Il sindaco Franco Mata-cene cita don Diana per giustificare dissidi interni e grida:  “Non tacerò…ma soprattutto non mollo la poltrona”

 

Il sindaco Franco Mata-cene, assediato da beghe di maggioranza, da accuse di inadeguatezza e reduce da riunioni finite a tarallucci e aceto, ha preannunciato che si difenderà in Consiglio comunale a viso aperto e,  braccia aperte e sollevate al cielo, cancellato per qualche attimo il suo eterno e ormai patetico sorriso, ha indossato il cilicio del martire e ha solennemente proclamato: «NON TACERO!’”.

Un inopportuno richiamo, per spiegare le lotte intestine dovute alla sua (non) politica, alle parole inziali della famosa lettera del sacerdote martire don Peppe Diana. Il quale, però, a prezzo della vita, parlava di camorra e non di beghe da infima politica o di guerre tra galletti nel miserando pollaio della politica comunale.

Mata-cene, se veramente non vuole tacere per rivelare “cose” che non si possono tacere, ha il preciso e sacrosanto dovere verso tutti gli aversani di parlare subito, ora, senza indugio. Questa è proprio l’occasione di dare la prova tangibile di quella famosa trasparenza che ama costantemente evocare come una nenia, ma che sinora si rivelata poco percepita.

Mata-cene non può ammettere che ci sono “cose” che debbono assolutamente essere rivelate e conosciute, perché, evidentemente, sono di una certa gravità, e poi rinviare le sue confessioni al prossimo consiglio comunale. Non può fare come il fedele-infedele che, dopo la confessione, rinvia la penitenza inflittagli dal sacerdote ad una prossima occasione. Se non parla subito, come è suo ineludibile dovere, il suo richiamo (del tutto fuori luogo) al Sacerdote martire con le parole “Non tacerò” si trasforma e viene letto come un inammissibile e minaccioso “avvertimento” a coloro che gli si oppongono e che potrebbero mandarlo a casa. La questione, dunque, proprio per quelle due famose parole riprese da Mata-cene, “Non tacerò”, si è vestita e caricata di una gravità rilevante, che fuoriesce dagli ambiti personali perché riguarda e investe tutta la città.

Solo lui, pertanto, può e deve aprirsi e parlare per portare luce e  cancellare il sospetto che, invece, stia intimorendo gli avversari interni solo per  fini personali. La città ha il sacrosanto diritto di sapere e l’attesa delle sue rivelazioni non è in alcun modo tollerabile : parli, dunque, e lo faccia subito, ad horas!.

E allora, forza e coraggio e, per restare nell’ambito  demagogicamente evocato da Mata-cene, chi è senza voti, lanci la prima pietra e, comunque, beati i franchi tiratori, perché di essi sarà il regno del rimpasto!