“Il grande circo della città: retroscena di un’amnesia di massa e la favola della “brava persona”
È una soglia quasi funestamente magica per la politica aversana: un lasso di tempo sufficientemente lungo per combinare guai e bastevole per far scattare l’amnesia collettiva di consiglieri e assessori.
Superato il secondo anno, anche stavolta è andato in scena il grande classico della drammaturgia politica cittadina: taglienti accuse reciproche e il canonico e ridicolo scaricabarile.
Improvvisamente, dopo centinaia di giornate trascorse a condividere delibere, stringere mani, elargire sorrisi d’ordinanza e brindare al luminoso futuro di Aversa, consiglieri e assessori si svegliano da un letargo politico e scoprono l’incredibile: «Ma sai che forse il sindaco non era l’uomo giusto?». Una rivelazione mistica, quasi lacrimevole. Un’illuminazione arrivata così, tra un caffè al bar e una delibera di giunta approvata fino a ventiquattro ore prima all’una-ni-mi-tà.
In tutto questo scenario, si sente spesso ripetere una difesa d’ufficio interessata: “sì, però il sindaco Matacena è una brava persona».
Ma cosa significa davvero essere una “brava persona” quando si fa di tutto e di più per indossare la fascia tricolore e di rimanere avvinghiato alla poltrona malgrado tutto intorno continui a crollare ?
Nel linguaggio comune, per “brava persona” si intende qualcuno che saluta tutti al mattino, che sorride, si ferma a chiacchierare, a prendere un caffè in compagnia, che ha buoni modi, non alza la voce e che adempie regolarmente ai suoi doveri di cittadino, compreso quello di una veritiera dichiarazione dei redditi.
Nel lessico della responsabilità pubblica, però, il concetto è ben più profondo: significa coerenza, discernimento morale, capacità di scegliere i propri compagni di viaggio, rifiuto di discutibili compromessi di ogni genere e provenienza, capacità e disponibilità a riconoscere i propri limiti, prendere atto delle critiche di un’intera città e comportarsi di conseguenza e, innanzitutto, significa nutrire un rispetto viscerale per l’etica delle istituzioni e della responsabilità.
Ed è qui che l’equivoco crolla miseramente. Si può davvero definire “brava persona” – nel senso di amministratore garante dell’integrità e del benessere della città – chi, come e’ noto a tutti, si è proposto per farsi candidare, sostenere e blindare da ben tre figure politiche la cui parabola amministrativa si è interrotta proprio a causa di gravi vicende giudiziarie? Chi accetta consapevolmente certi appoggi non è una vittima inconsapevole degli eventi; è un attore politico che ha barattato il proprio avallo morale in cambio di una candidatura e di un pacchetto di voti. E l’ha fatto quando erano già note le gravi traversie giudiziarie dei suoi tre tutori : il già consigliere regionale Zannini, il già presidente della provincia Magliocca e Guida , già sindaco del comune di Arienzo, sciolto per infiltrazione camorristica. Chi, poi, si rende anche disponibile e accetta ogni manovra, pur di non farsi scalzare dalla poltrona , nega la stessa funzione primaria della politica: lo spirito di servizio. La bontà, in politica, non è un’etichetta di facciata: si misura con le compagnie che si scelgono, con i compromessi opachi che si rifiutano e con il coraggio e la coerenza di prendere atto dei propri fallimenti. Chi si fa scudo di un presunto candore personale dopo essersi fatto spianare la strada da chi ha dovuto abbandonare la vita pubblica sotto il peso della magistratura inquirente non sta dimostrando bontà, ma solo uno spregiudicato opportunismo politico che sta mandando a catafascio la città .
Comunque, il ruolo più rovinoso di questa nuova,triste e miseranda vicenda spetta all’ex assessore e vicesindaco Alfonso Oliva. Per ventiquattro mesi è vissuto in perfetta simbiosi istituzionale con la “brava persona” della stanza accanto. Poi, improvvisamente, scopre di essersi alleato con una persona inidonea a fare il sindaco e, per di più, ammette di essersi prestato a fare per lui “il lavoro sporco”. «Dov’ero in questi due anni?», sembra chiedersi Oliva . La risposta è molto semplice: alla stessa scrivania della “brava persona “ che ora rinnega e accusa con violente rasoiate. Perciò le sue dichiarazioni odierne risuonano come quelle di un turista capitato in Municipio per caso, meravigliato e sdegnato dalla confusione e dalla incompetenza degli addetti .
Intanto, mentre in aula consiliare ci si lancia frecciatine enigmatiche ed espressioni al veleno, fuori dal Palazzo la vita scorre tra bollette dell’acqua più salate, un servizio di raccolta rifiuti che definire “creativo” è un pietoso eufemismo, finanziamenti europei per progetti mancati o mal predisposti che volano via come foglie d’autunno, il commissariamento di alcuni servizi sociali per incapacità dell’amministrazione, l’assenza di servizi essenziali e una situazione di ordine pubblico che genera costante allarme.
In tutta questa situazione di forte criticità, il linguaggio politico locale si è trasformato in un codice cifrato. Un fiorire di “fatti gravissimi”, “situazioni da chiarire”, “rivelazioni imminenti”. Sembra la trama di un thriller di terz’ordine, dove tutti sanno tutto ma nessuno fa un nome o varca la soglia della Procura. Preferiscono affidarsi alle allusioni, al sussurrato, a quel dorato sottinteso che serve solo a regolare i conti interni prima che la nave affondi del tutto.
La domanda, allora, sorge spontanea e priva di qualunque malizia: perché la memoria e la “coscienza morale” tornano sempre e solo quando la poltrona scricchiola?
Fino a ieri le persone oggi criticate erano baluardi di capacità ed efficienza. Oggi diventano personificazioni dell’inadeguatezza. Cosa sia cambiato negli ultimi mesi non è dato saperlo con certezza, se non il fisiologico avvicinarsi del redde rationem e il disperato tentativo di rifarsi il look politico in vista della prossima corsa alle urne.
Gl aversani assistono a questo spettacolo surreale con la pazienza dei forti, ma con la consapevolezza di chi ha già capito la battuta finale. Non servono più gli show in differita, i video e i selfie di cerimonie ufficiali per assecondare risibili pulsioni di vanagloria, i comunicati dai toni drammatici o le minacce di rivelazioni a mezzo stampa. Se ci sono fatti rilevanti o profili di irregolarità o di illegalità, le strade sono ben tracciate e portano verso le autorità competenti; tutto il resto è solo rumore di fondo utile a coprire i disastri di una gestione drammaticamente fallimentare.
La commedia è finita, o almeno dovrebbe esserlo. Aversa non ha bisogno di “brave persone” di facciata, né di eroi dell’ultimo minuto o pentiti della ventiquattresima ora o di “grilli” poco o per niente “parlanti”, ma che saltano barricate per avere ottenuto l’incarico concesso : ha semplicemente bisogno di verità, di trasparenza e di amministratori capaci , competenti e dignitosi, che abbiano il coraggio di prendersi le proprie responsabilità senza nascondersi dietro vecchi patronati , finte ingenuità o la miserevole scusante del “tengo famiglia “.