Il pranzo delle beffe e il menù del giorno

Subito dopo la sceneggiata del Consiglio comunale, con annessa autocelebrazione del sindaco farcita di silenzi autoaccusatori, Il sindaco Mata-cene (anche per onorare il nome con il quale è stato ribattezzato e ormai noto a tutti) ha convocato a pranzo la ciurma consiliare con relativi nocchieri e qualche mozzo. Il convivio di corte si è svolto presso il noto ristorante “Peppe ò russo”, al borgo di Aversa. Sono arrivate tre auto: in una, Mata-cene accompagnato dal dilettante allo sbaraglio Alfonso Oliva, tallonatore ufficiale del sindaco, in momentanea e non troppo gradita sostituzione di Federica Turco; in un’altra, Giovanni Innocenti con acclusa Eufrasia Cannolicchio; nella terza, Francesco Sagliocco assistito da Federica Turco.

L’allegra e variegata compagnia, alla quale dopo poco si è unito Orlando De Cristofaro e per poco tempo Federica Nicolò, appena ha visto la tavola apparecchiata, si è buttata a tuffo sulle sedie per assecondare il suo naturale istinto quando si trova in presenza di deschi con interessanti pietanze. Che questa volta, poiché non ancora erano pronte le pietanze di incarichi e deleghe, non hanno causato discussioni o liti per la scelta dei posti.

Che la politica locale sia una questione di stomaco lo si sospetta da tempo. Ma la serata dell’altro ieri presso il noto ristorante cittadino lo ha definitivamente confermato: le deleghe non si discutono in Municipio, si assegnano tra uno “scarpariello”, una sostanziosa ricotta e il tiramisù. La trasparenza amministrativa è garantita: il menu era pubblicato fuori dal locale. Ma anche sul tavolo: antipasto: sospetti, minacce e accuse reciproche; primo piatto: deleghe riconfermate agli assessori che dovevano “essere messi da parte e sostituiti”; secondo piatto: poltrone con colla a prova di strappo e contorno di lista zittita; dolce: silenzio stampa e nuovi incarichi in salsa agrodolce di attesa; digestivo: amaro cittadino.

Finalmente ad Aversa, grazie all’ amministrazione Mata-cene, si è fatta definitiva chiarezza sul significato di ‘tavolo politico”. Chi mangia assieme, governa assieme. Chi protesta, resta a stomaco vuoto. Chi tace, si siede a tavola, aspetta il dolce e forse verrà accontentato.

Morale della favola? Non c’è. Va solo preso atto che la politica Mata-cencelliana ha scoperto la gastro-democrazia.

Persino la lista della moralità (?), quella che tuonava contro questa giunta e chiedeva un rinnovamento e una giunta di alto profilo, è stata zittita e appagata… con un apprezzato secondo piatto. Oggi mastica e inghiotte anche l’incarico caldo in tasca ma con la dignità nel congelatore.

Questi commensali insaziabili e litigiosi che dicevano che volevano cambiare tutto hanno cambiato solo ristorante e, tra vassoi di ipocrisia, bicchieri di asprino e ricche spalmate di ricotta sul pane caldo, si sono anche scambiati qualche piatto.

Alla fine, tutti hanno voluto restare al tavolo e qualcuno spera di parteciparvi quanto prima, perché ha capito che dove si mangia si governa e a tavola si perdona tutto, tranne il vino cattivo.