GIULIANO: La “Maddalena”, il polo oncologico e la politica degli annunci: il confine tra legittima aspirazione e propaganda elettorale non può essere cancellato

GIULIANO: La “Maddalena”, il polo oncologico e la politica degli annunci: il confine tra legittima aspirazione e propaganda elettorale non può essere cancellato

Pasquale GiulianoPasquale Giuliano·

C’è un vizio antico della politica: prendere un’aspirazione legittima, rivestirla di solenni dichiarazioni istituzionali e presentarla ai cittadini come se fosse ormai una conquista acquisita. È quanto si rischia di fare, ad Aversa, con la prospettata realizzazione di un polo oncologico pubblico nell’area dell’ex ospedale psichiatrico “La Maddalena”.

Sia chiaro: potenziare la sanità pubblica nell’Agro aversano è un obiettivo assolutamente condivisibile. Migliorare la prevenzione, accelerare le diagnosi e garantire cure oncologiche adeguate sono necessità che non hanno colore politico, anche se qualcuno cerca di piantarvi le proprie insegne. Ma proprio la rilevanza della questione impone di sottrarla alla retorica degli annunci e di ricondurla alla concretezza degli atti, delle risorse e della programmazione sanitaria. Perché tra desiderare un’opera e poterla realizzare esiste una distanza che nessuna dichiarazione politica può colmare, nemmeno sventolando una bandiera sullo sfondo.

Anzitutto, una precisazione doverosa: l’idea del polo oncologico nella “Maddalena” non nasce oggi e non appartiene in esclusiva ad alcun partito. La proposta fu avanzata anni fa dal direttore generale della ASL Caserta, Amedeo Blasotti, e il sottoscritto era presente all’incontro pubblico in cui venne annunciata. È un dato che merita di essere ricordato per ristabilire la verità dei fatti e impedire che una questione di interesse collettivo venga trasformata in una rendita politica da spendere nella prospettiva delle prossime elezioni nazionali. Le idee non diventano proprietà di chi, al momento opportuno, riesce a riproporle con maggiore efficacia comunicativa. E un progetto non acquista maggiore consistenza soltanto perché viene rivendicato da chi cerca di accreditarne la paternità. La politica, del resto, può accampare meriti, ma non può riscrivere la cronologia a proprio uso e consumo per adeguarla al calendario elettorale o per tentare di fregiarsi di qualche medaglia.

A sostegno dell’iniziativa vengono spesso richiamati l’ordine del giorno della Camera dei deputati del 29 dicembre 2025 (sul quale è opportuno precisare che il Governo espresse parere negativo e che, soltanto dopo una riformulazione, l’atto risulta registrato con un’espressione generica e priva di una concreta declinazione operativa: “impegna il governo a valutare l’opportunità di valutare” l’istituzione del polo oncologico. Un bizantino capolavoro di prudenza, nel quale si valuta di valutare in attesa di valutare); la mozione regionale approvata all’unanimità il 24 giugno 2026; le mozioni di un paio di Comuni dell’Agro e la deliberazione del 5 maggio 2026 dell’ASL Caserta, relativa, secondo quanto dichiarato, all’approvazione di un “Documento di fattibilità”. Sono atti da esaminare con serietà, non da liquidare pregiudizialmente. Ma neppure da esibire come certificati di un’opera ormai prossima alla realizzazione.

Questi atti possono esprimere indirizzi politici, raccogliere consenso, sollecitare decisioni, indicare obiettivi, promuovere interlocuzioni istituzionali. Ma, a voler essere tranchant, un ospedale non si realizza con una mozione, non si finanzia con un comunicato stampa e non si rende operativo con un voto unanime; né, tanto meno, possono sostituire la programmazione sanitaria, dalla quale dipende la coerenza dell’iniziativa con le esigenze assistenziali del territorio e con l’organizzazione della rete oncologica regionale. È una distinzione elementare, ma decisiva che va sottolineata per evitare di alimentare nei cittadini un’aspettativa che potrebbe rivelarsi assai più solida nelle dichiarazioni che nei fatti. Purtroppo, l’edilizia sanitaria non funziona per acclamazione; né, fortunatamente, asseconda necessità partitiche o di un momento elettorale.

La stessa deliberazione dell’ASL, per quanto rappresenti un passaggio da approfondire, non può essere presentata come la prova che il polo oncologico sia ormai destinato a sorgere, ma deve invece essere valutata per il suo contenuto effettivo e per le eventuali e documentate previsioni contenute. Quali sono i costi complessivi dell’intervento? Quali risorse sono state individuate? Quale fabbisogno sanitario giustifica la struttura? Quali tempi si possono ragionevolmente presumere, escludendo quelli elettorali? E quale rapporto avrebbe il nuovo polo con la rete dei servizi oncologici già esistenti? Sono queste le domande che dovrebbero guidare il confronto. Non le accuse di fantasia rivolte a chi solleva dubbi, né le repliche di chi scambia il richiamo a quegli atti per la dimostrazione della fattibilità. Perché citare e aggrapparsi a un documento non significa averne dimostrato la capacità di produrre risultati.

