Aversa, le dimissioni di Matacena e la necessità di cambiare cultura politica

Aversa, le dimissioni di Matacena e la necessità di cambiare cultura politica

Le dimissioni annunciate da Francesco Matacena impongono una riflessione che non può esaurirsi nella conta dei consiglieri presenti e assenti. Al centro deve tornare Aversa: una città che ha bisogno di un’amministrazione capace di decidere, programmare e dare continuità alle proprie scelte.

Il giudizio politico va distinto con chiarezza da quello personale. Non occorre mettere in discussione l’integrità morale del sindaco per esprimere una valutazione critica sulla sua amministrazione. L’impegno e la correttezza personale meritano rispetto, ma l’efficacia di una guida amministrativa si misura anche dalla capacità di costruire una maggioranza coesa e tradurre gli obiettivi in risultati.

Nel suo messaggio, Matacena attribuisce un peso decisivo alle assenze di alcuni consiglieri di maggioranza. Il richiamo alla responsabilità è condivisibile: partecipare al Consiglio comunale è un dovere verso i cittadini, e il dissenso dovrebbe trovare espressione nel confronto pubblico, attraverso posizioni e voti riconoscibili.

Ma questo richiamo non esaurisce la questione. A chi guida un’amministrazione spetta anche il compito di affrontare i conflitti, tenere insieme la coalizione e assicurare condizioni politiche che consentano di governare. Se tali condizioni vengono meno ripetutamente, la responsabilità dei singoli consiglieri non cancella il problema della tenuta complessiva della guida politica.

È su questo terreno che deve concentrarsi la critica: sulla capacità di governo, sulla qualità delle decisioni e sulla concretezza delle risposte. Anche il lavoro rivendicato dal sindaco deve poter essere valutato nel merito, distinguendo gli interventi annunciati da quelli avviati e conclusi, e misurandone gli effetti sulla vita quotidiana.

Il riferimento di Matacena alle precedenti amministrazioni terminate anticipatamente apre poi una questione più ampia. Se l’instabilità si ripete, Aversa deve interrogarsi sui criteri con cui seleziona la propria classe dirigente, costruisce le alleanze e verifica gli impegni presi con gli elettori.

Serve un rinnovamento culturale prima ancora che un ricambio di nomi: competenza, trasparenza nelle scelte, responsabilità individuale e capacità di lavorare su un progetto comune. La stabilità ha valore quando permette di amministrare bene; da sola, la sopravvivenza di una maggioranza non basta.

Le dimissioni non dovrebbero diventare soltanto il passaggio di una trattativa tra gruppi consiliari. Dovrebbero aprire un confronto pubblico sulle condizioni necessarie per governare Aversa con efficacia. È questa la risposta che la città ha diritto di chiedere alla propria classe politica.