Il Mito che diventa legenda

Stasera in cielo la luna si presenta con la delicatezza del suo primo quarto e chiama a raccolta tanti ricordi, in questa notte che rimane magica per tutti i bambini che come me ora hanno molto più di sessant’anni. Questa notte nella nostra memoria è rimasta carica di ogni mistero dolce. La mia generazione ha conosciuto tante privazioni, ma anche tante speranze, e nell’impasto con le speranze anche le privazioni risultavano prive di quel dolore che hanno le frustrazioni e alla fine ci mettevano nelle migliori condizioni per valorizzare l’attesa che proprio quelle speranze autorizzavano e da allora non ce ne siamo più liberati, per cui ancora oggi risultiamo più forti nelle prove della vita. Ci sono tradizioni cittadine e poi ci sono tradizioni familiari, come si sa anche le emozioni parlano dialetto, con accento familiare, per cui quello che è espresso nella comunità cittadina può avere una sfumatura familiare tutta particolare. Ma credo che sia capitato a tutti, almeno piccini piccini, di aspettare nella notte tra il 5 e il 6 di gennaio la Befana. Detto così, sembra di alludere solo ad una tradizione. Io, invece, voglio alludere proprio all’attesa del mistero di una vecchia donna, brutta, ma non cattiva, piena di poteri magici. Il primo potere magico non era quello di volare in groppa ad una scopa, nè quello di intrufolarsi in case prive di grosse aperture e di non farsi sentire a nidiate spesso numerose di bambini curiosi. No. Il primo potere magico era di fare il miracolo di trovare un giocattolo e rendere felici tanti bambini, spuntando dal nulla di ogni aspettativa e di materalizzare un dono, che fino a qualche ora prima del suo arrivo era vissuto come altamente improbabile, per non dire impossibile. Questa era la magia di cui eravamo altamente consapevoli, di questa magia noi siamo stati testimoni e avremmo dovuto avere veramente un cuore di pietra se non vi avessimo creduto, se non avessimo creduto che, a dispetto di tante privazioni, un desiderio a lungo coltivato, a lungo frequentato, ma a lungo anche addomesticato e con mille parole anche scoraggiato, tanto eravamo lucidamente consapevoli di tante difficoltà, improvvisamente poteva uscire realizzato da qualcosa che veniva da fuori, che leggeva nel cuore e che non era nelle possibilità quotidiane e se ne rimaneva conquistati. Conquistati per sempre. Conquistati al punto tale, che, stasera, la mirabile luna che in cielo misteriosa ascende, proprio a quella magia mi ha richiamato. E mi sono venuti in mente tanti miracoli di questa notte definitivamente magica. Di uno ho voglia di raccontare: il miracolo di una macchina schiacciasassi, quelle macchine col rullo compressore, a cui bisogna dare la carica e poi vanno in autonomia per alcuni metri, con tutte le luci intermittenti e anche i segnali acustici di allarme. Una macchina tanto bella l’avevo vista ad Aversa, da Mangiacapra, “Balocchi e Profumi”, lì dove via Seggio cominciava a diventare più solenne. Mamma, lo ha sempre detto che sapevo censurare da me stesso ogni desiderio che era aldisopra delle sue possibilità, anche in considerazione che non ero solo, ma da solo, dovevo pensare che doveva esserci una possibilità anche per il più piccolo dei miei fratelli. Non ci voleva una grande intelligenza per guardare a quella macchina schiacciasassi come ad un desiderio proibito. E dovetti dirlo non solo con gli occhi, e così bene con tutti gli altri strumenti dell’anima mia da commuovere quella vecchia brutta e non cattiva. Sicchè quando al mattino, di primo mattino si capisce, perchè le magie hanno bisogno di un’atmosfera tutta particolare e di una particolare luce, mi ritrovai ai piedi del letto quel pacco tanto bello mi sembrò di averlo allucinato. No, non era allucinazione e se non era allucinazione era per forza la magia della Befana. Poi si meravigliano quando parlo di poesia e di tante emozioni a cui non possiamo guardare con animo disincantato. Dentro abbiamo avuto avuto davvero contatto col mistero, e a queste realtà io voglio dedicare il mio ricordo grato. Buona Befana.

Raffaele Iavazzo medico psichiatra, psicologo clinico, bioeticista