Che vergogna: Aversa, la città più sporca della provincia !

Che vergogna: Aversa, la città più sporca della provincia !

Un tempo si parlava di emergenze per indicare eventi straordinari. Qui, invece, siamo davanti alla cronicizzazione dell’incapacità. Dal consiglio comunale aperto per discutere dell’emergenza rifiuti, svoltosi ieri, è emerso un quadro che definire drammatico è persino riduttivo: una città sporca, abbandonata, umiliata. ” La città più sporca della provincia”, è stata qualificata così proprio dagli addetti al settore dell’igiene urbana che sono intervenuti nella discussione. Che vergogna! Che imbarazzo! La più sporca non per fatalità, non per un’alluvione o per un cataclisma, ma per inerzia politica, per superficialità amministrativa, per colpevoli omissioni.

Quasi seicentomila euro al mese il costo di questa immonda e vergognosa emergenza della (non) igiene urbana. Una cifra enorme, sottratta alle tasche degli aversani, che non produce un servizio degno di questo nome. Un appalto scaduto da tre mesi, una proroga in scadenza tra poco, nessuna nuova gara concretamente avviata. E ora si si scopre anche che, nella migliore delle ipotesi, se ne parlerà l’anno prossimo. Nel frattempo, la città affoga e, con questa guida politica, continuerà ad affogherà nei rifiuti.

Numerose sono state le notizie che si sono apprese solo grazie al dibattito di un consiglio comunale voluto e richiesto dall’opposizione. La ditta appaltatrice, malgrado ne sia contrattualmente obbligata, interviene solo sporadicamente per la pulizia delle caditoie, che sono tutte intasate; non provvede al taglio dell’erba sui cigli delle strade, che sono invasi dall’incuria; non manutiene il verde degli istituti scolastici; trascura lo svuotamento delle fatiscenti isole ecologiche interrate, essendo sprovvista di un macchinario adeguato; delle 106 unità operative previste, ne impiega poco più di 90. Insomma, un servizio monco, inefficiente, palesemente inadempiente perché incontrollato.  E i risultati sono sotto gli occhi sdegnati di tutti. E noi paghiamo!

Tra l’altro, si è appreso che la raccolta differenziata è precipitata al 30%, al di sotto dei limiti di legge e perfino dei risultati raggiunti dalla precedente amministrazione. Un tracollo che non ha giustificazioni, se non l’assenza di capacità politica, di guida e di controllo.

Di fronte a questo scenario indecoroso e deprimente, il sindaco Franco Mata-cene ha scelto la strada più comoda per la sua fuga: scaricare le responsabilità sulla struttura comunale. Una difesa d’ufficio di se stesso condita naturalmente con l’abituale esercizio di autocelebrazione, senza riscontro nei fatti. Solo poche settimane fa era stato presentato da stampa amica come il “risolutore” dell’emergenza. Oggi, invece, si scopre che nulla è stato risolto, perché nulla è stato fatto, perché non si ha la capacità di fare. Anzi, tutto è peggiorato. Mata-cene e chi per lui avevano promesso il ripristino del porta a porta: non è avvenuto. Avevano assicurato interventi decisivi: non pervenuti. Avevano minimizzato le criticità che però ieri, nel corso del consiglio comunale aperto, sono esplose in tutta la loro gravità. E, paradosso dei paradossi, mentre la città affonda nella sporcizia, si osa persino evocare la candidatura a “città della cultura”. Ma quale cultura può attecchire nell’abbandono più vergognoso in cui è precipitata Aversa? Quale credibilità può vantare un’amministrazione che non sa garantire neppure l’ordinaria igiene urbana?

Da due anni il sindaco e la sua giunta dimostrano di non saper governare un settore cruciale per la salute pubblica. Perché qui non si parla solo di decoro, ma di tutela sanitaria, di dignità civile, di rispetto per i cittadini che pagano tasse salate per ricevere in cambio solo disservizi, attentati alla loro salute e omertosi silenzi.

Le scuse sono diventate infantili, le giustificazioni stucchevoli, la negazione delle responsabilità offensiva per l’intelligenza degli aversani. La legge, come esattamente è stato fatto rilevare nel corso del dibattito, attribuisce al sindaco poteri precisi per intervenire a tutela della salute pubblica. Se, in questa emergenza, non li esercita, ne risponde politicamente e moralmente.

La domanda finale, allora, non può essere elusa: di chi è la colpa? Non di astratte “strutture”, non di generici “problemi ereditati”, non del destino cinico e baro. La responsabilità, comunque, è di chi governa.

Quando il governo fallisce in modo così plateale, non ci si può rifugiare, nel patetico tentativo di scusarsi, come ha fatto Mata-cene, nella narrazione di incontri fatti , di riunioni in prefettura, di solleciti rivolti a Tizio  e a Caio o di burocratiche richieste protocollate. Serve solo tirare fuori gli attributi per assumersi le proprie responsabilità e per provvedere a intervenire nell’emergenza con misure tempestive ed efficaci. Se non li si possiedono, bisogna avere il coraggio e la dignità di ammetterlo, di farsi da parte e sperare di essere al più presto dimenticato.