Nell’ultimo consiglio comunale, che ha approvato il D.U.P. (documento unico di programmazione), si è verificata l’ennesima rovinosa “scivolata” della maggioranza, con conseguenti ecchimosi e laceranti ferite del metasindaco Francesco Mata-cene e del suo assessore al bilancio Mariano D’Amore. L’opposizione, infatti, con un sibilante fendente di ben motivate contestazioni al documento, ha colpito nel segno e ha costretto l’assessore Mariano D’amore e il sindaco a riconoscerne fondatezza, ammettere con evidente imbarazzo la loro défaillance e a convocare d’urgenza i revisori dei conti per aggiornare e riformulare il parere. L’incidente ha provocato una certa ilarità e ha dato sfogo ad una serie di divertite battute. La più gustosa è stata quella ascoltata dopo lo stizzoso e irato intervento di Mata-cene, che, forse per la prima volta, privato del suo eterno sorriso, ha tentato, senza riuscirci, di giustificare il non lieve errore “tecnico”. Ma come è possibile, è stato commentato tra risate a stento contenute, che un re e un mago abbiano potuto sbagliare proprio nel settore di loro specifica e riconosciuta competenza? Evidentemente, si è aggiunto con compiacimento, quando hanno redatto il Dup erano ambedue in borghese, perché il re si era tolta la pesante corona, e quindi era venuto meno il privilegio dell’infallibilità regia, e il mago non aveva con sé la bacchetta magica, perché si era rotta e l’aveva portata a riparare. Al proposito, non si dimentichi che Mata-cene e D’amore, in occasione della rimodulazione del piano contabile, da stampa amica e interessata erano stati paragonati, senza alcuna ombra di imbarazzo e di ironia, nientemeno che, rispettivamente, a re Artù e al suo consigliere mago Merlino, i due leggendari personaggi della saga arturiana. E qui, per decenza, ogni commento diventa superfluo, perché il paragone…si commenta e arrossisce da solo !
Dopo questo loro esilarante incidente, molti consiglieri comunali si sono sbizzarriti e hanno tirato fuori assai irriverenti paragoni, che però una opportuna discrezione e un doveroso self-control consigliano di non riportare. I maghi e i re, per le loro funzioni, esigono pur sempre un certo rispetto. O tutt’al più, per chi non ama quelle figure, un velato e più elegante sorriso che forse è più urticante di un pur feroce epiteto.