Anche per questo è significativo che la richiesta di convocazione del Consiglio comunale di Aversa sia stata sottoscritta da quattordici consiglieri, tra i quali esponenti del centrodestra. Quelle firme bipartisan non testimoniano altro che la disponibilità a discutere una questione che riguarda l’intera comunità, non necessariamente l’adesione incondizionata a ogni presupposto del progetto. Partecipare al confronto non significa rinunciare alle obiezioni. Al contrario, significa rivendicare il diritto di chiarire le criticità nella sede istituzionale, evitando che il dissenso venga strumentalmente presentato come un’avversione pregiudiziale al polo. È un artificio fin troppo comodo quello di dividere il campo tra chi sarebbe favorevole alla salute dei cittadini e chi, chiedendo concretezza e garanzie, sarebbe pronto a ostacolarla. La tutela della salute non è una bandiera di partito e il controllo sulla fattibilità di un’opera pubblica non è un atto di ostilità, ma di responsabilità: è un preciso dovere politico e amministrativo. La dialettica democratica non prevede che chi pone domande debba essere automaticamente arruolato tra i nemici del progetto.

Nemmeno il richiamo alla “Terra dei Fuochi” può diventare una scorciatoia argomentativa. Le preoccupazioni ambientali e sanitarie dell’Agro Aversano meritano risposte concrete, ma proprio per questo occorre dimostrare, dati alla mano, quale soluzione sia più efficace per i bisogni della popolazione. La necessità di rafforzare l’assistenza oncologica non dimostra automaticamente che una nuova struttura alla “Maddalena” sia la scelta migliore, né, comunque, esonera dal valutarne, responsabilmente, fattibilità, costi, utilità e sostenibilità.

Resta, poi, una questione che il dibattito tende a relegare in secondo piano: il futuro della “Maddalena” non può essere ridotto alla ricerca di una funzione capace di riempire quel sito.

Il complesso custodisce una memoria storica, sociale e umana che impone una visione più ampia. La sua rigenerazione dovrebbe essere il risultato di una scelta ponderata, capace di conciliare recupero architettonico, servizi alla persona, cultura, ricerca, spazi verdi e restituzione del patrimonio alla città. Un presidio sanitario potrebbe eventualmente concorrervi, ma non dovrebbe essere assunto come soluzione indiscutibile prima ancora di averne dimostrato la concreta realizzabilità e confrontato le alternative. La “Maddalena” non è un vuoto da riempire, né un’occasione da sfruttare per conquistare visibilità. È un bene prezioso della comunità e, come tale, merita un progetto all’altezza della sua storia e del suo futuro, non un progetto cucito addosso alle convenienze elettorali. Con le urne all’orizzonte e i candidati già in modalità volantino, sarebbe fin troppo facile trasformare il polo oncologico in una promessa capace di suscitare consenso. Più difficile, e certamente più utile, sarebbe spiegarne, con competenza e precisione, la necessità nel contesto della rete esistente, individuare le risorse disponibili e indicare le garanzie per passare dalle parole ai fatti.

È qui che si misura la differenza tra una politica che governa e una politica che si limita a comunicare. La prima costruisce percorsi amministrativi verificabili; la seconda cerca di far coincidere l’annuncio con il risultato. Il polo oncologico può essere una prospettiva da perseguire, ma non può essere venduto come un’opera già conquistata. La “Maddalena” non ha bisogno di padrini politici, né di promesse confezionate per la stagione elettorale: ha bisogno di un progetto serio, di risorse certe e di decisioni capaci di resistere alla prova dei fatti.

In definitiva, una mozione può raccogliere voti, un comunicato può alimentare aspettative e firme bipartisan possono persino procurare consenso, ma nessuno di questi strumenti, da solo o insieme, pur amplificandone il significato fino a suggerire una certezza che essi non possiedono, può trasformare una prospettiva ancora tutta da verificare in una promessa già pronta per essere spesa sul piano politico ed elettorale. La retorica può moltiplicare le promesse, non i finanziamenti.

Il diritto alla salute, la memoria della “Maddalena” e le aspettative di un’intera comunità meritano qualcosa di più di una promessa pronunciata nel momento politicamente più conveniente. Meritano, invece, la verità dei fatti, la serietà delle scelte e la concretezza dei risultati.

                                             Pasquale Giuliano

                                        Presidente di “ALLEANZA per l’ITALIA”