La selva selvaggia dei leoni da tastiera

Da Pasquale Giuliano, presidente di Alleanza per l’Italia, riceviamo e pubblichiamo oggi da redazione·

Stamani ho incontrato due giornalisti che stimo e che conosco da tempo. Mi hanno riferito alcuni dei commenti non elogiativi (eufemismo) comparsi sui social a proposito del mio articolo su Alessandro Di Battista, nel quale – cosa che evidentemente non tutti hanno avuto la pazienza, o la possibilità, di comprendere – ne avevo persino tessuto le lodi, riferendomi alla sua coerenza politica.

Nell’ articolo non formulavo sentenze apodittiche, né avanzavo insinuazioni maliziose. Mi limitavo a chiedere che sui fatti si facesse chiarezza e che, qualora fosse stato necessario, l’eventuale invio di un aereo di Stato per riportare Di Battista in Italia costituisse una soluzione del tutto legittima, doverosa e meritevole, perché prevista proprio per circostanze di quel genere.Avevo inoltre osservato che lo slogan «uno vale uno» non poteva che trovare la propria ispirazione nel principio costituzionale dell’uguaglianza. Altrimenti, se “uno” dovesse valere più di qualcun altro, non saremmo più nel campo dell’uguaglianza, ma in quello – assai meno nobile – dei privilegi.Uno dei due giornalisti, che avevano condiviso sia la mia riflessione sia l’apprezzamento della coerenza di Di Battista, mi ha allora raccontato un fatto che aiuta a comprendere la fauna della rete meglio di qualsiasi trattato di sociologia e anche a esplorare la selva selvaggia – di dantesca memoria – di alcuni social.Poco tempo fa, sul suo sito, una nota rivista scientifica aveva avanzato l’ipotesi che il bradisismo dei Campi Flegrei potesse essere collegato alla presenza di serbatoi magmatici, ormai «colmi» e sottoposti a enorme pressione.Apriti cielo. I leoni da tastiera, evidentemente allertati dall’inquietante parola “serbatoi”, si riversarono immediatamente sui social con la furia del branco: «Serbatoi magmatici? Vogliamo sapere subito i nomi dei politici che li hanno fatti interrare!» E qui mi fermo, perché, francamente, ogni commento mi sembra inutile.Il problema, naturalmente, non è soltanto che qualcuno ignori cosa sia un serbatoio magmatico. Il problema è la straordinaria sicurezza con cui, ignorandolo, pretende di spiegarlo agli altri. È questa la vera conquista dell’epoca digitale: un tempo il dubbio era il motore e l’inizio della conoscenza. Oggi è stato sostituito dalla certezza, acquisita con una connessione Wi-Fi e una tastiera. La rete, che in larga parte ignora la famosa ammissione socratica di “sapere di non sapere”, ha infatti abolito una distinzione fondamentale: quella tra il non sapere e il non sapere di non sapere e ha trasformato l’ignoranza inconsapevole in una sorta di specializzazione interdisciplinare. Del resto, lo aveva preconizzato circa trent’anni fa il grande Umberto Eco: “i social network danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar”.E così il geologo diventa un incompetente, il medico un venduto, il costituzionalista un servo del potere, il giornalista un pennivendolo e l’esperto, naturalmente, uno che «si crede chissà chi». Il tutto accompagnato dall’immancabile repertorio dei leoni da tastiera: tre punti esclamativi, qualche maiuscola, un «VERGOGNA!!!» e, quando proprio manca ogni argomento, l’immancabile «informati!». Informati tu, verrebbe da rispondere. Ma qui nasce il problema: informarsi presuppone che esista qualcosa che non si sa. E questa è una consapevolezza che al leone da tastiera manca per definizione. Lui non ha dubbi: ha direttamente le risposte, anche alle domande che nessuno gli ha posto.Forse dovremmo auspicare una nuova forma di scolarizzazione coatta? Oppure, più semplicemente, ricordare il famoso sketch di Walter Chiari sul “Sarchiapone”. Il Sarchiapone di Chiari era un animale immaginario; quello dei social, invece, esiste, eccome: è un animale reale, perfettamente riconoscibile. Parla di tutto, conosce poco o niente e, nella selva selvaggia, ruggisce, pontifica e – particolare non trascurabile – non sa neppure di essere un Sarchiapone. Forse è proprio questa la sua caratteristica: non corre il rischio di accorgersene.

Pasquale Giuliano Presidente di Alleanza per l’Italia