La politica locale, grazie ai suoi attori e alle sue comparse, è diventata talmente surreale che risulta difficile capire dove finisca la realtà e dove inizi la satira.
Quello che sta accadendo in questi giorni rappresenta uno dei punti più bassi della vita politico-amministrativa di Aversa. Dopo due consigli comunali deserti per mancanza del numero legale, mentre cittadini e imprese attendono risposte su servizi, bilancio, sicurezza e programmazione e vivibilità, la maggioranza è evaporata come nebbia al sole e il sindaco, invece di trarre le dovute conclusioni, ha deciso di sciogliere la giunta per ricomporre la sua personale collezione di alleati.
Il sindaco Franco Mata-cene non ha tratto la conclusione più logica e dignitosa: dimettersi. Invece di assumersi la responsabilità politica di una maggioranza ormai inesistente, ha scelto la strada più comoda per sé e più dannosa per la città: avviare una rinegoziazione di potere, come se l’ente fosse un laboratorio di alchimie politiche e non la Casa di tutti i cittadini.
E così la città resta sospesa, immobile, ostaggio di una commedia politica che ormai da tempo ha smesso di far ridere. La giunta si scioglie, si ricompone, si trasforma; la maggioranza cambia colore come un semaforo impazzito; e il sindaco resta lì, inchiodato alla sua sedia, perché se c’è una cosa che non cambia mai è quanto gli piace fare il sindaco.
La situazione è ancora più grave se si considera il contesto: un’amministrazione nata come “civica”, che prometteva autonomia e pragmatismo, territorialità e lontananza dai partiti, si ritrova oggi a guida di Forza Italia, dopo il passaggio del consigliere regionale Giovanni Zannini (il gestore, purtroppo, della “situazione” aversana) dal centrosinistra dell’area De Luca ai forzisti. Uno spostamento che ha il sapore dell’opportunismo politico, e che cambia gli equilibri senza alcun mandato popolare. I cittadini hanno votato un progetto; ora se ne ritrovano un altro, completamente diverso, frutto di personali accordi interni e non di scelte democratiche. E la democrazia cui si ama fare sempre riferimento? Finita tra le ortiche che affogano quel poco di verde che è rimasto in città.
Invece di riconoscere il fallimento di una maggioranza che non c’è più, Mata-cene ( a parte le risibili sue minacce di dimissioni, che no avverranno mai) tenta di rianimarla in un mercatino di posizioni, deleghe (finte e vere) e promesse. Il tutto mentre la città arranca, i problemi si accumulano e la credibilità delle istituzioni crolla. Questa non è politica: è sopravvivenza al potere. È mercimonio. È mercanteggiamento. La città non merita chi pensa prima alla propria poltrona e solo dopo al bene comune.
Peraltro, secondo alcune autorevoli voci di dentro, lo scioglimento della giunta avrebbe una duplice reale motivazione. La prima: rinegoziare le poltrone assessoriali (e non) alla luce del nuovo assetto del Consiglio dopo le elezioni regionali e del passaggio di Zannini dal centrosinistra al centrodestra. La seconda: il rimpasto sarebbe in effetti una sostanziale simulazione per silurare Olga Diana e Alfonso Oliva, quest’ultimo già in caduta libera ed estromesso (essendo assessore al ramo) dall’organizzazione degli eventi natalizi. Un modo, facendo saltare tutto e tutti, per evitare di provvedere con un licenziamento diretto e immediato solo dei due. Secondo altre bisbigli maliziosi, il rimpasto generale servirebbe, addirittura, per giustificare “politicamente” l’ingresso in giunta di Federica Turco, la Prezzemolina che sta tanto a cuore al sindaco, visto che il suo solo ingresso in giunta con anche la nomina a vicesindaco avrebbe provocato commenti e critiche immaginabili e perciò non graditi.
Ad ogni modo, a prescindere dalle varie ipotesi, il sindaco, che avrebbe potuto concludere lo spettacolo con un atto di dignità prima di tutto, più che di responsabilità (sempre che se ne avverta il significato e il peso) ha scelto la strada opposta: tenere il sipario aperto, costi quel che costi. L’importante, però, é che non costi la sua poltrona.
Infine, è opinione generale che bisognerebbe avere il coraggio di dire basta! Anche una giunta di salute pubblica, come suggerita da qualcuno, resterebbe in carica il tempo di un gatto in tangenziale. Figuriamoci se i consiglieri dell’attuale maggioranza consentirebbero una loro esclusione o di quella degli amici o degli amici degli amici. E, alla fine,non dimentichiamo che persone competenti, serie e “timorate di dio”, si guarderebbero bene dall’entrare in una nuova giunta Mata-cene. Ricordiamoci la fuga a gambe levate dell’ex assessore Mariano D’amore.