C’è una vecchia canzone che racconta di una Marchesa rassicurata in coro dai suoi servitori anche quando il castello era ormai ridotto in cenere: Madame, tutto va bene! È difficile non pensarci leggendo l’ultimo comunicato del sindaco Franco Matacena . Mentre su Aversa pesa ancora il terremoto politico provocato dalle pesantissime accuse mosse dall’ex vicesindaco Alfonso Oliva, il sindaco sceglie il silenzio. Nessuna risposta nel merito, nessuna smentita puntuale, nessun chiarimento agli aversani. Si cambia semplicemente argomento. Così, al posto delle dovute e promesse spiegazioni, arriva il lungo elenco delle attività : lavori pubblici, raccolta rifiuti, verde pubblico, digitalizzazione, candidatura a Capitale della Cultura, sicurezza. Tutte iniziative elencate sistematicamente da tempo come una cantilena, ma che difficilmente possono diventare una cortina fumogena dietro cui nascondere una crisi politica senza precedenti e una città in ginocchio. Il messaggio è semplice: guardate altro, non fate domande sulla politica e non pensate alla città in rovina.Eppure le domande restano tutte sul tavolo.Se le accuse dell’ex vicesindaco sono infondate, perché non smentirle una per una? Se invece meritano una riflessione, perché far finta che nulla sia accaduto? Ancora più singolare è il richiamo alla “maggioranza coesa”. Un comunicato di solidarietà che appare più come uno strumentale esercizio di sopravvivenza politica che una spontanea manifestazione di convinzione. Quasi tutti hanno avuto l’impressione di assistere a una conta di fedeltà dettata dal timore di perdere la poltrona e non a una reale condivisione di un futuro prossimo. Perché quando una maggioranza sente il bisogno di proclamarsi unita, quasi sempre è proprio l’unità a essere il primo problema: meglio restare agganciati al carro che prepararsi al ritorno a casa. Ma c’è una questione ancora più grande, che il sindaco continua accuratamente a evitare, benché sia stato più volte sollecitato a chiarire. Qual è oggi l’identità politica dell’amministrazione? È un’amministrazione di centrodestra, di centrosinistra, civica, pseudo civica? Oppure continua a definirsi civica soltanto quando conviene e in attesa di imboccare nuovi sentieri? I cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere da chi sono governati. Non si può restare eternamente in una zona grigia dove ciascuno interpreta il proprio ruolo secondo convenienze personali. Il quadro diventa ancora più confuso se si osservano gli ultimi movimenti politici. L’assessore Sagliocco e la consigliera Turco, eletti nell’area di un centrodestra civico, hanno ormai scelto pubblicamente di collocarsi a sinistra: nel Pd. Mata-cene, da par suo, invece di chiarire definitivamente la propria posizione, continua a mantenere quella ambiguità tipica della sua caratterialità, disponibile a qualsiasi soluzione purché utile a se stesso .E sua sorella “inviata” quale simbolica accompagnatrice di Sagliocco e Turco all’iniziativa politica della sinistra svoltasi qualche settimana fa a Napoli è stata inevitabilmente letta da molti come un modo per mantenersi aperta ogni porta . Una strategia prudente o , come invece sostiene chi lo conosce bene, frutto di un opportunismo di cui il sindaco è uno dei più autorevoli cultori? Nel frattempo Aversa continua a fare i conti con problemi strutturali e contingenti che non si risolvono con i comunicati autocelebrativi. Perché amministrare significa certamente asfaltare una strada o riparare un tombino (vicino al quale si è fatto riprendere un sorridente Mata-cene guarnito di una imponente pancia a stento frenata da una camicia piangente) o firmare un contratto, ma significa soprattutto assumersi la responsabilità politica delle proprie scelte e rispondere alle domande dei cittadini, specie quando diventano scomode. Il lavoro amministrativo è un dovere, non un favore concesso agli aversani. Le opere pubbliche, la pulizia urbana, la sicurezza e la digitalizzazione rappresentano il minimo sindacale per chi governa una città. Ciò che oggi manca non è l’elenco delle cose fatte e delle cose promesse. Manca la trasparenza e la credibilità e manca sopratutto tutto quello che dovrebbe fare un’amministrazione efficiente ed efficace. E finché il sindaco continuerà a raccontare che va tutto bene mentre va tutto male, anzi malissimo, e finche’ evita accuratamente di affrontare il mistero della identità politica sua e dell’amministrazione e a dare i necessari chiarimenti sulla crisi politica in atto, la sensazione sarà sempre la stessa: tutto va bene, madama la Marchesa. Solo che, questa volta, il castello che crolla rischia di essere la vera credibilità di questa fallimentare amministrazione Matacena.