma, soprattutto,  lui e la sua inadeguatezza.Chissà se, dopo questa “ribellione” e in vista del prossimo consiglio comunale che dovrebbe approvare il conto consuntivo, si rivestirà ancora da prestigiatore dilettante, pronto a tirare fuori dalla cartella l’ennesimo pseudorimpasto  o solo un coniglio spaventato e pronto a scappare. Per la verità, da tempo, molti osservatori politici avevano previsto che il problema non sarebbe stata (solo)  la giunta, ma un sindaco pronto a cambiare idea a seconda del vento, ad usare il  probabile fallimento come alibi e lo scaricabarile come metodo.Un sindaco vero, che sappia e voglia fare il sindaco per cambiare qualcosa, non ha bisogno, per farsi scudo, di chiamare falliti  e di “sputtanare” quelli che ha scelto lui e, quando questi gli dicono “no grazie”, non può ostinarsi a continuare senza imbarazzo e ad ipotizzare soluzioni impresentabili solo perché ossessionato dal proposito di  restare assiso sulla  poltrona  per celebrarsi. Perché in tal caso siamo oltre l’inadeguatezza, siamo nel regno del delirio narcisistico, dove il fallimento non è un motivo per cambiare, ma un pretesto per accentrare tutto, fare il despota in un castello sfitto e raccontarsi e raccontare la favola dell’uomo solo contro tutti.Certo, in politica si può sbagliare, eccome! Ma se ti accorgi che sei parte fondante di un fallimento e, invece di uscirne, ci sguazzi e ci affoghi dentro con la stessa compagnia, allora non sei il sindaco che hai detto e giurato di  volere essere, ma il garante del disastro. Cosa rimane adesso? Una città allo sfascio, un sindaco senza maggioranza, senza assessori, senza pudore. Un uomo solo… ma non al comando. Soltanto solo o, al massimo, per consolarsi, può farsi ancora amorevolmente farsi assistere dalla prezzemolina Federica Turca, la consigliere comunale che, con la giusta maschera, si trova sempre al momento giusto, al posto giusto, per l’incarico giusto.

07/06/2025