IL SILENZIO DEL PALAZZO: SULL’ONCOLOGIA DELL’OSPEDALE “MOSCATI” SMANTELLATA IL SINDACO MATA-CENE E L’AMMINISTRAZIONE RESTANO A GUARDARE E TACCIONO
La decisione di trasferire il reparto oncologico dell’Ospedale “Moscati” di Aversa all’ospedale “Melorio” di Santa Maria Capua Vetere non è soltanto una scelta amministrativa: è uno schiaffo a un intero territorio, ai pazienti che ogni giorno combattono contro la malattia, alle famiglie che li accompagnano e ai professionisti che da anni garantiscono cure, umanità e competenza.La cancellazione del reparto oncologico dal “Moscati” di Aversa non è soltanto una ferita inferta alla sanità locale: è la testimonianza più evidente di un vuoto politico vergognoso, imbarazzante. Questo trasferimento appare come l’ennesimo gioco burocratico che tratta la salute pubblica come una pedina da spostare sulla scacchiera delle convenienze. Ma qui non si parla di carte o di incartamenti: si parla di persone. Un territorio molto esteso come Aversa e l’Agro aversano lasciato scoperto. Un reparto che funzionava, punito inspiegabilmente Il “Moscati” ha sinora assicurato un reparto oncologico operativo, radicato, riconosciuto dai cittadini. Invece di rafforzarlo, si decide di indebolire la rete sanitaria centralizzando altrove u servizio fondamentale, in totale assenza di confronto con la Comunità e con chi lavora nella sanità ogni giorno. E’ intollerabile che scelte così importanti e vengano prese senza ascoltare chi ne subirà le conseguenze. La popolazione, le associazioni e i comitati hanno il diritto e il dovere di opporsi, con fermezza a un ingiustificato e ingiustificabile provvedimento che penalizza i più fragili.In questa vicenda, comunque, c’è un vuoto che ha un nome e un cognome: quello del sindaco Franco Mata-cene e della sua amministrazione, rimasti praticamente immobili mentre un servizio essenziale, vitale veniva sottratto alla città. Di fronte alla decisione di spostare un reparto fondamentale per migliaia di cittadini, ci si sarebbe aspettati una reazione immediata, forte, determinata. E invece? Silenzio. Indifferenza. La sensazione, sempre più diffusa tra i cittadini, è che l’amministrazione abbia preferito “non disturbare” chi ha deciso lo smantellamento, sacrificando il bene della Comunità sull’altare della convenienza politica.La verità è sotto gli occhi di tutti: Aversa avrebbe avuto bisogno di un’amministrazione capace di battere i pugni sul tavolo, di gridare, di protestare, prima che la decisione diventasse definitiva. Invece si è assistito a un atteggiamento remissivo, rassegnato, ignavo, come se difendere la salute pubblica sia un optional e non un dovere istituzionale.La città non può accettare un governo locale che insegue gli eventi anziché anticiparli, che non commenta, che non agisce, che osserva anziché difendere. Aversa non chiede l’impossibile: chiede semplicemente che chi è stato eletto per tutelarla faccia il proprio lavoro. Che alzi la voce. Che contrasti apertamente una scelta che penalizza i più fragili: i malati oncologici, le loro famiglie, gli anziani, chi non può spostarsi con facilità. Invece ci si ritrova con un’amministrazione percepita ormai da tutti come inadeguata, inerte, incapace anche di trasformare la giustificata indignazione popolare in azione politica concreta.Se il palazzo resta in silenzio, la città dovrà fare avvertire il suo sdegno. Comitati, associazioni, famiglie, operatori sanitari, social, stampa locale devono ora dimostrare che non accetteranno passivamente questo trasferimento. Dovranno continuare a fare sentire la propria voce, anche quando chi dovrebbe rappresentarli preferisce tacere.Aversa merita un’amministrazione presente, coraggiosa, determinata. Non una che guarda mentre altri decidono sulla salute e sulla pelle di una vasta popolazione.