Aversa, disastro Casa della Cultura. Giuliano: “Incultura dell’abbandono uccide la memoria”

Aversa, disastro Casa della Cultura. Giuliano: “Incultura dell’abbandono uccide la memoria”

scritto da Redazione Pupia Tv 23 Maggio 2026

Aversa (Caserta) – di Pasquale Giuliano – Gli atti di sciacallaggio e vandalismo che hanno devastato la “Casa della Cultura” intitolata a Vincenzo Caianiello non sono soltanto l’ennesima pagina di degrado urbano e civile: rappresentano una vergogna pubblica, un oltraggio morale, una ferita inferta alla memoria di uno dei figli più illustri della nostra città.

La responsabilità più grave non ricade soltanto sulle mani miserabili di chi ha saccheggiato e distrutto, ma sull’inerzia colpevole di un’amministrazione che, da tempo, ha lasciato quella struttura chiusa, abbandonata, esposta al decadimento e alla profanazione. E quando le istituzioni rinunciano a custodire i luoghi della cultura, spalancano esse stesse le porte alla barbarie. È necessario ricordarlo, soprattutto ai più giovani e a quanti non ne conservano memoria: Vincenzo Caianiello non fu semplicemente un grande giurista. Fu una delle più alte espressioni dell’intelligenza italiana del Novecento, un uomo che onorò lo Stato attraverso il rigore morale, il sapere e il servizio alle istituzioni. Ho avuto il grande privilegio di essergli stato vicino da sempre, dapprima quale discepolo e allievo, poi da amico, sino agli ultimi tratti della sua esistenza.

La sua vicenda umana e professionale è scolpita nella storia repubblicana: presidente di vari Tribunali amministrativi regionali, presidente di sezione del Consiglio di Stato, presidente del Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia, ministro della Giustizia, presidente della Corte costituzionale, accademico di straordinaria autorevolezza, ordinario di diritto amministrativo alla Luiss “Guido Carli”, rettore dell’Università per stranieri di Perugia,  autore di un manuale che ha fondato e orientato la moderna scienza del diritto processuale amministrativo. Durante il governo di Giovanni Spadolini, di cui fu capo di gabinetto, presiedette la commissione incaricata della revisione del Concordato tra Stato e Chiesa (noto come “Patti Lateranensi”), poi sottoscritta dal governo guidato da Bettino Craxi. Fu un passaggio storico decisivo nei rapporti tra la Repubblica e il Vaticano, ed Enzo ne conservava un orgoglio legittimo, alimentato anche dal riconoscimento ufficiale ricevuto dalla Chiesa per l’alto contributo scientifico offerto a quella riforma.

La mia frequentazione con lui e con i suoi fratelli – Girolamo, autorevole giurista e presidente della Corte dei conti, figura fondamentale della mia adolescenza (era l’Akela, il capo del branco dei “lupetti” in cui mi “arruolò”); Carlo, magistrato ordinario e anch’egli valente giurista; Peppino, scomparso prematuramente – si protrasse sino agli ultimi anni della sua vita, intensificandosi a Roma durante la mia esperienza parlamentare. Vedere oggi il luogo che porta il suo nome ridotto a simbolo di abbandono e di distruzione suscita non soltanto grande amarezza, ma un’indignazione profonda. È indispensabile che la “Casa della Cultura” venga immediatamente restituita alla città in condizioni di piena dignità e agibilità. Pertanto, va sostenuto con forte determinazione e con utili iniziative il comitato civico che apprendo essersi costituito per la riapertura del “Centro Caianiello” per spezzare l’inerzia di questa amministrazione e costringerla finalmente ad assumersi le proprie responsabilità.

Quella struttura deve tornare a essere ciò che avrebbe sempre dovuto restare: un presidio di civiltà, un tempio della conoscenza, un simbolo vivo della cultura aversana e un omaggio a uno dei figli migliori della città. Vi è qualcosa di intollerabile, quasi osceno, nel vedere un’amministrazione che pretende di candidare la città a “Capitale della Cultura” lasciare marcire proprio la “Casa della Cultura”. È la rappresentazione plastica di una retorica vuota, di una politica che usa la parola “cultura” come ornamento propagandistico mentre abbandona e immiserisce i suoi luoghi, i suoi simboli, la sua memoria. E allora sia detto con chiarezza: non basta indignarsi davanti ai vandali e agli sciacalli. I vandali e gli sciacalli arrivano dopo. Prima viene l’abbandono. Prima viene il silenzio delle istituzioni. Prima viene la colpevole e indecorosa indifferenza di chi avrebbe avuto il sacrosanto dovere di custodire, proteggere, tramandare. Ed è questa la colpa più grave e inescusabile di coloro che non vi hanno provveduto.