COMUNE DI AVERSA: LA DECISIONE È PROVVISORIA, LA CONFUSIONE DEFINITIVA : UNA POCHADE AMMINISTRATIVA E POLITICA

Da ALLEANZA PER L’ITALIA riceviamo e pubblichiamo
Redazione·
A raccontarla così, questa vicenda sembra uscita direttamente da una pochade di Eduardo Scarpetta: una commedia degli equivoci fatta di decisioni che sembrano definitive ma poi tornano indietro, atti che entrano in scena e subito dopo vengono rimessi in discussione, istruttorie che sembravano concluse e invece riaprono il sipario. Con una differenza sostanziale: nelle commedie di Scarpetta gli equivoci fanno ridere perché, alla fine, sono teatro. Qui, invece, l’equivoco è amministrativo, la farsa si svolge dentro il Comune, ha una dimensione politica e istituzionale e il pubblico è il cittadino, che assiste dopo avere comprato il biglietto (leggi: tributi), per di più senza nemmeno avere la garanzia che lo spettacolo abbia un finale.

Prima si decide, poi si annulla, poi si scopre che bisogna approfondire, quindi si sospende, si riapre l’istruttoria e si torna sulle carte. Sembra quasi l’intreccio di “Miseria e nobiltà”, ma con un finale ancora da scrivere e con la certezza amministrativa rimasta, prudentemente, dietro le quinte. Parafrasando una famosa battuta di quella commedia, di fronte a questa confusione, possiamo esclamare: “ad Aversa, questa amministrazione ci fa mangiare solo veleno!”.

Intanto, mentre gli atti continuano a ruotare, resta una domanda molto poco teatrale: chi ha scritto questa commedia e, soprattutto, chi ne risponde quando cala il sipario?

La storia, in estrema sintesi, è questa: proroga di due mesi della concessione a Publiparking per le aree di sosta; poi istruttoria, determinazione dirigenziale di annullamento, e pubblicazione dell’atto. Tutto fatto, tutto ok? No, colpo di scena. Arriva l’illuminazione: forse è il caso di guardare le carte con più attenzione. Meglio sospendere l’annullamento. E così si riapre l’istruttoria, si cercano altri documenti, si ricontrollano gli aspetti tecnici, contabili e contrattuali e si dà alla Publiparking la possibilità di presentare osservazioni.

Riassumendo: prima la decisione, poi l’istruttoria. Un metodo certamente originale che, se prendesse piede, potremmo finalmente abolire la noiosa abitudine di studiare e verificare le cose prima di decidere.

La giustificazione (per carità di patria, si omette ogni pur agevole rilievo sulle criticità tecniche del provvedimento) è un piccolo capolavoro di burocratese per rassicurare “il volgo”: “complessità”, “prudenza amministrativa”, “completezza dell’istruttoria”, “buon andamento”. Ma la domanda resta: se serviva ancora tutta questa nuova istruttoria, perché si è deciso prima? E qui, inevitabilmente, cala la maschera della commedia, e comincia la parte più seria: quella delle responsabilità: quella amministrativa è una cosa; quella politica è un’altra.

Gli uffici devono spiegare se l’istruttoria precedente, completa del parere dell’ufficio legale, fosse completa e quali verifiche siano state effettuate e perché oggi serva tornare sulle carte.

La politica, invece, deve rispondere a un’altra domanda: qual era l’indirizzo? Perché se questa decisione è stata sostenuta politicamente, come è presumibile che lo sia stata – o anche soltanto sollecitata o, addirittura, espressamente e “imperativamente” richiesta-, allora chi governa deve spiegare ai cittadini perché quella scelta è stata fatta e perché oggi viene rimessa in discussione. Andando poi alla radice della vicenda, è anche necessario conoscere perché quella famosa proroga della concessione di due mesi alla Publiparking – ritenuta dal Comune illegittima perché avvenuta solo il 6 agosto, cioè dopo la scadenza della concessione, che il Comune ha dichiarato essersi verificatasi il 2 agosto – sia stata fatta. Perché prima si è prorogato e poi si è ritenuto illegittimo prorogare? Domande troppo semplici per una vicenda così complicata?

Se alla fine, nessuno vuole rivendicare la decisione precedente o l’ultima sospensione, allora abbiamo un problema ancora più grande. Perché una decisione pubblica senza un responsabile politico che la spieghi e senza un percorso amministrativo che la sostenga con chiarezza e professionalità  rischia di diventare il perfetto esercizio dello scaricabarile istituzionale.

Ognuno al proprio posto, insomma: gli uffici con le loro responsabilità e la politica con le proprie. Non un grande calderone nel quale, quando qualcosa non torna, la colpa evapora insieme alla chiarezza.

Intanto il cittadino aspetta e si interroga: la decisione vale? Verrà sospesa anch’essa? Sarà modificata? Bisogna aspettare un altro atto? O bisogna aspettare l’atto che spieghi l’atto che ha sospeso l’atto che aveva annullato la decisione?

A questo punto manca soltanto il prossimo numero dello spettacolo, con l’immancabile balletto: decidiamo; annulliamo; sospendiamo; riapriamo; controlliamo perché avevamo deciso. E, magari, alla fine, decidiamo se avevamo davvero deciso.

Ma qualcuno, per garantire la certezza amministrativa, avrà finalmente il coraggio di spiegare tutti i passaggi di questa ingarbugliata, opaca e parossistica vicenda? O, come al solito si avranno spiegazioni e silenzi della stessa consistenza della nebbia, quando non direttamente della supercazzola?

Se sono emersi fatti nuovi, si rappresentino; se mancavano documenti, si spieghi perché mancavano; se la prima decisione era errata si abbia il coraggio di affermarlo; se l’annullamento dichiarato è “sbagliato”, lo si affermi, vivaddio. E lo stesso valga per questa “innovativa” sospensione dell’annullamento. Perché correggere una rotta è legittimo, fingere che non ci sia mai stata una rotta, un po’ meno.

Comunque, la domanda politica resta inevitabile: chi ha voluto quella decisione? Chi l’ha difesa? Chi l’ha considerata corretta? E oggi qualcuno ha il coraggio di spiegare ai cittadini perché bisogna ricominciare da capo? Non servono processi sommari, ma una cosa molto più scomoda: assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Perché amministrare non significa soltanto firmare quando tutto va bene e gloriarsene,  ma significa metterci la faccia e assumersi le proprie responsabilità, soprattutto quando le cose non tornano.

Per ora, più che una faccia sembra esserci una porta girevole: entra la decisione, esce un annullamento, rientra il ripensamento, si ricomincia con l’istruttoria. Insomma, sembra il vecchio giochino per bambini: vola Gigino, torna Gigetto!

Nel frattempo, fuori, ci sono gli aversani che aspettano di sapere non soltanto che cosa deciderà il Comune, ma soprattutto chi risponderà di ciò che il Comune aveva già deciso. O, per caso, non aveva in effetti ancora deciso? E qui il sipario cala, ma il mistero resta in scena.

Mistero avvolto in un enigma, per dirla alla Churchill. Ma Churchill almeno sapeva che cosa aveva deciso.

“ALLEANZA per l’ITALIA”