Nel cuore del “Parco Pozzi” (che di parco ha ormai solo il nome sulla targa arrugginita) si è consumato l’ultimo capitolo della saga urbana che vede come protagonista il sindaco Mata-cene. Un gruppo di cittadini di fede islamica aveva chiesto, con educata insistenza e regolare modulo in duplice copia, il permesso per utilizzare uno spicchio del parco per un momento di preghiera collettiva. La richiesta, finita tra le mani di Mata-cene (dopo il suo “colpo di Comune” ha estromesso, ma solo a parole, tutti gli assessori dalle loro deleghe), è stata regolarmente messa a dormire. Il sindaco, poi, nell’imminenza dell’evento, non sapendo che pesci prendere, ha chiesto lumi sul da farsi a un autorevole legale, esponente dell’opposizione (pur avendo a disposizione il valente avvocato Alfonso Oliva, suo -ex?- assessore.). Dopo essere stato illuminato sui vari adempimenti di legge da assolvere, sbadigliando, prima di rimettersi in letargo, ha detto che non avrebbe dato risposta a quella richiesta, nella consapevole certezza che è meglio non fare oggi quello che puoi fare domani, dopodomani o che non saresti mai in grado di fare : è il tempo che passa e aggiusta tutto in tua sostituzione che deve provvedervi, ha sentenziato sorridendo. Che sagge parole da valente e lungimirante amministratore di una città in coma profondo! Nel frattempo, i fedeli islamici, che avevano raccolte notizie sul letargico politico che guida la città, hanno ben compreso che aspettare una decisione del sindaco era un atto di fede più grande di qualsiasi altra preghiera. E così si sono limitati a fare ciò che ogni cittadino dovrebbe poter fare in uno spazio pubblico: usarlo. E cosi nel pomeriggio di ieri si sono radunati in preghiera nel cosiddetto parco. In coincidenza, un noto elettore di Mata-cene che, per espiare la inemendabile colpa di averlo scelto, stava correndo nel parco flagellandosi con una frusta cosparsa di chiodi, ha visto che un piccione, all’arrivo dei fedeli islamici, ha fatto una abbondante cacca sulla targa “Città inclusiva”, posta in campagna elettorale dal ghiro aversano, noto come anche come il Metasindaco.