31.500 euro per raccontare Aversa. Ma quale Aversa?
31.500 euro di soldi pubblici per raccontare Aversa. Il Comune ha affidato il servizio di “marketing territoriale e comunicazione istituzionale” per 17.500 euro fino al 31 dicembre 2027 ad una sua società di fiducia, prevedendo un’ulteriore opzione per il 2028 da 14.000 euro. Totale: 31.500 euro per promuovere l’immagine della città. La procedura, al di là della coincidenza segnalata da qualche social circa la collaborazione già da tempo in atto tra la società affidataria e questa amministrazione sin dalla campagna elettorale, potrà anche essere formalmente regolare. Ma la politica non si esaurisce nella regolarità di un atto amministrativo. La domanda è un’altra: in una città nelle condizioni in cui è stata ridotta Aversa, era davvero questa la priorità? Perché prima di promuovere una città, forse sarebbe opportuno metterla nelle condizioni di essere promossa. I servizi sono pressoché scomparsi, il verde pubblico è in condizioni indecorose, gli spazi sono trascurati, la vivibilità è compromessa, la viabilità e il traffico costringono gli aversani a costose terapie psicoanalitiche, il degrado è sotto gli occhi di tutti e i cittadini continuano inutilmente a segnalare problemi che incidono direttamente sulla qualità della vita. E allora è inevitabile chiedersi: non sarebbe stato più utile destinare queste risorse a qualche intervento concreto sul territorio, magare per lenire qualche piccola ferita sanguinante? Anche perché, peraltro, la comunicazione dell’amministrazione sembra essere già ampiamente presidiata dall’assessore alla Cultura Nicola De Chiara, attraverso il suo canale social e il suo giornale. Insomma, ad Aversa mancava davvero un’altra voce per raccontare la città? O, piuttosto, manca semplicemente cosa raccontare e si vuole intraprendere una narrazione favolistica? C’è qualcosa di surreale nel giustificare le inadempienze con la mancanza di fondi e, contemporaneamente, trovare risorse per costruire una macchina destinata a raccontare una città che, almeno in quasi tutti i suoi aspetti quotidiani, non corrisponde all’immagine che si vorrebbe confezionare e infiocchettare. O , forse, infinocchiare ? Ma così la comunicazione rischia di trasformarsi in una cortina fumogena con tanto di regia, sceneggiatura e budget. Perché un’immagine patinata non cancella il degrado, un video non taglia l’erba, un post non pulisce una strada , il sorriso perenne e inespressivo del sindaco non allontana il quadro miserevole della città e una campagna pubblicitaria non restituisce decoro a uno spazio abbandonato. E, soprattutto, nessun comunicato stampa ha ancora dimostrato di possedere proprietà detergenti o cancellanti. Prima vengono i fatti, poi il racconto dei fatti. Ma, nelle condizioni in cui versa la città, un racconto costruito prima che i gravi problemi creati da questa amministrazione siano risolti rischia di apparire più come un esercizio di maquillage di trucco e parrucco che come comunicazione istituzionale. E questo, inevitabilmente, non potrà che alimentare la rabbia degli aversani. Aversa ha una storia, un’identità e un patrimonio che meritano di essere valorizzati. Ma la valorizzazione non può essere “contrabbandata” con la cosmesi con cui coprire ciò che non funziona. La comunicazione istituzionale deve raccontare una realtà, non fabbricarne una più conveniente. E soprattutto, il Comune dovrebbe promuovere Aversa, non il suo sindaco né l’amministrazione che, temporaneamente, la sgovernano. Perché c’è una differenza fondamentale tra raccontare una città e fare il marketing di chi la amministra. Alla fine, dunque, la questione non è soltanto quanto si spende. È dove si decide di spendere quando le risorse non sono infinite. Ed è proprio qui che si misura una scelta politica: nelle priorità. 31.500 euro possono comprare una vetrina, ma se dietro quella vetrina la città continua a cadere a pezzi, non è l’immagine di Aversa a essere migliorata: è soltanto aumentata la distanza tra ciò che si racconta e ciò che i cittadini vivono ogni giorno. E forse è proprio questa, oggi, la vera fotografia di Aversa: si trovano i soldi per raccontare la città che vorremmo vedere, mentre si dice di non avere abbastanza risorse per sistemare quella che vediamo ogni giorno. Una città, insomma, pronta per il marketing. Peccato che il territorio non abbia ancora ricevuto l’invito alla presentazione. Ne vedremmo delle belle, perché i forconi possono essere politicamente micidiali.