Buon Ferragosto alla nostra amata città!
Che poi “amata” può sembrare un parolone, perché ormai la amiamo come si ama una vecchia zia scorbutica ma verso la quale proviamo un amore viscerale: ci fa disperare, ma le vogliamo, malgrado tutto, ancora molto, molto bene, perché ci siamo nati, ci ha visto crescere, perché ha accolto chi l’ha scelta, perché nei momenti tristi e sciagurati come quelli che stiamo vivendo sa reagire con forza e dignità. Anche se qualcuno, là dove si decide il destino urbano (o si dovrebbe decidere), ha pensato bene di trasformarla in un percorso a ostacoli permanente.
In poco più di un anno siamo passati da “città da vivere” a “città da evitare”, con un’efficienza che – se fosse stata impiegata per fare il bene – ci avrebbe già portato tra le capitali europee della qualità della vita. Invece, qui si aprono cantieri come palcoscenici per ridicole esibizioni di qualche amministratore, marciapiedi sbriciolati, traffico da videogioco, sporcizia che potrebbe essere considerata patrimonio immateriale e un “verde” che, in mancanza di cura e acqua, preferisce suicidarsi con auto combustione. Il tutto in una sorta di rassegnazione collettiva che, comunque, è quanto mai necessario vincere e superare con proteste energiche e motivate.
E nel frattempo? L’amministrazione?
Serena. Tranquilla. Puntuale solo nelle indennità di carica, che – guarda caso – vengono mensilmente elargite con una ancora ingiustificata generosità. Gli aversani tirano la cinghia, ma i compensi no, quelli non fanno mai la dieta.
Ci dicono che “i problemi sono complessi”. Certo.
Ma la realtà è semplice: la città è ingestibile perché viene gestita con la leggerezza e l’incompetenza di coloro che non riuscirebbero nemmeno a governare una bocciofila di un paesino.
Ci ritroviamo, per di più, una città che per colpa di qualcuno mostratosi disposto a tutto pur di soddisfare la propria patetica, ingiustificabile vanagloria, è diventata vassalla di inquietanti personaggi del tutto estranei alla nostra cultura e alla nostra storia; che anzi, con la loro presenza sviliscono il nostro passato, imbarbariscono il nostro presente e ne pregiudicano anche il futuro. Eppure, nonostante tutto, Ferragosto arriva anche qui. Con il suo caldo, le sue ferie e quella voglia di staccare la spina. Ma anche con la sensazione che, mentre noi cerchiamo un po’ di sollievo all’ombra, qualcun altro si è messo all’ombra da tempo, stravaccato su una comoda poltrona e pagato da noi, ovviamente.
Auguri, allora, a chi protestando ci mette la faccia ogni giorno. A chi tiene aperto un negozio in mezzo al deserto urbano. A chi ancora saluta il vicino, anche se il cassonetto lì accanto non viene svuotato da giorni. A chi spera. A chi, nonostante tutto, non si rassegna a vedere la propria città trasformata in un campo di prova per esperimenti di malgoverno.
Ferragosto passa. L’estate finisce. Ma l’incompetenza, quella, con questi amministratori, è per tutte le stagioni. Speriamo che quella che stiamo vivendo sia l’ultima, per loro. Teniamoci pronti.