E che ci fa Zelig! Ma il sindaco, chiacchiere e distintivo, e anche un po’ guapp e cartone, va ad omaggiare De Gaetano e anche Giglio con la coda tra le gambe nel bar La Plaça scortato da Innocenti

AVERSA. E che ci fa Zelig! Ma il sindaco, chiacchiere e distintivo, e anche un po’ guapp e cartone, va ad omaggiare De Gaetano e anche Giglio con la coda tra le gambe nel bar La Plaça scortato da Innocenti

Articolo del 23 Settembre 2026 – 18:27 tratto da Caserta CE

Nei giorni scorsi aveva gonfiato il petto giurando solennemente che lui De Gaetano non l’avrebbe mai nominato assessore. Ma siccome, diversamente da quello che dice, la perdita della fascia per lui sarebbe un evento luttuoso, ha dimostrato stamattina, per raggiungere il numero dei voti utili in consiglio, che il suo “spacco qua e spacco là” è solo una pantomima, una finzione, a cui da oggi in poi nessuno crederà più

AVERSA (G.G.) – Fanno passare l’inaugurazione del busto di Filippo Saporito come una conquista, come un qualcosa da ascrivere ai risultati positivi di un’amministrazione la cui efficacia, la cui efficienza, si vedono invece ogni giorno nel degrado, nell’assoluta inazione sugli atti amministrativi che veramente servirebbero allo sviluppo di Aversa e che non possono essere nemmeno compresi da intelligenze connesse ad una vita diversa, che contempla solo e solamente la gestione degli interessi personali, la messa a punto degli strumenti finalizzati a non mollare quelle posizioni che servono al raggiungimento di obiettivi ben lontani da quelli che la popolazione percepirebbe come conquiste attive di un governo cittadino, prima pensante e poi conseguentemente fattivo.

Il modello dell’amministrazione guidata da Francesco Matacena si configura attraverso il racconto degli eventi verificatisi in queste ultime settimane. Il primo cittadino, senza che nessuno glielo chiedesse, considerando le istanze provenienti da Raffaele De Gaetano una pressione inaccettabile, una petulanza insopportabile, è esploso in più occasioni, prorompendo in frasi tombali che non ammettevano l’esistenza di margini di trattativa sul possibile ingresso in giunta del De Gaetano. Più persone hanno sentito Francesco Matacena urlare più volte: “Possono fare quello che vogliono, ma io De Gaetano non lo nominerò mai assessore”.

Ora, noi sappiamo bene, avendolo misurato con il termometro della nostra esperienza, quale sia il livello in cui si attesta la cifra  politica del Matacena: scarso, tendente all’impalpabile, all’inesistente. Ma questo è sempre il sindaco della seconda città della provincia di Caserta e non possiamo permetterci di giustificare queste sue uscite asserendo che, tutto sommato, questa carica da lui ricoperta l’ha proiettato in una dimensione troppo più grande di lui, troppo più grande della propria capacità di pensare in termini  politici. Non possiamo, perché lui è sindaco, perché indossa legittimamente, grazie al mandato popolare, la fascia tricolore e, dunque, il riscontro valutativo delle sue azioni deve necessariamente essere speculare all’entità assoluta della carica che ricopre.

E allora oggi dobbiamo evitare il più possibile di usare lo strumento del motteggio, del racconto farsesco, quando diamo conto di questa uscita in coppia dal palazzo comunale, nel quale pochi minuti prima il sindaco si era accorto di non avere i numeri certi per andare in consiglio e approvare le delibere di interesse della maggioranza.

Immaginate la scena: Matacena e Giovanni Innocenti escono dal portone e camminano nella piazza fino a raggiungere La Plaça Lounge Bar, all’interno del quale aspetta una delegazione di altissimo rilievo  politico, quella formata da Raffaele De Gaetano e Pietro Giglio, sul quale, come era largamente prevedibile per un discorso che ora sarebbe anche spiacevole e ingeneroso fare, sono letteralmente rimbalzati gli sbertucciamenti, i perculamenti ricevuti negli ultimi giorni da chi, a partire dallo stesso Innocenti, lo ha trattato come una sorta di zimbello del villaggio, non in condizione, per mera definizione antropologica, neppure di pensare di rivendicare un assessorato.

Ma d’altronde Giglio ci mette del suo per essere trattato come viene trattato ad Aversa, perché oggi un politico con un minimo di dignità in quel bar non ci sarebbe stato e in consiglio non ci sarebbe andato.

I due moduli di questo grande ingegno politico si sono infine incrociati, producendo quella che, in termini politico-filosofici, si chiama massa critica, dunque la quadratura del cerchio: Raffaele De Gaetano – rassicurato da Giovanni Innocenti che, dopo il primo conteggio dei consiglieri presenti in aula, si era chiuso da solo in una stanza con il sindaco Matacena – è salito insieme al suo fedelissimo Mottola, che non si capisce cosa facesse nella lista di 5 Stelle alle ultime elezioni, e insieme a Pietro Giglio ha fatto partire la seduta del consiglio comunale dopo aver incassato l’impegno del primo cittadino per la nomina di assessore, che dovrebbe arrivare a strettissimo giro di tempo.

Ora, per gli aversani è sufficiente tutto ciò? Sono sufficienti le pantomime di queste ultime settimane per poter dire di essere amministrati da persone competenti e concentrate sui grandi temi del governo di una città impegnativa come quella normanna? Se sì, contenti loro, contenti tutti.

Noi comunque non ci priveremo del piacere, del divertimento, di raccontare la vita e le opere di questi soggetti, della postura di un Giovanni Innocenti, che ormai si dà le arie da leader e riceve anche credito, incredibilmente, da settori del centrodestra, i quali hanno perso le elezioni comunali contro Matacena ma legittimano Innocenti come loro interlocutore in quanto segretario cittadino di Forza Italia, che però si va a mettere d’accordo su poltrone e strapuntini con chi il centrodestra, ufficialmente e dignitosamente rappresentato da una persona per bene quale è l’avvocato Antonio Farinaro, ha battuto alle ultime comunali.

Non ci priveremo di un divertimento che ci rilassa e che ci porta ad augurare lunga vita a questa amministrazione, che ci dona la possibilità di parlare di un sindaco che oggi possiamo spernacchiare con battute e accostamenti di facilissima fattura, associando i suoi anatemi scagliati all’indirizzo di Innocenti e di De Gaetano alla famosa battuta, più volte ripetuta, da Robert De Niro al poliziotto interpretato da Kevin Costner, l’ormai mitica “Chiacchiere e distintivo”, nel film Gli Intoccabili.

Da questo momento in poi, quello che dirà più o meno pubblicamente Matacena varrà zero. Perché, al di là di ciò che afferma ad ogni piè sospinto, lui a casa non vuole andare e, per non andare a casa, è disposto a calarsi le braghe così come ha fatto stamattina, dimostrando di essere, andiamo a utilizzare un’altra immagine tipica di un certo lessico popolare, divenuta poi celeberrima grazie al  film Il camorrista, “un guappo di cartone”, ovviamente senza avere neanche un decimo dei peli che ricoprivano il petto del Malacarne