Aversa, la trasparenza non può essere soltanto uno slogan: è il momento delle risposte.

Aversa, la trasparenza non può essere soltanto uno slogan: è il momento delle risposte.

Dalla richiesta di una commissione d’accesso avanzata dall’ex vicesindaco Alfonso Oliva ai possibili conflitti d’interesse, passando per le presunte interferenze nella gestione amministrativa e le opportunità lavorative contestate: ad Aversa è arrivato il momento di fare chiarezza.

La trasparenza non si proclama e non ci si può richiamare alla legalità nei discorsi pubblici se, di fronte a circostanze che sollevano interrogativi, si preferisce il silenzio alle spiegazioni. È proprio su questo terreno che l’amministrazione guidata dal sindaco Franco Mata-cene è chiamata a dare risposte precise e documentate.

La richiesta dell’ex vicesindaco Alfonso Oliva di inviare una commissione d’accesso presso il Comune di Aversa pone questioni che meritano di essere affrontate con serietà, senza pregiudizi ma anche senza indulgenze. Tra i fatti elencati da Oliva vi sono la gestione dei palchi per le manifestazioni estive affidata al fratello di una consigliera comunale, il servizio civile retribuito svolto dalla figlia di un assessore, la scelta della società incaricata della comunicazione istituzionale, già  impegnata nella gestione della comunicazione personale del sindaco, e la mancata attivazione del servizio di protezione civile che, stando a quanto riferito, sarebbe riconducibile a ragioni personali.

Si tratta di circostanze che, come è evidente, non possono essere considerate automaticamente irregolari. Ma proprio per questo occorrono atti, criteri trasparenti e spiegazioni. Quando sono in gioco risorse e opportunità pubbliche, la domanda è inevitabile: le scelte sono state compiute esclusivamente nell’interesse della collettività e nel pieno rispetto delle regole? Non basta liquidare tutto come polemica politica. La regolarità amministrativa deve poter essere dimostrata attraverso fatti verificabili, non semplicemente proclamata.

Oliva, da parte sua, chiarisca anche ciò che aveva promesso di rivelare. Se l’ex vicesindaco ha il diritto di sollevare interrogativi sull’operato dell’amministrazione, altrettanto legittimo è chiedergli di mantenere gli impegni assunti pubblicamente dopo la sua rimozione dalla carica. Oliva aveva annunciato che avrebbe raccontato alla cittadinanza circostanze rimaste, a suo dire, nascoste, arrivando a evocare anche un «lavoro sporco» che gli sarebbe stato affidato da Mata-cene. Sono dichiarazioni pesanti, che non possono restare sospese nel vuoto delle allusioni. Che cosa intendeva esattamente? Quali attività gli sarebbero state affidate? Esistono elementi concreti a sostegno delle sue affermazioni? La cittadinanza non ha bisogno di annunci destinati a suscitare clamore, ma di fatti circostanziati e documentati. La trasparenza deve valere per tutti: per chi governa e per chi denuncia. Oliva, dunque, faccia la propria parte e contribuisca a chiarire ciò che aveva dichiarato di voler rendere pubblico.

A Mata-cene spetta una responsabilità altrettanto precisa e perciò non può affidare tutto al silenzio dietro al quale si è barricato. Chi spesso afferma che la legalità e la trasparenza sono punti qualificanti della propria azione politica ha il dovere di dimostrare coerenza, soprattutto quando emergono contestazioni specifiche. Mata-cene aveva assunto l’impegno di rispondere alle “accuse” di Oliva ed è quindi legittimo attendersi chiarimenti pubblici su tutte le questioni sollevate. La reticenza da sola non aiuta a dissipare i dubbi.  Quali criteri sono stati adottati per gli affidamenti contestati? Quali procedure hanno regolato le opportunità lavorative richiamate? Quali misure e quali verifiche sono state effettuate per prevenire o reprimere favoritismi e conflitti d’interesse? Sono domande concrete, alle quali occorrono risposte altrettanto concrete. Se le procedure sono state corrette, gli atti e le spiegazioni possono contribuire a ristabilire la fiducia. Se, invece, dovessero emergere criticità, sarebbe necessario affrontarle senza minimizzare.

La vicenda assume ulteriore rilievo alla luce dell’approvazione all’unanimità, avvenuta su iniziativa del presidente della commissione Trasparenza, Antonio Farinaro, e del capogruppo del PD, Mauro Baldascino, nella seduta consiliare del 10 febbraio 2025, del codice etico e di comportamento contenuto nella “Carta di Avviso Pubblico”. Peraltro, già in precedenza, secondo quanto si è appreso, Farinaro e Baldascino, a seguito di alcuni episodi verificatisi negli uffici comunali, avevano segnalato al sindaco, con una nota ufficiale, la necessità di evitare interferenze degli amministratori nelle competenze riservate ai dirigenti comunali, perché la politica esercita le proprie funzioni di indirizzo e controllo, mentre la gestione amministrativa deve rispettare competenze e autonomia degli uffici.

La “Carta di Avviso pubblico” richiama inoltre la necessità di prevenire i conflitti d’interesse e comportamenti capaci di compromettere anche la sola immagine di imparzialità dell’istituzione. Ma a che cosa serve approvare un documento del genere se poi non si verifica che i suoi principi vengano rispettati nella pratica? A questo proposito, tra le questioni da chiarire figura anche la delega orale che, secondo le stesse dichiarazioni del delegato e mai smentite, sarebbe stata attribuita al consigliere comunale Raffaele Oliva per occuparsi delle attività commerciali e della movida. Il punto è delicato perché Oliva è proprio un operatore del settore commerciale e contitolare di locali funzionali alla movida, come lui stesso ha dichiarato pubblicamente. La coincidenza tra un incarico politico in un determinato ambito e interessi economici personali nello stesso settore avrebbe quindi imposto almeno l’adozione di qualche misura di prevenzione. Ma il sindaco, benché più volte sollecitato a dare spiegazioni, anche in questo caso, è rimasto silente. Ora deve chiarire perché si è creata e viene tollerata una situazione del genere. Non è sufficiente approvare principi generali se poi, davanti a casi concreti, mancano risposte dovute.

Resta, infine, il tema delle opportunità lavorative e degli incarichi che, nell’arco degli ultimi due anni e poco più, avrebbero interessato consiglieri comunali, loro parenti e affini. Il Comune non può essere percepito come un sistema nel quale lavoro e incarichi dipendono dalle relazioni personali o politiche o dalla necessità di garantirsi la permanenza nella carica.  Ogni cittadino deve poter confidare in procedure accessibili, criteri oggettivi e regole trasparenti e uguali per tutti. Per questo, solo attraverso dati e documenti e posti di  lavoro ricevuti sarà possibile formulare valutazioni fondate, evitando tanto le accuse generiche quanto le assoluzioni preventive. Pertanto, la richiesta di una commissione d’accesso avanzata da Alfonso Oliva dovrà  essere valutata nelle sedi competenti, sulla base degli elementi disponibili e dei presupposti previsti dalla legge.

 Mata-cene, da parte sua, chiarisca le questioni sollevate e dimostri la coerenza tra le dichiarazioni pubbliche e i comportamenti amministrativi, anche per evitare che il silenzio possa essere interpretato come un’ammissione. Oliva, dal canto suo, spieghi fino in fondo le circostanze che aveva annunciato di voler rivelare.

La trasparenza non è una concessione del sindaco, né una formula da utilizzare solo nei programmi politici. È un dovere istituzionale che non teme le verifiche, ma le rende necessarie e chi governa, così come chi denuncia, deve assumersi la responsabilità delle promesse fatte e dei propri comportamenti.