AVERSA. Matacena fa il gradasso e prende a pesci in faccia Innocenti e De Gaetano. Secondo lui, sopporterebbero ogni umiliazione pur di rimanere sulla poltrona
17 Settembre 2026 – 21:07 Da Casera CE
E infatti, anche l’altro ieri, un gruppo di conoscenti, caricando i decibel, ha detto che Di Gaetano sta fresco perché lui non lo nominerà mai assessore. Tutto sommato, fino ad ora, i fatti gli danno ragione. La domanda è la seguente: i due in questione ritengono che nella vita ci sia qualcosa rispetto alla quale l’orgoglio personale valga più di una pagnottella con la ricotta? E poi, dicendola come Gino e Michele, le formiche…
AVERSA (g.g.) – Francesco Matacena ritiene di conoscere bene le persone che lo circondano e che costituiscono il numero di consiglieri comunali sufficienti per tenerlo in vita come sindaco di Aversa.
Probabilmente le conosce sul serio, perché le ha vissute dall’inizio della primavera del 2024, da quando cioè Giovanni Zannini lo aggregò e lo investì della sua delega, consentendogli di indossare la fascia tricolore della seconda città della provincia.
Matacena sa chi è Giovanni Innocenti, sa chi è De Gaetano, sa chi è Pietro Giglio e ritiene che queste persone non abbiano né la spina dorsale, né la necessità di difesa della propria reputazione personale per staccare la spina di questa amministrazione.
Matacena, dunque, non perde occasione per dire anche pubblicamente che andare a casa non è tanto un suo problema e non costituirebbe per lui uno shock esistenziale. Al contrario di quello che succederebbe nella testa e nella vita di un Giovanni Innocenti e di un De Gaetano.
Più volte li ha anche sfidati pubblicamente, e tutto sommato ha avuto il conforto delle reazioni dei soggetti in questione.
A De Gaetano, infatti, ha più volte gridato in testa, pubblicamente, verificando che quest’ultimo si è appecoronato fantozzianamente di fronte all’improperio, entrando in consiglio e alzando disciplinatamente la mano. Di fronte alla constatazione di questo livello del termometro dell’orgoglio, è chiaro che Matacena fa il maramaldo perché il De Gaetano ha dimostrato di essere pronto, anche a sacrifici corporali, pur di entrare in giunta e pur di godere dell’ebbrezza di essere chiamato assessore.
Stesso discorso per Giovanni Innocenti, il quale, ricordiamo, oltre ad essere presidente del consiglio comunale è anche consigliere provinciale.
Avendolo visto all’opera ed essendosi convinto che la relazione con il potere, con la gestione, rappresenta per Innocenti una configurazione irrinunciabile all’interno della sua vita, il sindaco, magari non alla presenza del diretto interessato, ha distribuito urla e moccoli, smadonnando a destra e a manca per attestare prima di tutto una prevalenza emotiva su Innocenti, fondata sul fatto che nel caso in cui l’amministrazione cadesse e si andasse a casa, per Matacena non finirebbe la vita, per Innocenti, che a quel punto perderebbe anche lo status di consigliere provinciale, così come successe durante la sindacatura di Alfonso Golia con Olga Diana, che della provincia era diventata vicepresidente in conseguenza dell’arresto di Pasquale Crisci, la vita diventerebbe una valle di lacrime.
Questo gioco, il sindaco lo può fare perché convinto che Innocenti e De Gaetano non posseggano una dignità personale in grado di definire uno perimetro oltre il quale inizia lo spazio di non sopportabilità rispetto alla sicumera provocatoria del Matacena.
Qualcosa però sembra essersi modificato, almeno in apparenza. Nell’ultimo consiglio comunale, il primo cittadino ha ottenuto i numeri di giustezza, ossia pelo pelo, perché né De Gaetano, né Mottola, eletto con 5 Stelle poi divenuto zanniniano ed ora collocato, a quanto pare da Innocenti, nel micro partito dell’UDC, si sono presentati in consiglio.
L’altro ieri, però, Matacena, che all’inizio della consiliatura sembrava una personcina un po’ più controllata, dosata, più misurata, più educata, dotata del aplomb del professionista, avrebbe sbottato – probabilmente il suo nuovo aspetto crapulo legato ai troppi impegni gastronomici – ancora una volta, fermandosi a parlare con alcuni conoscenti, raggiunti dopo essere sceso dall’auto in cui viaggiava… indovinate con chi? Ma naturalmente con Federica Vinavil Turco, scorata a sua volta dalla consigliera Federica Nicolò, giovanissima che pare viva in simbiosi con la Turco di cui evidentemente ammira l’autorevolissima e pregiatissima metodologia politica.
Vedremo nel prossimo consiglio del 22 settembre cosa succederà. Previsioni non se ne possono fare perché anche per quanto concerne la minoranza va compreso ancora se esista o meno una compattezza doverosa da parte di chi, essendo stato eletto per svolgere attività di opposizione, deve avere, pardon dovrebbe avere, come primo obiettivo quello di mandare a casa la maggioranza per proporre un modello alternativo di governo della città.
Per dirla alla Gino e Michele, alla fine succederà o meno che, “nel loro piccolo – anzi, aggiungiamo noi, nel loro piccolissimo, le formiche si incazzeranno?”.
Perché fino ad oggi, diciamocela tutta, non è che Innocenti e Di Gaetano abbiano fatto, fino ad ora, a figura dei giganti. Ma questo è. Questo è il livello della politica di Aversa e basta dare un’occhiata alla città per avere piena conferma che si sta verificando esattamente quello che avevamo previsto prima delle elezioni del 2024, sapendo bene quel nostro appello sarebbe caduto nel vuoto.
Avvertimmo comunque il dovere morale di auspicare un sussulto di sano protagonismo da parte della borghesia cittadina, di quel 50-60% di persone che abita ad Aversa senza accorgersene neanche più, che si astiene dal voto, e che si astiene quando gira la chiave nella sua toppa di casa-dormitorio, anche dalla semplice azione di girare lo sguardo per capire in che condizioni si trovi la strada prospiciente alla propria abitazione.
Avvertimmo il dovere di formulare un appello che sapevamo vano già in partenza, affinché questa borghesia, ormai invisibile, si assumesse la responsabilità di non consegnare Aversa ad un gruppo di incapaci, tra cui purtroppo ci dispiace dirlo, ma basta ascoltare qualche intervento in consiglio comunale per averne prova schiacciante, esiste una significativa aliquota di umanità non solo ignorante, non solo semi analfabeta, ma che vive in uno stadio antropologico che, al confronto, l’uomo di Neanderthal era paragonabile ad Immanuel Kant.