Nell’ultimo Consiglio comunale, un gruppo di ben nove consiglieri di maggioranza presentò, all’insaputa del sindaco e firmato dal presidente del Consiglio Giovanni Innocenti, un emendamento alla delibera, già approvata all’unanimità dalla Giunta, che stanzia tre milioni di euro per la ristrutturazione di scuole, strade e verde pubblico. L’emendamento, oltre a disporre una diversa distribuzione delle somme tra i vari assessorati, rappresentava, soprattutto, un minaccioso “avvertimento”, se non un vero e proprio colpo di mano con annessa sfiducia, al sindaco.Matacena, per non perdere completamente la faccia, chiese una sospensione del Consiglio e tenne una immediata riunione con tutti i suoi, nel corso della quale, dopo che si sprecarono offese, trivialità e voli di sedie e tavolini, minacciò di dimettersi per indurre i cospiratori a ritirare l’emendamento. Naturalmente nessuno gli credette, perché tutti hanno da tempo compreso che Matacena ormai vive solo per crogiolarsi nella sua carica, visto che porta la sciarpa di sindaco come i pavoni portano la coda a ruota. Ma tutti però si resero conto, per evitare una eventuale incontrollabile implosione e un possibile loto ritorno a casa, che era opportuno (solo) fingere di accontentarlo. E così avvenne. L’indomani, Matacena, per giustificare in qualche modo l’imbarazzante situazione, tenne una conferenza stampa, preventivamente annunciata da giornali amici, per tenere sulla corda i cospiratori e i loro sodali, come quella di possibili dimissioni. Senonché, in quella occasione, vestendo i panni del compianto cantante napoletano Mario Merola,il sindaco rimise timidamente sul tavolo, ma solo in maniera vaga e blanda, una mera ipotesi di un suo abbandono, nel caso di altri eventuali colpi di mano dei suoi e, allo stesso tempo ma in maniera struggente tenne a far pesare la impegnativa fatica di amministratore alla quale si stava sobbarcando. E fu a quel punto che, facendo riferimento a “mammà”, alla quale ormai per i suoi impegni non riusciva più a farle visita con la frequenza di una volta, evocò, nella sostanza, la famosa canzone di quel compianto cantante (“Lacreme napulitane” : mia cara madre … e me ne costa lacreme ‘sta sindacatura!). Sul viso di qualcuno dei presenti fece capolino anche una lacrima, ma non fu chiaro se per il ricordo di Merola o per le fatiche di un Matacena lontano da mammà.Stamani, in una intervista al giornale “Il Mattino”, il sindaco dopo avere chiuso e blindato in cassaforte i suoi finti intenti dimissionari, li ha fatti del tutto sparire dal suo eloquio e ha comunicato di avere ceduto alle più che pressanti richieste di assegnazione di deleghe ai consiglieri di maggioranza.Tutto, quindi, com’era prevedibile e tutto come era stato puntualmente previsto. Per la verità, nessuno aveva mai creduto alle minacce di abbandono di Matacena , e ora, per di più, nessuno gli crede e mai più gli crederà.E’ però raccapricciante ma non sorprendente verificare che il sindaco e la sua maggioranza stanno mostrando di non avere una cultura politica sufficiente nemmeno per fingere di averla. Senza alcun imbarazzo, con questa programmata distribuzione di potere e di gestione, costoro stanno in sostanza costituendo, sul patto di una reciproca e immaginabile convenienza, un sistema di potere che si arroccherà nella nostra città, delle cui sorti sinora hanno mostrato un totale disinteresse.E le promesse e gli impegni della campagna elettorale, come la giunta “di alto profilo”, la giunta che “ci avrebbe stupito”, l’ascolto della città, la partecipazione, il coinvolgimento attivo dei cittadini e così via blaterando? Certo, nessuno ha creduto che fosse tutto vero. Ma non tutti hanno creduto che fosse falso. Dopo appena sei mesi la città, nelle miserrime condizioni in cui giace, si trova così consegnata nelle poco affidabili mani di costoro ed è costretta ad assistere già ad un sostanziale rimpasto, che creerà ulteriore confusione ed evidenzierà ancora di più pressapochismo, incapacità e una gestione personalistica del più bieco e clientelare potere e dei suoi annessi. E non si trascuri che tutto ciò sta avvenendo in nome di un civismo farlocco, dietro al quale ci sono spregiudicati gestori di reti clientelari, virtuosi delle porte girevoli ed esponenti che in un suo intervento in Consiglio comunale, proprio Matacena ha ritenuto responsabili del degrado di Aversa. La città si trova quindi sotto la guida di un sindaco che vuole apparire come uno che crede molto in qualcosa anche se non sa bene in cosa e che, pur ripetendo spesso un noto proverbio africano (Da soli si va veloci, insieme si va lontano), finge di non capire o di non accorgersi che l’”insieme” di quel proverbio, in politica, vuole significare una “compagnia” affidabile, preparata, coesa e di sani e condivisi principi. Solo così si può andare lontano, altrimenti si rischia di finire in stanze che non si augurano a nessuno o in un baratro. In quello nel quale gli aversani stanno precipitando, visto che assistono a degenerazioni di assolutismi personalistici e autocrazie e, pertanto, al trionfo di una politica del tutto erosa da vuoti identitari e disposta e disponibile solo a logiche spartitorie alle spalle e sulle spalle di una città abbandonata e in ginocchio.