I social e i giovani

L’Associazione Nazionale Di.Te (Dipendenze tecnologiche, gap e cyberbullismo), in collaborazione con il portale studentesco Skuola.net , pubblicata in anteprima da Adnkronos Salute – in occasione della Giornata nazionale contro le dipendenze tecnologiche, indetta dalla stessa associazione per il 30 novembre – ha condotto un indagine  su un campione di 2.510 ragazze e ragazzi italiani, tra i 10 e i 24 anni sui “social e l’isolamento dei giovani”

L’indagine è di particolare interesse , in quanto, a parte il tema  ormai diventato “esistenziale” per i giovani , arriva proprio nei giorni della sorprendente ma coraggiosa decisione adottata dall’Australia che ha imposto il divieto di utilizzo dei social per gli “under 16”.

Il risultato dell’indagine, inoltre, è davvero sconcertante in quanto ha evidenziato in tutta la sua gravità il fatto che i giovani sono “sempre più isolati” e che “la ridotta capacità di relazionarsi ‘vis a vis’ si riflette in una crescente assenza di amici in carne ed ossa: il 26,8% non ha legami significativi coltivati regolarmente con incontri al di fuori delle piattaforme digitali. E nella riduzione della capacità di uscire di casa: il 14,4% spesso se non sempre fa fatica a incontrare i propri amici dal vivo”.

“In questa pericolosa deriva è stato osservato da un noto psicologo-  l’influsso del digitale è evidente: il 49,3% dei giovani ammette di sentirsi influenzato da ciò che vede sui social media, mentre il 34,2% si sente spesso triste o insoddisfatto dopo un uso prolungato delle piattaforme sociali”

“Qui sta la chiave – ha commentato Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net – dell’apparente contrasto tra la ricerca del benessere fisico e il malessere mentale: infatti il 36% del campione ammette che il rapporto con il proprio corpo è legato a doppio filo con i modelli proposti dai social. Anche la ricerca di un ‘fisico da post’ fa parte degli effetti della dieta digitale”. Ma non basta: “la cura per questi stati d’animo viene cercata nella loro causa. Spesso, infatti, si visitano i social per gestire, distrarsi dagli stati d’animo come tristezza o rabbia (58%) oppure frustrazione/delusione (54,4%)”.

Un effetto a catena che ha ricadute oltre l’esperienza online è relativo  – ha avvertito lo psicologo e psicoterapeuta Antonio Lavenia – “è legato a un altro aspetto: la gestione delle emozioni e la percezione del domani. Il 62,3% delle ragazze e dei ragazzi, infatti, confessa di fare fatica a immaginare la propria vita futura. Una difficoltà che, peraltro, cresce con l’età. Viviamo in un’epoca in cui tutto è istantaneo, e questa immediatezza sembra soffocare la capacità di progettare a lungo termine. I social, che dovrebbero essere uno strumento, diventano spesso un rifugio che però amplifica frustrazione e insoddisfazione”.

Altro dato interessante dell’indagine è quello rilevato in ordine alla percezione dell’influenza (negativa) dei social, che varia notevolmente tra i generi: se tra le ragazze è il 65% a sentirsi condizionata da ciò che vede online, tra i ragazzi ci si ferma al 31%. Per questo, secondo lo psicologo Lavenia, “è fondamentale lavorare su percorsi educativi che aiutino le ragazze a sviluppare una maggiore autostima, offrendo loro strumenti per leggere criticamente i contenuti online e contrastare le insicurezze”.

“La situazione è ancora peggiore – conferma Grassucci – se ci limitiamo a misurare l’impatto dei social sul rapporto con il proprio corpo: è rilevante secondo il 47% delle ragazze intervistate e solo per il 18% della controparte maschile”

Ma allora qual è o quale dovrebbe essere il ruolo degli educatori anche riguardo alla vita digitale dei figli. Da questo interrogativo è emerso che “solo il 32% dei giovani intervistati non affronta mai queste tematiche con i propri genitori. E, sorprendentemente, la metà di loro (48,7%) ritiene che un maggiore coinvolgimento degli adulti di riferimento sulla questione potrebbe aiutare a vivere meglio questa dimensione. Tuttavia va posta attenzione a non approfittare di questa apertura al dialogo, altrimenti si rischia di sfociare nell’eccesso di controllo: al 62,3% è successo di essere stato alla “geolocalizzazione” da parte dei genitori. Pratica, questa, che viene accettata serenamente solo dal 51,2% di coloro a cui è toccata”

Di particolare interesse  è poi l’aspetto di coloro  abusano dei social :” il 53,4% vi trascorre tra 1 e 3 ore al giorno”, ricordano i curatori dell’indagine suggerendo la proposta del patentino digitale, ovvero “no smartphone agli under 14 né social agli under 16”.

Non manca, infine, la consapevolezza degli effetti del digitale: più cresce l’esposizione nel tempo più vengono percepiti. “Non è un caso che il 90% dei 19-24enni rilevi un peggioramento della capacità di comunicare nella realtà a causa di un abuso nell’uso dei social, quando tra i 10-15enni a pensarla così è ‘solo’ il 56%. Questa dinamica si rileva anche quando si tratta di chiedere il parere su possibili ausili per usare meglio lo strumento: il 49%, ad esempio, si dice favorevole all’introduzione di un patentino digitale obbligatorio per la ‘navigazione’, con percentuali che salgono al 66% tra i 19-24enni”.

In conclusione, dall’indagine emerge un dato preoccupante e da tutti avvertito: i giovani si lasciano ipnotizzare dalla dimensione digitale con effetti deleteri su umori, rapporti con genitori, scuola, loro stesso aspetto fisico e addirittura le loro prospettive per il futuro. Assisterli e “soccorrerli” non è semplice, ma è indubbio che il compito primario e più difficile spetta alle famiglie e alla scuola. A tale ultimo proposito, va registrato con piacere che è stato del tutto bene accetto il recente provvedimento del ministro dell’Istruzione che ha rispolverato e aggiornato certi divieti. Già questo si può considerare un buon segnale e il primo passo importante per, speriamo, per un generale “rinsavimento” (anche degli adulti).

La redazione

                                              

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