Aversa, la città sospesa tra improvvisazione, inadeguatezza e sudditanza politica
C’è un silenzio che pesa più del rumore. È quello che avvolge Aversa da quando (da sempre, in pratica) la sua amministrazione sembra aver smarrito non solo una direzione politica, ma persino una grammatica istituzionale riconoscibile. Una città che storicamente ha saputo essere centro e riferimento, oggi appare ridotta a periferia di se stessa. Una città allo stato (non)governata da una giunta sciolta, ridotta a corpo senza ossatura e guidata da un sindaco che si smentisce con una regolarità metodica. Le dichiarazioni si rincorrono e si contraddicono, gli annunci si dissolvono nel giro di qualche giorno, le promesse si ribaltano senza che vi sia mai un’assunzione di responsabilità. Non è l’errore, in politica, a delegittimare un amministratore, ma è l’assenza di un progetto, la rinuncia alla coerenza e alla dignità, l’incapacità di tenere insieme parola e azione.
Il risultato è una città in ginocchio: la giunta in un limbo opaco e ribollente, servizi incerti, programmazione inesistente, un tessuto urbano e sociale che attende risposte mentre il sindaco sembra occupato soprattutto a giustificare se stesso. Aversa non soffre solo di cattiva gestione; soffre di un vuoto decisionale mascherato da governo.
E qui emerge la questione più delicata, quella che molti cittadini sussurrano e quasi nessuno affronta apertamente: la percezione, sempre più diffusa e ormai diventata certezza di un Mata-cene politicamente eterodiretto. La sensazione è che le scelte non nascano in Consiglio comunale né nella dialettica cittadina, ma vengano assunte altrove, in ossequio a equilibri pseudopolitici che nulla hanno a che fare con l’interesse della comunità aversana.
Il rapporto con il consigliere regionale Giovanni Zannini — figura politicamente ingombrante e determinante nella genesi di questa imbarazzante sindacatura di Franco Mata-cene— appare, agli occhi dell’opinione pubblica, come un vincolo più che come un dialogo. Non una collaborazione istituzionale, ma una subordinazione politica che svuota il ruolo del sindaco, riducendolo e mortificandolo a esecutore più che a decisore.
Però, quando un sindaco rinuncia alla propria autonomia, la città smette di essere governata e comincia a essere amministrata per procura. Una procura, peraltro, che non può che destare anche una certa preoccupazione, non solo per le vicende personali di Zannini – indagato per gravi reati -, ma anche per il fatto che sindaci e amministratori di cui si è circondato, e a lui legatissimi, vengono sempre più spesso sottoposti anch’essi all’attenzione della magistratura penale, come in questi ultimi giorni è accaduto al sindaco di Castelvolturno.
Aversa non merita e non ha bisogno di un sindaco di facciata – che per di più si auto-smentisce di continuo – , di una giunta che galleggia e si dibatte come un capitone di Natale per essere riconfermata e per scongiurare il “pericolo” di una giunta di alto profilo ( come più volte ha annunciato, ma poi regolarmente smentito, lo stesso Mata-cene). La città merita una politica capace di scegliere, di spiegare, di assumersi il rischio delle decisioni. Merita un sindaco vero che risponda ai cittadini, non al suo sponsor o al suo portavoce.
La domanda, ormai, non è più se questa amministrazione stia fallendo o, com’è evidente, se sia già fallita. La vera domanda è quanto ancora Aversa dovrà pagare il pesante prezzo di questa inadeguatezza, prima che la Politica ritrovi dignità, autonomia, coraggio e un sindaco vero.