Mentre ieri il consiglio comunale, come una nave cannoneggiata da tutte le parti , affondava tra sfiducie e abbandoni dell’aula consiliare, il nostro impavido(!) sindaco, mito dell’immobilismo, paladino dell’autoconvincimento e campione di autosmentite, restava in piedi come il violinista del Titanic: solo, senza violino, senza musica, ma disponibile a intrattenere con una sua esibizione canora i residui consiglieri di maggioranza per indurli a non abbandonare l’aula. Magari, con quella canzone dell’ultimo festival di San Remo che ha come ritornello “cuoricini, cuoricini”. Si, proprio quelli che hanno disegnato sulla loro scheda, quando hanno votato la mozione di sfiducia, i tre consiglieri della maggioranza che hanno inteso silurare e affondare Orlando De Cristofaro con questo perfido linguaggio “cardiaco”. Due assessori cacciati a furore di mozione, un gruppo consiliare -quello di Aversa Azzura a trazione Patriarca – Martusciello- Dello Vicario – che se ne va sbattendo la porta al grido “vergognatevi”, e lui? Niente. Appena un sopracciglio sollevato, uno sguardo labirintico e un leve appannamento del suo sorriso pret-à-porter, ormai ridotto a smorfia. Non è escluso che il sindaco di gomma, ribattezzato Bibendum – l’omino Michelin – per come si fa rimbalzare ogni cosa sul petto tatuato con la fascia, abbia voluto interpretare la sfiducia come un invito a restare più a lungo. Del resto, nel suo mondo, dove la realtà è solo un’opinione, anche la dignità politica può essere sospesa, come una ZTL o una scadenza fiscale. Ora Aversa si chiede retoricamente: “Ma si dimetterà? Ma sì che si dovrebbe rimettere, caspita!”. E lui, forse, risponderà con uno di quei suoi comunicati pieni di frasi passive e parole come “rilancio”, “visione”, “nuovo corso, “progetto rinforzato” o con qualche altra frasetta presa dallo scaffale impolverato dei suoi slogan. Insomma, tenterà di definire “manutenzione ordinaria” la riparazione del crollo del tetto sulla sua testa.L’amministrazione è in fiamme, la barca fa acqua da tutte le parti, l’equipaggio è in gran parte scappato … ma il capitano resta a bordo. Non per coraggio, che se “uno non ce lo ha mica se lo può dare”. È che non vuole capire cosa sta succedendo perché, per bieca convenienza, rifiuta di ammettere le disastrose conseguenze dell’autotreno che lo ha investito. O forse spera che, minacciando le dimissioni (o rassegnandole per finta, con l’intenzione di ritirarle dopo i fatidici 20 giorni) e con il conseguente terrore dei suoi consiglieri di un ritorno a casa, riuscirà a rappezzare i brandelli della maggioranza?Intanto le linee telefoniche con Mondragone sono diventate bollenti e si resta in religiosa attesa di ordini superiori.Insomma, siamo al fondo del baratro in cui è precipitata la città.