Quando la satira fa più rumore delle spazzatrici
C’è una domanda che dovrebbe precedere ogni indignazione: perché una città come Aversa continua a offrire così tanto materiale alla denuncia, alla critica, all’ironia e alla satira?
Negli ultimi giorni il movimento “La Politica che serve” ha affisso manifesti e impiantato cartelloni stradali con la scritta di un inequivocabile “Vattene”, chiedendo le dimissioni del sindaco Francesco Matacena perché “ha fallito”.
Qualche giorno dopo il sito “Aversa Selvaggia”, anch’esso da tempo molto critico nei confronti del sindaco e degli assessori, ha proposto una lettura impietosa della città. Ha infatti pubblicato un finto cartellone di “Mezza Estate ad Aversa 2026”, trasformando in un calendario satirico le principali emergenze cittadine: ratti, blatte, tavolini abusivi, sacchetti selvaggi, marciapiedi dissestati, disordine, insicurezza, degrado urbano e amministrativo. Un’ironia pungente, sferzante, ma costruita e illustrata su problemi che gli aversani, purtroppo, conoscono fin troppo bene. L’ iniziativa dimostra che c’é un momento in cui la satira smette soltanto di essere una (benefica) provocazione e diventa il termometro di una città.
La risposta dei capigruppo della maggioranza e degli assessori comunali è arrivata con un comunicato che accusa l’opposizione di alimentare una “campagna permanente di polemica e delegittimazione”, invitandola ad abbandonare “le provocazioni e a confrontarsi sui contenuti”.
Ma è proprio qui che il ragionamento si inceppa.
In una democrazia l’opposizione, la stampa e i social network svolgono una funzione essenziale. Sono strumenti di controllo, di denuncia e di stimolo. Richiamare l’attenzione su ciò che realmente non funziona e lanciare allarmi su vere emergenze non è un abuso della democrazia: è uno dei suoi presupposti. E la satira, per definizione, specie quella tagliente, esaspera i toni per rendere più evidente una realtà. Può piacere o meno, può essere condivisa oppure no, ma quando colpisce nel segno significa quasi sempre che ha trovato terreno fertile nei fatti e ha messo il classico dito nella piaga.
Sostenere che la critica sia una provocazione significa svuotare il significato stesso del confronto democratico. Il rispetto delle istituzioni non coincide con il silenzio, né con l’assenza di conflitto. Al contrario, le istituzioni si rispettano anche esercitando il diritto – e talvolta il dovere di criticarne l’operato quando i risultati non arrivano e, per di più, quando una città soffre da tempo una crisi soffocante.
Del resto, le contestazioni non riguardano episodi inventati o ingigantiti o problemi marginali. Tornano, ostinatamente, sugli stessi temi da mesi, anzi, dopo la breve luna di miele dell’amministrazione, da molto più di un anno e mezzo: igiene urbana, manutenzione, viabilità, abusivismo, ordine e sicurezza, movida selvaggia, decoro, gestione amministrativa, perdite continue di finanziamenti. Se le critiche si ripetono, non è perché esiste una regia della polemica, ma perché continuano a ripresentarsi le stesse problematicità ed emergenze.
La domanda, allora, non dovrebbe essere perché l’opposizione utilizzi manifesti o satire, ma perché l’amministrazione continui a offrire materiale tanto abbondante e “succulente” a chi vuole contestarla.
Ogni forza politica e ogni mezzo di comunicazione sceglie gli strumenti che ritiene più efficaci per svolgere il proprio ruolo.
L’opposizione ha il compito di controllare, denunciare e incalzare chi governa. Può farlo in Consiglio comunale, certo, ma anche nelle piazze, con i manifesti, attraverso la stampa e sui social. Pretendere che la critica resti confinata nelle aule istituzionali significa ignorare, o fare finta di ignorare, come oggi si forma il dibattito pubblico.
Sorprende anche un altro passaggio del comunicato della maggioranza: l’elogio delle qualità personali del sindaco Matacena, definito uomo di indiscussa correttezza, di saldi principi morali e di etica istituzionale.
Nessuno, però, ha messo sotto accusa la persona Francesco Matacena. La critica riguarda Matacena- sindaco e la sua incapacità di amministrare. Sono, evidentemente, due piani completamente diversi. Le qualità morali, per quanto apprezzabili, non sostituiscono certamente l’efficacia amministrativa. In politica la forza delle argomentazioni, le competenze e la capacità di governare si misurano con i risultati, non con gli attestati di virtù o con comunicati stampa autoelogiativi.
Se poi si vuole davvero parlare delle caratteristiche personali del primo cittadino, forse – tanto per riprendere il tema dell’ironia – vale la pena di ricordare anche quella della sua morigeratezza, quasi ai limiti dell’indigenza, come suggerisce la sua ultima dichiarazione dei redditi diventata pubblica. Ma questo è argomento altrettanto estraneo al merito della discussione.
Infine, c’è un dettaglio che racconta più di tanti comunicati.
Questa mattina lo stesso sindaco Matacena, riconoscendo che “la città sta vivendo delle difficoltà e sono il primo a esserne consapevole” (ammissione di sapore gesuitico che non cancella o diluisce le sue responsabilità), ha annunciato con una certa enfasi “lo spazzamento, il lavaggio e la pulizia” di nove strade, oltre alla “sanificazione” di due isole interrate.
Una normale attività di ordinaria amministrazione viene presentata come una notizia da comunicare agli aversani con un certo compiacimento. È forse questo l’aspetto più significativo e deprimente dell’intera vicenda. Quando la pulizia di appena nove strade diventa una “buona novella” da pubblicizzare e da rivendicarne il merito, significa che il livello delle aspettative si è abbassato drammaticamente. Non è il segno di una città che funziona, ma di una città che deve abituarsi a considerare straordinario ciò che dovrebbe essere di una elementare ( e necessaria) normalità.
Ed è proprio questo il punto: la satira non crea il degrado, ma lo racconta. Le critiche non producono i problemi, ma li mettono in evidenza, li denunciano e, indirettamente, ne sollecitano anche la soluzione.
Se davvero si vuole spegnere l’ironia o la satira, non serve chiedere più silenzio: bisogna offrire meno ragioni per sorridere amaramente.
Se poi si vuole anche zittire l’opposizione, non occorre molto: è sufficiente che Aversa riconquisti una vivibilità accettabile. Certo, occorrono competenze, capacità, credibilità e risultati.
Ma, purtroppo, è proprio questo il vero problema della città.