La pupilla destra cerca casa a sinistra? La pupilla, il salto della quaglia e il binocolo: quando una certa politica mette a fuoco solo il futuro personale
Nella politica locale c’è chi studia il bilancio partecipato e chi ha perfezionato un’altra disciplina: il bilancio delle proprie convenienze politiche.
Il caso del bilancio partecipato discusso in commissione Bilancio il 16 luglio scorso appartiene proprio a quella zona grigia in cui i concetti suonano bene sulla carta, ma rischiano di perdere consistenza quando incontrano la realtà.
La consigliera comunale Federica Turco, con la sicumera di chi si è convinta di padroneggiare ormai anche la materia dei bilanci e degli equilibri finanziari, difende il “suo” regolamento come strumento di autentica partecipazione democratica. Dall’altra parte, però, arriva la contestazione del tecnico Gilberto Privitera, che lo giudica un meccanismo incapace di garantire un reale protagonismo dei cittadini, fino ad arrivare alla definizione di strumento di “ipocrisia”. Secondo questa lettura, più che una grande piazza aperta alla cittadinanza, il bilancio partecipato rischierebbe di diventare una stanza con le porte verniciate di trasparenza ma ancora chiuse a chiave.
E mentre si discute di procedure, regolamenti e partecipazione attiva, la politica continua a proporre il suo spettacolo più collaudato: quello delle geometrie variabili. Circolano infatti insistenti e circostanziate voci su un probabile (certo?) ennesimo riposizionamento politico della Turco e del suo mentore politico, l’assessore Francesco Sagliocco, verso l’area del centrosinistra, attraverso il progetto civico legato a Vincenzo Iodice, già sindaco del Pd di S. Maria C.V. e candidato alla ultime elezioni regionali per il Movimento 5 Stelle. Saranno naturalmente gli interessati, se lo riterranno opportuno, a chiarire strategie e prospettive. Ma se queste voci dovessero trovare conferma, ci troveremmo ancora una volta davanti alla straordinaria capacità della politica -di una certa politica – di trasformare un cambio di collocazione in un esercizio di continuità personale.
Il salto della quaglia, del resto, sembra ormai una disciplina amministrativa con regole proprie: serve elasticità, buon equilibrio, una certa “deformabilità” e soprattutto una notevole capacità di atterrare sempre nella zona più conveniente. Qualità che non mancano ai protagonisti di questa possibile transumanza, che da tempo, in altri svariati acrobatici salti, hanno dimostrato di possederle. Tant’ che, a giudicare dalla frequenza con cui si trovano nell’orbita “giusta”, più che di trasformismo sembra una branca della fisica : la legge della gravitazione del potere regionale..
Altro che partecipazione dal basso: qui sembra andare in scena una partecipazione dall’alto, quella ai tavoli dove si costruiscono alleanze, equilibri, impieghi e future prospettive. A qualcuno/a che pretende di insegnare ai cittadini cosa significhi partecipare, bisogna quindi ricordare cosa significhi coerenza e che la democrazia si misura sì dalle regole che si scrivono, ma anche dalla credibilità di chi le propone.
Poi, viene spontanea una domanda rigorosamente retorica: il sindaco Franco Mata-cene, di cui Federica Turco è considerata la pupilla dell’occhio destro, è a conoscenza di questa assai probabile (certa?) evoluzione politica? E, soprattutto, intende appassionatamente accompagnarla anche in questo eventuale salto, aggiungendo alla pupilla dell’occhio destro anche la pupilla dell’occhio sinistro? Una vista politica da dieci decimi, ovviamente, con una sola prudenza: tenere sempre vicino un binocolo. Perché quando si guardano traguardi non tanto lontani, una buona messa a fuoco può diventare indispensabile.
Ma c’è un’altra questione che riguarda direttamente la maggioranza che amministra Aversa. Di fronte a questi assai probabili riposizionamenti, quale dovrebbe essere la reazione di una coalizione che, al netto delle etichette e dei continui travestimenti civici, nei fatti è per lo più riconducibile a un’area di centrodestra? Dovrebbe rivendicare con chiarezza la propria identità, chiedere coerenza ai propri rappresentanti o continuare nel mascheramento e limitarsi ad assistere all’ennesimo gioco di incastri politici? Possibile che tutti conservino un silenzio da caverna e di morte politica? Possibile che nessuno si preoccupi del lavoro che nella semi ombra stanno portando avanti il neoconsigliere regionale del Pd Marco Villano e il suo protettore, il tanto discusso deputato Stefano Graziano ?
Perché il vero interrogativo, a questo punto, riguarda proprio la natura dell’amministrazione che Aversa si trova davanti. È un’amministrazione con una precisa visione politica oppure un contenitore elastico capace di accogliere ogni provenienza purché garantisca la permanenza negli spazi del potere e la riscossione dell’indennità mensile?
La città non pretende troppo. Chiede soltanto una cosa semplice: sapere chi governa, con quali idee e verso quale direzione. Perché si può accettare una maggioranza ampia, civica, trasversale, bicolore o arcobaleno, ma ciò che diventa più difficile da comprendere è una maggioranza che cambia continuamente tonalità fino al punto in cui gli elettori rischiano di non distinguere più il colore originale, quello corrente o quello che potrebbe assumere.
Alla fine, il problema non è soltanto stabilire quanto sia partecipato un bilancio. È capire quanto sia trasparente e coerente il bilancio politico di chi amministra. Perché ai cittadini si può chiedere di votare progetti e priorità; alla politica, invece, si dovrebbe chiedere almeno di dichiarare il proprio indirizzo di viaggio. O no ?