Dopo pochi mesi dalle elezioni si sta diradando la nebbia che era stata avvolta intorno al polpettone della coalizione che ha dato vita alla nuova maggioranza di apparente centro, finto centrodestra e fluido centrosinistra-sinistracentro. Quel variegato polpettone lo aveva impastato e sfornato uno chef ormai senza cielo e senza stelle, condendolo con salsa di indipendenti mascherati, innaffiandolo con uno spruzzo di apprezzati nullafacenti in cerca di occupazione, guarnendolo con una spolverata di inconcludenti volenterosi, imbellettandolo con una ciliegina disposta a posarsi su qualsiasi pietanza e facendolo servire da camerieri che avevano già assaporato le sazianti specialità della casa. Ma, com’era facilmente prevedi bile, dopo pochi mesi ha fatto capolino il sole dei fatti e della verità che ha diradato le malcelate tenebre che avevano avvolto lo sformato confezionato da quel cuoco non tanto rinomato e avevano anche obnubilato le menti di coloro che (forse) in buona fede ne erano rimasti avvolti. Quel sole ha fatto anche liquefare la cera che legava al corpo le spropositate e variopinte ali indossate da un’ammucchiata di starnazzanti pennuti che, dediti, per sopravvivere, a razzolare nelle aie di casa e a beccare nei granai cittadini, si erano ringalluzziti e autopromossi ad aquile, nella speranza e nell’attesa di librarsi nei cieli promessigli per ghermire prede più sostanziose.
Però, ma anche questo era prevedibile, il vuoto culturale, ideale e valoriale di quel polpettone e dei decisori che ha generato non poteva che diventare prima o poi, o quasi subito, come nel nostro caso, il vuoto pneumatico della politica e della gestione amministrativa e manifestarsi nella sua forma peggiore: un feroce e incessante assalto alla diligenza municipale, guidata, per di più, da un cocchiere che non ha la minima idea di quale strada imboccare e che, pur di non abbandonare le redini, oltre a cerimonie, cresime e battesimi, si è imbalsamato in un prelatizio e inquietante soniso per nascondere i colpi di quelli che sparano all’impazzata per accapanarsi il bottino , e che per dividerselo non esitano nemmeno a cogliersi reciprocamente o a fare fuoco sul conducente.
Per fortuna e per un sano e generale rinsavimento cittadino, giorno dopo giorno il consenso sulle facce e sugli slogan sta scivolando via dai finti e non disinteressati politici. Si sono infatti sciolte le loro maschere rivelando comportamenti e manovre che sprizzano solo avventurismo, insipienza e incompetenza, e altro. Ad Aversa, dunque, la politica rischia di diventare ancora più primitiva e anembante e predatoria; e a questa rovinosa deriva stanno dando il loro dete1minante contributo proprio gli “ingredienti” di quel polpettone tossico. Ormai siamo rappresentati da una politica più che opaca, senza nerbo, senza alcuna credibilità, quasi macchiettistica, pronta più per le sceneggiate da baraccone di periferia che per affrontare i problemi della città, ma non per questo meno nociva e meno pericolosa. Anzi, gravi sono le umilianti conseguenze, anche di immagine, che questa torbida palude sta infliggendo ad Aversa. La città, però, almeno sinora, muta e preda di sensi di colpa, si limita a rimanere spettatrice di questa realtà, a rammaricarsene amaramente e a battersi il petto. Ma questo tardivo atto di contrizione, da solo, non basta, perché va anche riconosciuto che tutti sapevano, molti hanno taciuto, i più hanno saltato il fosso per approfittarne, ma pochi hanno avuto il coraggio di ribellarsi. E allora, per un salvifico riscatto della città, a quando una coraggiosa e generale denuncia e una ferma e aperta protesta?
Mariano Orabona